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Home » Serie TV » News serie TV » 17 anni sulle tracce del Mostro di Firenze: il consulente della serie Netflix ci porta dentro il caso più oscuro d’Italia (Esclusivo)

17 anni sulle tracce del Mostro di Firenze: il consulente della serie Netflix ci porta dentro il caso più oscuro d’Italia (Esclusivo)

Da 17 anni Francesco Cappelletti studia il caso del Mostro di Firenze. Consulente storico della serie Netflix Il Mostro, ci racconta come ha ricostruito i fatti, tra verità, ipotesi e retroscena dal set.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco12 Novembre 2025Aggiornato:12 Novembre 2025
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Il Mostro
Il Mostro (Netflix)
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Per diciassette anni Francesco Cappelletti ha scavato tra sentenze, atti giudiziari e libri sul Mostro di Firenze bruciando tre scanner e cercando di ricostruire i fatti dietro una delle vicende più inquietanti della storia criminale italiana. Di recente è stato consulente storico della serie Netflix Il Mostro – “un’esperienza incredibile” – e ci ha raccontato come si è addentrato in un mistero che ha terrorizzato un’intera città e come è stato lavorare sul set per trasformare gli atti giudiziari in una storia che tiene col fiato sospeso. Con lui abbiamo parlato di alcuni dei personaggi di questa storia, da Natalino Mele a Vanni e Lotti, abbiamo anche provato a smontare alcune ipotesi infondate che si sono diffuse negli anni e gli abbiamo anche chiesto consigli sui libri e podcast per approfondire la vicenda.

Ho letto che segue attivamente la vicenda del Mostro di Firenze da 17 anni e che ha iniziato leggendo i libri di Mario Spezi, Carlo Lucarelli e dell’avvocato Nino Filastò. Qual è il dettaglio di questa storia che l’ha spinta a volerne sapere di più?

“Ogni volta che terminavo uno dei testi che avevano ad oggetto la vicenda del “mostro” avevo come la sensazione che ci fossero dei buchi di sceneggiatura, come se alcuni personaggi non fossero del tutto coerenti e credibili. Ho deciso di procurarmi le sentenze ed ho scritto a tutti gli avvocati che se ne erano occupati, dopo che il presidente della Corte di Assise respinse la mia richiesta di consultazione. Ho conosciuto quindi l’avvocato Vieri Adriani (legale dei parenti dei due ragazzi francesi uccisi a Scopeti nel settembre 1985) che mi ha concesso di leggerle ma anche Nino Filastò, l’avvocato di Mario Vanni. Ne sono diventato amico e da allora ho condiviso con loro dubbi, perplessità, attività volte a chiarire taluni aspetti.
Negli anni ho cercato di fare ordine tra le migliaia di carte, ho digitalizzato non so quante pagine in un archivio che contiene verbali, sentenze, perizie, consulenze, libri, articoli di quotidiani/riviste… Ho bruciato tre scanner…
Ho predisposto un testo con tutto ciò che sono riuscito a raccogliere fino ad oggi, spero di riuscire a pubblicarlo al più presto.“

Una scena de Il Mostro, su Netflix
Una scena de Il Mostro (Netflix)

Cosa ricorda del periodo in cui Firenze era terrorizzata dai delitti del Mostro?

“Ero un bimbo ma ricordo perfettamente se ne parlava un po’ ovunque. Andavo in edicola a compare le figurine e parlavano del mostro. Andavo al negozio di alimentari per la merenda e c’era chi raccontava di aver conosciuto una delle vittime. Venivano degli amici a casa a trovare i miei genitori e assistevo a confronti accesissimi sulle indagini e sui presunti mostri. Ci sono un po’ cresciuto con questa presenza invadente.”

Come ha collaborato alla serie Il Mostro, diretta da Sollima? Ha lavorato su scene specifiche o su dettagli della storia e dei personaggi?

“Stefano Sollima e Leonardo Fasoli (gli autori della serie) mi hanno chiesto di leggere i trattamenti e poi le sceneggiature per segnalare eventuali problemi di cronologia o circostanze descritte in libri o quotidiani ma non riportate negli atti.
Una volta sul set, con il regista, Stefano Sollima, abbiamo cercato di ricostruire la scena del crimine e la dinamica omicidiaria nel modo più fedele possibile in base a quanto riportato da perizie medico legali e balistiche. Abbiamo dovuto fare anche delle scelte perché negli atti capita vengano riportate circostanze che si contraddicono tra loro. È stata un’esperienza incredibile di cui sarò grato a vita a Stefano, alla Produzione e a tutti coloro che mi hanno permesso di viverla”

Qual è, secondo lei, l’aspetto più riuscito della serie?

“Francamente non saprei. Mi piace il taglio, l’attenzione e la cautela nel mostrare senza far vedere, la fotografia, le scenografie, la cura nei dettagli, alcune efficacissime inquadrature… Ci sono emotivamente legato e non riesco ancora a fornirne un giudizio obiettivo”

Barbara Locci (Francesca Olia) ne Il Mostro
Barbara Locci (Francesca Olia) ne Il Mostro (Netflix)

Le critiche più frequenti rivolte alla serie sostengono che sia troppo allineata con una presunta direttiva woke di Netflix, e che i delitti del Mostro non avessero una connotazione misogina. Anche la rappresentazione della sessualità di Mele e Vinci è stata considerata da alcuni una forzatura. Cosa ne pensa?

“Ci siamo attenuti gli atti. Quanto viene mostrato è documentato dalle testimonianze di chi ha conosciuto, frequentato, interagito con i protagonisti della vicenda. La realtà supera quasi sempre la fantasia.”

Che idea si è fatto della testimonianza di Natalino Mele, nel corso degli anni?

“Negli anni delle indagini non era prevista una tutela per i bambini che avevano assistito ad un omicidio. Natale ha probabilmente ricevuto condizionamenti che hanno irrimediabilmente inquinato i suoi ricordi. Oggi come allora è complicato capire cosa sia genuino e cosa indotto.”

Il Mostro, l'attore che interpreta Natalino Mele
Il giovane attore che interpreta Natalino Mele nella serie Il Mostro

Leggo che in passato lei ha sostenuto la pista sarda, così come altre ipotesi di colpevolezza, per poi lasciarle. Quali sono, secondo lei, gli aspetti più deboli di questa traccia?

“Nel corso degli anni, via via che approfondivo questa vicenda ho passato in rassegna tutte le ipotesi investigative. Al termine di ogni libro adottavo il punto di vista dell’autore. Solo con la lettura degli atti ho preso le distanze da ogni tesi e sono diventato agnostico. La pista sarda è stata chiusa nel dicembre del 1989 dal giudice Mario Rotella. Nella sua sentenza/ordinanza elenca in dettaglio le indagini e gli indizi su Francesco Vinci, Piero Mucciarini, Giovanni Mele, Salvatore Vinci. Per nessuno di loro gli indizi avevano quella concretezza che serve per diventare prova.”

Una delle scene più agghiaccianti è quella ambientata nella Taverna del Diavolo: un nome suggestivo e un locale altrettanto suggestivo, con diavoli dipinti sulle pareti. Dalle testimonianze sui social sembra avesse una doppia faccia – locale per famiglie di giorno, ritrovo di guardoni di notte. Lei ci è mai stato?

“No, non l’ho mai frequentato. Ho molti amici che andavano a mangiarci la pizza e mi hanno riferito che era un locale dove si mangiava bene e non faceva pensare fosse frequentato da strani personaggi né di giorno, né di notte.”

Iolanda Libbra (Lisa Galantini) ne Il Mostro
Iolanda Libbra (Lisa Galantini) ne Il Mostro – Netflix

È possibile che, in zone così frequentate da guardoni, nessuno abbia mai visto o sentito nulla?

“Ne dubito. Purtroppo nel 1981, con Enzo Spalletti, ebbe inizio una sorta di caccia alle streghe e penso che chi possa aver visto, temendo d’essere coinvolto, abbia preferito tacere.
La piazzola degli Scopeti negli anni ’80 era frequentatissima. È Impossibile che alcuno si sia accorto di quanto accaduto già nei giorni di sabato e domenica.”

Lei ha detto di definirsi “agnostico” sul colpevole dei delitti: non se la sente di indicare un possibile responsabile, giustamente. Ma chi escluderebbe, invece, tra coloro che sono stati indicati come possibili “mostri”?

“Non ho dubbi su Mario Vanni e Giancarlo Lotti. Non c’è un solo elemento che li ponga sulle scene degli omicidi, solo le farneticanti dichiarazioni del chiamante in correità riscontrate da una prostituta con problemi di alcolismo ed un soggetto con una invalidità riconosciuta del 100%. Anche tutta l’indagine sul farmacista di San Casciano è a dir poco paradossale. Il giudice ha fatto ordine ed assolto Francesco Calamandrei. La Procura non ha neppure proposto Appello.”

Qual è, a suo avviso, il duplice delitto più interessante dal punto di vista investigativo? Quello che racconta più cose rispetto agli altri?

“Probabilmente quello avvenuto a Scopeti nel settembre 1985. Un piano, concordato all’esito di una riunione tenutasi in Procura il 17 aprile 1985 per l’eventualità che l’assassino delle coppie tornasse a colpire, prevedeva che l’area fosse transennata in modo da preservarla da possibili inquinamenti e la zona circostante chiusa al traffico. E così ci si adoperò. In verità il risultato ottenuto fu assai diverso da quello sperato ma rimane comunque una delle scene del crimine meno inquinate”

Nella “mitologia” dei delitti del Mostro, quali sono gli elementi che vengono tramandati negli anni come certezze ma non corrispondono alla realtà? C’è qualcosa che tiene a smentire?
Per esempio, ho letto che i tagli delle escissioni non erano così “chirurgici” come spesso si racconta.

“Sì, le escissioni non sono affatto chirurgiche e mutano in base a condizioni variabili come la luminosità, la posizione del cadavere, il tempo a disposizione”

“Leggo spesso di un’intervista in cui la moglie di un noto magistrato accuserebbe il marito d’essere il mostro. Si tratta di una delle tante sciocchezze messe in giro dai soliti noti. Prova ne è che chi ha propalato questa fesseria chiese a me di procurare la rivista su cui era pubblicata l’intervista. Dispongo ancora della mail.”

“In alcuni testi si dice che Susanna Cambi, che perse la vita assieme al fidanzato Stefano Baldi, nel duplice omicidio dell’ottobre 1981, avrebbe conosciuto se non addirittura frequentato Elisabetta Ciabani, una giovane fiorentina che nell’agosto del 1982 fu trovata cadavere in un residence vicino Ragusa. Si tratta di una circostanza mai riscontrata. La sorella di Elisabetta ha escluso si conoscessero. Ha aggiunto che nessuno dei suoi familiari partecipò al funerale di Susanna Cambi benchè si tenne presso la parrocchia vicino casa.”

Lei conserva un archivio impressionante sul caso. Su Facebook ha mostrato la foto di più di tredici scatoloni appartenuti all’avvocato Filastò e oggi in suo possesso. Le è mai capitato di restare interdetto davanti a un documento in particolare?

“Gli scatoloni erano almeno il doppio… Interdetto non direi. Avevo già letto presso lo studio Filastò buona parte degli atti presenti in archivio. Capita, ogni tanto, mi rilegga i suoi appunti. Ci sono una trentina di bloc-notes che sono una raccolta incredibile di aneddoti, notizie, spunti sulle circostanze più varie.”

Ha avuto modo, in questi anni, di confrontarsi direttamente con le famiglie delle vittime?

“Non mi permetterei mai di disturbarli. Non so come abbiano potuto affrontare una tragedia simile. Ho avuto il piacere di incontrare alcuni amici delle vittime ed Anne la figlia di Nadine Mauriot. Il suo ricordo è però un’emozione che tengo per me.”

La serie ha incuriosito il pubblico che conosce poco la storia. Ma in realtà, anche chi l’ha seguita per anni non può dire di conoscerla davvero fino in fondo. Se qualcuno volesse approfondire seriamente, da dove potrebbe partire? Tra libri, podcast, documentari…

“Faccio fatica a consigliare dei testi anziché altri. Molti degli autori sono miei amici. Il podcast di Edoardo Orlandi è scrupoloso e super partes ed è il tipo di narrazione che prediligo.
Recentemente è stato ristampato il libro di Nino Filastò Storia delle merende infami, neanche lo considero un libro sul mostro, è un testo che chiunque dovrebbe leggere.
Non posso non citare il recente libro di Pino Rinaldi Il mostro di Firenze che racconta le indagini relative alla pista sarda ed il libro di Alvaro Fiorucci 48 Small che ben inquadra la figura di Francesco Narducci.
Non mi piace in genere chi si finge super partes ma poi racconta solo ciò che corrobora la propria teoria, meglio allora un libro partigiano come quello di Antonio Segnini che è manifestatamente di parte ma di cui non rimane che apprezzare il garbo e l’impegno profuso.”

La serie si chiude con un accenno a Pacciani. Un’ipotetica seconda stagione incentrata su di lui, attenendosi ai fatti storici, quanto potrebbe essere diversa da ciò che il pubblico si aspetta, considerando che Pacciani è ormai diventato quasi un personaggio pop?

“Il progetto a cui mi è stato chiesto di collaborare non prevedeva ulteriori stagioni ma di raccontare la prima indagine sul mostro: quella meno nota, quella meno raccontata. Mi piacerebbe raccontare il resto della storia ma non dipende da me. Qualunque versione dei fatti venga proposta, anche la più fedele agli atti ufficiali, finirebbe per scontentare qualcuno.”

Tra chi chiede a gran voce una serie su Pacciani e chi vuole esplorare i presunti legami tra Zodiac e il Mostro, lei invece a cosa darebbe davvero spazio in una nuova serie su questa vicenda?

“Mi piacerebbe raccontare i fatti. Tutte le indagini e tutte le persone coinvolte, esattamente come abbiamo fatto con i 4 episodi della serie Netflix.”

Le capita mai di sognare il Mostro – o i Mostri – o di scoprire finalmente la verità?

“Qualche anno fa, ho sognato per diverse notti di trovarmi ad assistere al duplice omicidio di Scopeti. L’aggressore dopo aver ucciso i due ragazzi veniva verso di me come se volesse dirmi qualcosa. Ogni volta mi svegliavo prima che aprisse bocca.”

 

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