Il maestro Peppe Vessicchio è morto a causa di una polmonite interstiziale che è “precipitata rapidamente” come ha confermato lo staff dell’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma. Il direttore d’orchestra, uno dei volti più amati del Festival di Sanremo, ha avuto delle complicazioni severe, spiega la direzione dell’ospedale. Due anni fa Vessicchio aveva spiegato di avere i polmoni compromessi per essere stato esposto all’amianto, da bambino.
Tuttavia, sebbene avesse parlato della sua condizione ai polmoni, non risulta che il maestro stesse affrontando particolari problemi di salute, nell’ultimo periodo, tant’è che era atteso per un firmacopie a Lucca Comics and Games 2025, il 1 novembre, ma aveva dato forfait, “per motivi personali”. E l’anno prossimo avrebbe dovuto partecipare al tour di Ron nei teatri, quindi aveva anche dei progetti.
Due anni fa però, a Verissimo, aveva spiegato a Silvia Toffanin che i suoi polmoni erano “compromessi” a causa dell’esposizione all’amianto. Come scrive Ultime Notizie Flash infatti, Vessicchio aveva raccontato di essere nato a Bagnoli, “al Rione Cavalleggeri, tra la borghesia di Fuorigrotta e la zona operaia di Bagnoli dove prosperava l’Eternit. Mio padre lavorava lì come impiegato. Io costruivo i miei giocattoli con l’amianto”

Il padre di Vessicchio era morto proprio a causa di un tumore dovuto all’esposizione all’amianto e anche lui, come ha raccontato fu esposto a questo materiale che se inalato, causa gravi patologie polmonari, come l’asbestosi, ma anche tumori come il mesotelioma. La stessa malattia che colpì il giornalista Franco Di Mare, che fu esposto all’amianto nelle zone di guerra.
Vessicchio disse a Verissimo:
“Ho perso tanti amici perché il luogo dove sono nato e cresciuto era pieno di ragazzi e molti di loro non ci sono più proprio a causa del mesotelioma della pleura che è un tumore legato proprio all’amianto.”
Aveva raccontato che all’epoca nessuno sapeva che l’amianto fosse tossico, almeno tra gli operai e i loro familiari. Tuttavia, ha anche raccontato che agli operai veniva dato del latte, a fine turno, perché si pensava che potesse “disintossicare” l’organismo da ciò che inalavano. Loro non lo consumavano sul posto, ma lo portavano ai figli. Questo fa intuire che probabilmente chi guidava le fabbriche era a conoscenza che l’amianto avrebbe potuto avere un impatto sulla salute degli operai.
“I miei polmoni sono compromessi ovviamente, non sono i polmoni di una persona che sta in equilibrio ma penso che la musica ci dà un grosso aiuto anche a sostenere tutto questo. La nostra è una famiglia che ama la musica e quindi credo che lo stesso destino valga per mia sorella e mio fratello.”
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