L’attore e produttore Claudio Vecchio è morto nei giorni scorsi nella sua abitazione a Roma. Vecchio aveva 64 anni ed è stato trovato privo di vita in seguito alle segnalazioni dei suoi amici, che non riuscivano a mettersi in contatto con lui da giorni e si erano preoccupati. Vecchio è ricordato per aver interpretato il ruolo di Giulio Moneta, un latitante vicino di casa di Jep Gambardella nel film La grande bellezza di Paolo Sorrentino.
Con un post su Facebook, la produttrice Laurentina Guidotti ha spiegato che Vecchio non rispondeva al telefono da giorni. Nello screenshot delle chiamate senza risposta mostrato da Guidotti, l’ultima chiamata risale a lunedì scorso, ma ne erano state fatte altre fino al 21 luglio, segno che Vecchio probabilmente è deceduto il mese scorso.
“Da qualche giorno il nostro carissimo Claudio Vecchio non rispondeva al telefono. Purtroppo è stato ritrovato oggi nel suo letto esanime. Se ne va un grande professionista che credeva nel cinema e gli ha dedicato tutta la sua vita. Lo amava e lo conosceva profondamente. Era un amico prima di tutto: intelligente, ironico, burberamente dolce, instancabile, con una qualità rara nel nostro mondo: la moralità. Non posso pensare alla nostra vita, professionale e non, senza di lui. Pubblico questo post con le tracce delle ultime chiamate. Grazie a lui abbiamo prodotto con successo e passione molti film. Riposa in pace.”
Il giornalista Michele Anselmi, sui social, ricorda la carriera di Vecchio, che era originario di Caserta.
“Era un ex avvocato, poi organizzatore sui set, produttore in proprio con il notevole Volevo solo dormirle addosso di Eugenio Cappuccio, attore in La grande bellezza di Paolo Sorrentino nel ruolo del misterioso latitante, infine collaboratore di Guidotti e Conchita Airoldi, Claudio è stato un interessante uomo di cinema.
Arguto, buffo, ironico, sornione, burbero a tratti, dotato di senso critico e buon gusto estetico, anche di una discreta bellezza maschile (alto, dinoccolato, con i suoi bei capelli folti e ormai bianchi). Veniva da Caserta e si trovò bene a Roma, per frequentare il Centro sperimentale di cinematografia. Collaborò con Pappi Corsicato, Mario Martone, Stefano Incerti, si stressò parecchio lavorando a Il trittico di Antonello di Francesco Crescimone e poi trovò in Lamerica di Gianni Amelio il suo film del cuore, che lo cambiò molto, anche professionalmente”
Anselmi ha poi ricordato Claudio Vecchio con una nota di colore:
“Per un certo periodo Claudio ha vissuto dalle mie parti, nei dintorni di piazza Vittorio Emanuele: era piacevole incontrarlo al supermercato all’angolo con viale Manzoni, chiacchierare di cinema, spigole, pastasciutta e sughi pronti, nel suo sguardo trovavo sempre un lampo di intelligenza misto a sfottò, un vago senso di sprezzatura: come se una sorta di irresolutezza esistenziale, di saggia malinconia, lambisse la sua vita, professionalmente non sempre facile, tra alti e bassi, come capita a tanti nell’ambiente del cinema italiano”
Tra i commenti del post, Anselmi ha condiviso una riflessione amara sulla fine di Claudio Vecchio
“Morire in casa, da soli, a 64 anni, forse dopo aver partecipato a una festa sabato sera, per giorni cercato dagli amici sempre più preoccupati a causa del silenzio telefonico. La morte di Claudio Vecchio innesca pensieri tristissimi: sul senso dell’esistenza, sul vivere da single, sulla mancanza di figli, sulla distrazione altrui. Può succedere a molti di noi: ormai avanti con l’età, spesso senza una persona o un amore accanto, eterni giovani incanutiti e stanchi”
