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Home » Personaggi » Antonia Dell’Atte: “Mi picchiò incinta, ma la stampa mi chiamava pazza”. Dopo 34 anni Mediaset licenzia il suo ex

Antonia Dell’Atte: “Mi picchiò incinta, ma la stampa mi chiamava pazza”. Dopo 34 anni Mediaset licenzia il suo ex

Antonia Dell'Atte racconta gli abusi subiti da Alessandro Lequio: violenze durante la gravidanza e silenzi mediatici. Dopo 34 anni Mediaset Spagna lo licenzia.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco27 Novembre 2025
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Antonia Dell'Atte
Antonia Dell'Atte (fonte: Striscia la Notizia)
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Antonia Dell’Atte, ex modella originaria di Ostuni e icona della moda italiana negli anni Ottanta, ha trasformato la sua sofferenza personale in una battaglia pubblica contro la violenza di genere. La musa di Giorgio Armani, protagonista di sfilate internazionali, copertine e programmi cult come Drive in, ha rotto il silenzio sugli abusi subiti durante il matrimonio con l’attore e personaggio televisivo Alessandro Lequio di Assaba.

In una recente intervista al quotidiano spagnolo El País, Dell’Atte ha raccontato per la prima volta i dettagli della violenza fisica e psicologica che ha segnato la sua relazione. La dichiarazione più scioccante riguarda l’inizio delle aggressioni: “Il primo calcio che Lequio mi diede, mentre ero incinta, fu al ritorno dalla luna di miele”. Quel gesto ha rappresentato l’avvio di un inferno fatto di manipolazione, isolamento e aggressioni ripetute.

 

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La modella pugliese aveva presentato denuncia già nel 1991, ma come ha spiegato nell’intervista, all’epoca fu costretta a combattare da sola contro la complicità dei media. “Ho combattuto da sola contro la complicità della stampa scandalistica”, ha dichiarato, denunciando i pregiudizi che l’hanno bollata come “italiana pazza”. La giustizia è arrivata solo nel 2004, ma nel frattempo Lequio ha continuato indisturbato la sua carriera televisiva.

Negli ultimi mesi, Dell’Atte ha intensificato la sua presa di parola attraverso interviste, articoli e appelli sui social media. Sul suo profilo Instagram, la frase di presentazione è inequivocabile: “Fuera los machistas de la television” (Fuori i maschilisti dalla televisione). Un messaggio lanciato nel mese in cui ricorre la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con cui l’ex modella non parla solo per sé, ma chiede che si riconoscano tutte le vittime e che si smetta di minimizzare gli abusi. Nell’intervista a El Pais ha dichiarato:

“Ci sono cose che non sono cambiate. Le donne sono cambiate e anche alcuni uomini. Ma continuano a esserci donne impaurite, maltrattate, assassinate, e che a volte non sono protette bene dalle leggi. O come me, che denunciai e poi ritrattai, perché avevo paura per mio figlio. Però la polizia mi credette.”

Dell’Atte ha anche raccontato che aveva conosciuto Lequio nel 1986, quando lavorava come modella. Lei e l’uomo si erano incrociati una prima volta a Portofino, poi a Milano e ad un concerto di Bowie. Lui poi la invitò alla sua festa di compleanno e accadde qualcosa di strano.

“Sembrava un ragazzo normale, frequentava parte del mio giro, non avevo motivo di pensarci troppo né di fare indagini, no? Avevo 27 anni, andavo a un compleanno. Venne a prendermi Pito, un mio amico. Quando arrivai, non c’era nessuna festa e l’amico che mi aveva accompagnata se ne andò.”

All’inizio Antonia Dell’Atte vedeva in Alessandro Lequio un uomo diverso dal mondo mondano che frequentava tra Montecarlo, feste e alta moda. Lui le raccontò di conoscerla da tempo, di aver seguito la sua carriera e persino di avere una sua foto in camera: “Sei la donna più bella che abbia mai visto”. Antonia pensò di aver trovato una persona normale, lontana dai salotti, senza cogliere le prime red flag.

 

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Quando si presentò, però, rivelò subito le sue origini: “Mi chiamo Alessandro Lequio di Assaba, sono di Torino e mia madre è una Torlonia”. Antonia credeva fosse una battuta, ma era vero: il ramo materno apparteneva all’aristocrazia europea, con legami diretti con i Borbone di Spagna. “Quando disse: mio zio è il re di Spagna, mi misi a ridere”, racconta, spiegando che non gli credette.  Ma quel dettaglio anticipava un altro aspetto: il controllo che si esercitava anche attraverso le sue origini aristocratiche.

La manipolazione iniziò presto. Una frase la turbò: “Io ti difenderò”. Col senno di poi, dice, fu il primo campanello d’allarme: non sostegno, ma possesso. Seguirono la svalutazione dei suoi affetti: “Non hai amici, non ti vuole bene nessuno” e il tentativo di allontanarla staccarla dalla famiglia, che lui giudicava “povera” e inadatta al suo nuovo status.

Poi arrivò la violenza fisica. Appena tornati dalla luna di miele, incinta, Antonia ricevette il primo calcio: solo perché si era presentata dicendo “Sono Antonia Dell’Atte” invece che “contessa Lequio”. Lui, secondo dan di karate, le ripeteva che l’avrebbe “rovinata” distruggendole il volto. Isolata in casa, costretta a smettere di lavorare, sorvegliata, viveva nel terrore: “Usciva e al rientro mi diceva: ti controllo, oggi hai guardato altri uomini”.

La situazione peggiorò anche dopo la nascita del figlio. Il giorno del parto lui lasciò l’ospedale per un incontro di karate. Le famiglie cercarono di mediare, ma il timore dello scandalo la lasciò sola. Le minacce erano costanti: “Se mi lasci, uccido te e la tua famiglia”.

Seguì il trasferimento a Varsavia, poi quello in Spagna. Quando scoprì che lui aveva altre donne,  prima la babysitter, poi l’attrice Ana Obregón, Antonia vide spiragli di libertà: “Pensavo che tutte le sue donne mi allontanassero da quel mostro”. Chiese la separazione e lui, dopo anni di violenze, se ne andò l’8 marzo 1991.

Da lì iniziò il secondo inferno: la stampa rosa. I media spagnoli, racconta, la raccontarono come una donna  “rancorosa”, mentre Lequio veniva celebrato come playboy. Per proteggere il figlio e priva di prove concrete, ritirò la denuncia: “Ero sola in Spagna, senza nulla in mano”.

Le prove arrivarono per caso. In un vecchio armadio tarlato che lui non aveva portato via, un mobile che Antonia fece restaurare solo anni dopo, lei trovò decine di lettere. Erano le lettere di pentimento successive ai pestaggi: “Antonia, ho sbagliato di nuovo… non era mia intenzione farti del male”. Quelle parole, scritte di suo pugno, cambiarono tutto. In tribunale Lequio riconobbe di averle scritte. Grazie a quelle prove la giustizia stabilì che Antonia non mentiva nel definirlo “maltrattatore”. Ma il reato era ormai prescritto.

Nel frattempo lui, ospite fisso in tv, dichiarava pubblicamente: “Ho dato schiaffi alle donne, mi è capitato, ma è uno schiaffo light”.  Antonia denuncia oggi un sistema mediatico che, a suo dire, ha coperto per anni la violenza: “La stampa manipola, disinforma, copre. Mi hanno voluta far passare per rancorosa”. Aggiunge che molte donne di quell’ambiente furono vittime e complici e che le relazioni pericolose non andrebbero mai archiviate per decorrenza del tempo:

“I maltrattamenti non dovrebbero andare in prescrizione. Servono anni per trovare il coraggio e le prove”.

L’impatto di questa battaglia è stato immediato. Secondo quanto riportato da El País, Mediaset Spagna ha deciso di licenziare Alessandro Lequio dal ruolo di commentatore nel programma Vamos a ver, trasmesso su Telecinco. La decisione sarebbe arrivata all’indomani della pubblicazione dell’intervista di Dell’Atte sul quotidiano spagnolo, segnando un epilogo professionale a oltre trent’anni dalla prima denuncia.

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