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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Soleil Noir, la recensione: teatralità, eccessi e intrighi familiari

Soleil Noir, la recensione: teatralità, eccessi e intrighi familiari

La recensione di Soleil Noir, crime noir francese tra soap, misteri e un’irresistibile teatralità, disponibile su Netflix.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini10 Luglio 2025
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Soleil Noir
Soleil Noir. Fonte; Netflix
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La serie: Soleil Noir, 2025. Creata da: Hwang Dong‑hyuk. Cast: Lee Jung-jae, Lee Byung-hun, Wi Ha-joon, Im Si-wan, Kang Ha-neul, Park Gyu-young, Park Sung-hoon, Yang Dong-geun, Kang Ae-shim, Jo Yu-ri, Lee David, Roh Jae-won. Genere: Thriller, sopravvivenza. Durata: 1 ora circa/6 episodi. Dove l’abbiamo visto: su Netflix.

Trama: Alba, giovane madre con un passato difficile, si ritrova coinvolta in misteri e segreti di una potente famiglia francese dopo l’improvvisa morte del proprietario di una tenuta di rose…

A chi è consigliato? Consigliata agli amanti di crime melodrammatici, soap opera e storie familiari ricche di colpi di scena.


Soleil Noir si presenta come una scommessa audace di Netflix: una miniserie crime francese in sei episodi che mescola noir, melodramma e soap opera in un cocktail dal gusto incerto ma innegabilmente accattivante. Al centro di questa spirale di misteri, complotti familiari e rivelazioni sconcertanti troviamo Alba, giovane madre dal passato burrascoso che cerca redenzione, e Béatrice, glaciale matriarca dalle molteplici sfacettature. Sullo sfondo, una tenuta di rose nel Sud della Francia, una famiglia apparentemente perfetta ma in procinto di andare in pezzi, e una lunga scia di segreti che, pian piano, iniziano a tornare a galla…

Non c’è rosa senza spine

Ava Baya in una scena di Soleil Noir.
Ava Baya in una scena di Soleil Noir. Fonte: Netflix

Alba Massier (Ava Baya), venticinquenne segnata dalla tossicodipendenza e dall’aver commesso piccoli crimini, tenta di rimettere in sesto la propria vita insieme al figlio Leo (Math Harter), sottraendolo ai nonni per rifugiarsi a Grasse, dove ottiene un lavoro come raccoglitrice di rose presso l’azienda agricola della famiglia Arnault. Qui incontra il proprietario, Monsieur Arnault (Thibault de Montalembert), il quale si mostra stranamente agitato durante il loro colloquio. Poco dopo, l’uomo viene trovato da Alba in fin di vita, colpito da un’arma da fuoco. Spaventata e consapevole del proprio passato, Alba tenta la fuga, ma viene intercettata da Valentin (Simon Ehrlacher), un collega che la conduce in commissariato, dove un poliziotto fin troppo zelante la crede colpevole. A difenderla arriva Claire (Claire Romain), nipote del defunto.

Le cose si complicano ulteriormente quando il testamento di Arnault viene aperto: lascia ogni bene ai figli Mathieu (Guillaume Gouix), Lucille (Louise Coldefy) e… ad Alba, sua figlia illegittima, un vero fulmine a ciel sereno per Béatrice (Isabelle Adjani), vedova del defunto. Determinata a scoprire la verità, la nostra protagonista si addentra nei segreti più oscuri della famiglia Arnault, facendo emergere storie di rapimenti, vendette, tentativi di corruzione e una rete di bugie sempre più fitta.

Una narrazione tra luci e ombre

Una scena di Soleil Noir.
Una scena di Soleil Noir. Fonte: Netflix

Uno degli aspetti più evidenti di Soleil Noir è la sua frenetica corsa contro il tempo: ogni episodio, infatti, è fin troppo saturo di eventi e la narrazione procede a un ritmo talmente frenetico che lo spettatore potrebbe far fatica a processare ciò che è appena accaduto. Una scelta che può risultare elettrizzante, soprattutto per chi ama le emozioni forti e l’effetto sorpresa, ma rischia anche di trasformarsi in un limite. La sceneggiatura tende infatti ad abbandonare molte delle piste narrative che apre, senza curarsi troppo di offrire coerenza o chiusure soddisfacenti. In particolare alcune sottotrame sembrano inseriti solo per aggiungere ulteriore suspense al racconto, salvo poi svanire nel nulla. La tensione promessa dallo show si dissolve così in una serie di eventi più grotteschi che inquietanti, rendendo la visione caotica ma mai veramente intensa.

Isabelle Adjani e l’eredità delle dark ladies

Isabelle Adjani in una scena di Soleil Noir.
Isabelle Adjani in una scena di Soleil Noir. Fonte: Netflix

Il cuore pulsante della serie è senza dubbio Béatrice, interpretata da un’iconica Isabelle Adjani. La sua presenza sulla scena è a dir poco magnetica: ogni sguardo, ogni parola, ogni movimento è pensato per dominare, anche a costo di sacrificare la verosimiglianza. Béatrice non è solo madre ferita e moglie tradita, ma una vera e propria dark lady d’altri tempi, con tanto di monologo teatrale durante il funerale del marito, in cui rovescia su di lui ogni accusa possibile e immaginabile. Il personaggio è sicuramente eccessivo e artificioso, ma proprio per questo irresistibile. Adjani si prende tutta la libertà che il ruolo le concede, lasciando il resto del cast – comunque valido – un passo indietro. Questa scelta rafforza il tono da soap opera della serie, in cui i cattivi sono dichiarati, i buoni sono martiri e ogni battuta è un’arma.

Un intrattenimento trash ma coinvolgente

Una scena di Soleil Noir.
Una scena di Soleil Noir. Fonte: Netflix

Nel tentativo di fondere crime, soap e satira sociale, Soleil Noir non trova mai un equilibrio perfetto. Eppure, questa sua identità incerta è anche ciò che la rende affascinante. È una serie che si guarda con un occhio sullo schermo e uno sul telefono, ma che, nonostante tutto, riesce a intrattenere lo spettatore grazie alla sua teatralità, ai suoi eccessi visivi e narrativi e a una scrittura che, pur zoppicando spesso, non si prende mai troppo sul serio. Le tinte forti, l’umorismo (spesso involontario), i cliché esasperati e le scene al limite dell’assurdo la rendono un prodotto ibrido, che può deludere chi cerca coerenza narrativa o tensione vera, ma che intrattiene senza troppe pretese.

La recensione in breve

6.5 Teatrale

Under a Dark Sun è una scommessa audace che mescola crime, soap opera e melodramma, regalando un’esperienza a tratti caotica ma indubbiamente accattivante. La serie corre frenetica tra misteri e rivelazioni, senza però sempre chiudere i cerchi narrativi aperti.
Isabelle Adjani domina la scena con un’interpretazione da dark lady dal fascino irresistibile e volutamente sopra le righe. Non manca il gusto per l’eccesso e per situazioni grottesche, che fanno oscillare la serie tra il serio e l’involontariamente comico.

Pro
  1. Isabelle Adjani irresistibile e magnetica nel ruolo di Béatrice
  2. Teatralità ed eccessi che rendono unica la serie
Contro
  1. Narrazione dispersiva con troppe sottotrame lasciate incompiute
  2. Alcuni momenti risultano grotteschi e perdono intensità drammatica
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
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