L’uragano Melissa è un ciclone tropicale di eccezionale potenza che ha colpito i Caraibi in questi giorni di fine di ottobre, diventando uno degli uragani più forti mai osservati nel bacino atlantico in questo secolo. Nato da un’onda tropicale formatasi a metà ottobre sull’Atlantico, il sistema ha attraversato le acque eccezionalmente calde del Mar dei Caraibi, trovando condizioni ideali per una rapida intensificazione. Nel video che potete vedere qui sopra – opure su Youtube – potete osservarne l’avanzamento in tempo reale presso il porto di Kingston, in Giamaica.
Nel giro di pochi giorni, la tempesta si è trasformata da una semplice depressione tropicale in un uragano di categoria 5, con venti che hanno raggiunto i 295 chilometri orari e una pressione centrale di circa 892 millibar, valori che la collocano tra i cicloni più intensi mai registrati nella regione,
Il movimento estremamente lento del sistema turbolento, appena 6 o 7 chilometri all’ora in alcuni momenti, ha reso la situazione ancora più critica: la Jamaica, in particolare, si sta trovando da ore sotto l’impatto diretto del nucleo dell’uragano, esposta a venti devastanti, piogge torrenziali e mareggiate di oltre tre metri. Le autorità locali hanno dichiarato l’emergenza nazionale, predisposto evacuazioni obbligatorie nelle aree costiere e aperto centinaia di rifugi; più di un milione di persone risultano direttamente coinvolte dalle misure di sicurezza.
Il National Hurricane Center e l’Organizzazione Meteorologica Mondiale hanno definito Melissa “potenzialmente catastrofico”, paragonandolo agli eventi più distruttivi della storia recente della Jamaica. Le previsioni indicano piogge cumulate fino a 1000 millimetri in alcune aree montuose, con rischio estremo di frane e inondazioni. Dopo aver attraversato la Jamaica, il ciclone dovrebbe dirigersi verso Cuba orientale e successivamente verso le Bahamas, mantenendo parte della sua struttura anche dopo l’impatto con la terraferma.
Gli esperti attribuiscono la rapidità di intensificazione di Melissa alle temperature anomale della superficie del mare nei Caraibi, che hanno superato di oltre un grado la media stagionale, e al basso wind shear, cioè la differenza di velocità dei venti in quota. Secondo numerosi climatologi, questi fattori riflettono gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico sulla formazione e sull’evoluzione dei cicloni tropicali. Le acque più calde, infatti, forniscono un’enorme quantità di energia che può far salire la potenza di una tempesta in modo quasi esplosivo.