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Home » Film » Recensioni film » Steve, la recensione: Cillian Murphy e il lato oscuro dell’educazione

Steve, la recensione: Cillian Murphy e il lato oscuro dell’educazione

La recensione di Steve, film drammatico ambientato in una scuola di recupero negli anni ’90 con protagonista Cillian Murphy.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini3 Ottobre 2025
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Una scena di Steve. Fonte: Netflix.
Una scena di Steve. Fonte: Netflix.
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La serie: Steve, 2025. Diretto da: Tim Mielants. Cast: Cillian Murphy, Emily Watson, Tracey Ullman, Roger Allam. Genere: Drammatico. Durata: 93 minuti circa. Dove l’abbiamo visto: su Netflix.

Trama: In una scuola di recupero inglese degli anni ’90, il preside Steve (Cillian Murphy) cerca di mantenere l’ordine tra ragazzi difficili, affiancato da un piccolo gruppo di insegnanti e terapeuti. La giornata che viviamo con loro rivela conflitti, segreti e fragilità che minano la sopravvivenza dell’istituto e dei suoi stessi protagonisti.

A chi è consigliato? Un film per chi ama i drammi realistici, intensi e privi di retorica.


Con Steve Cillian Murphy torna a lavorare con il regista Tim Mielants, dopo il successo di Piccole cose come queste. Il risultato è un’opera intensa e complessa, che affronta i limiti del sistema educativo e le ferite personali di chi cerca di sostenerlo dall’interno. Ambientato nella metà degli anni Novanta, il film racconta un giorno nella vita di una scuola di recupero inglese, dove insegnanti e terapeuti cercano di gestire un gruppo di ragazzi difficili. Accanto a Murphy troviamo Emily Watson, Tracey Ullman, Little Simz e Jay Lycurgo, giovane attore che con il ruolo di Shy firma un’interpretazione davvero sorprendente.

Un giorno a Stanton Wood

Una scena di Steve.
Una scena di Steve. Fonte: Netflix.

Steve (Cillian Murphy) è il preside di Stanton Wood, una scuola destinata a ragazzi con gravi problemi comportamentali, l’ultima possibilità prima dell’abbandono definitivo. Insieme alla terapeuta Jenny (Emily Watson), all’insegnante Amanda (Tracey Ullman) e a una giovane nuova arrivata (Little Simz), cerca quotidianamente di mantenere una parvenza di ordine in un contesto invece dominato da risse, linguaggio aggressivo e continue esplosioni di rabbia. Tra gli studenti si distingue Shy (Jay Lycurgo), un ragazzo intelligente e sensibile che, dietro l’apparente autocontrollo, nasconde un dolore profondo legato al rifiuto della madre. Ma, proprio mentre una troupe televisiva entra a scuola per realizzare un servizio e un deputato locale (Roger Allam) fa visita per motivi politici, Steve riceve la notizia che l’istituto verrà chiuso e venduto…

Cillian Murphy è l’anti-eroe educativo

Una scena di Steve.
Una scena di Steve. Fonte: Netflix.

Il cinema ha spesso celebrato insegnanti capaci di trasformare vite grazie al loro carisma. Steve sceglie invece di mostrare un uomo logorato, che non ha soluzioni pronte ma combatte ogni giorno con le proprie contraddizioni. Murphy costruisce un personaggio credibile e complesso: un preside che dà tutto se stesso ai ragazzi, ma che non riesce a controllare i propri demoni interiori. Lontano dalle figure idealizzate del genere, Steve è fragile, a tratti distruttivo, e proprio per questo risulta autentico. È un ritratto che mette in discussione il mito del “professore salvatore” e lo sostituisce con un’immagine più umana e dolorosa.

Il caos come linguaggio narrativo

Una scena di Steve.
Una scena di Steve. Fonte: Netflix.

La regia di Tim Mielants riesce a restituire l’energia disordinata della scuola, fatta di scontri verbali e fisici, ma anche di momenti improvvisi di solidarietà. L’ingresso della troupe televisiva introduce un ulteriore livello narrativo: la macchina da presa alterna l’occhio del documentario a scene più intime, creando un continuo gioco di prospettive. Questa scelta amplifica la tensione e conferisce realismo, trasformando la violenza, l’umorismo nero e i silenzi in parti integranti del racconto. Non c’è spazio per sentimentalismi: la vita dei ragazzi e degli insegnanti è mostrata nella sua durezza, senza filtri ma anche senza compiacimento.

Un’opera che riflette fragilità e resistenza

Una scena di Steve.
Una scena di Steve. Fonte: Netflix.

Steve è un film che non cerca facili risposte, ma osserva con attenzione un mondo fatto di rabbia, rifiuto e tentativi disperati di riscatto. La forza della storia non risiede in un singolo evento, ma nel modo in cui riesce a far emergere il peso delle scelte quotidiane, la difficoltà di gestire l’autorità e il bisogno di essere riconosciuti. Attraverso lo sguardo di Steve e dei ragazzi, il film mette a nudo la sottile linea che separa chi educa da chi dovrebbe essere educato, suggerendo che le stesse fragilità possono appartenere a entrambi. Ne risulta un racconto duro ma necessario, che rimane impresso per autenticità e intensità emotiva.

La recensione in breve

8.0 Ruvido

Steve è un’opera che ribalta i codici del classico “insegnante ispiratore” e restituisce una realtà più dura e scomoda. Cillian Murphy offre una performance complessa, che alterna autorità e vulnerabilità, rendendo credibile un uomo logorato dal peso del proprio ruolo. La regia di Tim Mielants cattura il caos della vita scolastica con un linguaggio che mescola realismo documentaristico e momenti di intima osservazione. I ragazzi sono rappresentati con energia brutale, senza mai cadere nello stereotipo, e la tensione rimane costante dall’inizio alla fine. Non ci sono facili soluzioni né colpi di scena consolatori: il film sceglie piuttosto di mostrare la fatica del vivere quotidiano. Ne emerge un ritratto autentico e disturbante, che resta impresso proprio per la sua verità.

Pro
  1. Cillian Murphy in una delle sue prove più intense
  2. Racconto realistico, lontano da stereotipi e sentimentalismi
  3. Giovane cast credibile e sorprendente, soprattutto Jay Lycurgo
Contro
  1. Atmosfera costantemente cupa che può risultare opprimente
  • Voto CinemaSerieTV 8.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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