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Home » TV » TV News » Condannate Le Iene per Carlo Gilardi: 100mila euro alla legale del professore

Condannate Le Iene per Carlo Gilardi: 100mila euro alla legale del professore

Le Iene condannate per diffamazione nel caso Gilardi: 100mila euro di risarcimento all'avvocato Barra. Multa di 2mila euro per le giornaliste Palmieri e Bizzarri.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco29 Novembre 2025
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Carlo Gilardi
Carlo Gilardi (Le Iene)
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Si chiude con una condanna in primo grado il processo che ha visto sul banco degli imputati Nina Palmieri e Carlotta Bizzarri, giornaliste della trasmissione Le Iene. Il giudice Gianluca Piantadosi del tribunale di Lecco ha stabilito una multa di 2mila euro per ciascuna imputata e un risarcimento complessivo di 100mila euro in favore dell’avvocato Elena Barra, amministratrice di sostegno del professor Carlo Gilardi.

La sentenza, emessa venerdì 28 novembre, conclude almeno in primo grado una vicenda giudiziaria che si protrae da oltre cinque anni e che ha tenuto banco tra cronaca locale e nazionale. Al centro della controversia, quattordici servizi televisivi trasmessi tra novembre 2020 e febbraio 2021, dedicati alla storia del docente in pensione e benefattore di Airuno, deceduto nell’ottobre 2023 all’età di 92 anni.

Secondo la ricostruzione della procura di Lecco, rappresentata dal sostituto procuratore Chiara Stoppioni, i servizi avrebbero veicolato una narrazione distorta della vicenda. L’accusa sostiene che le giornaliste abbiano fatto credere al pubblico, in modo non veritiero, che l’amministratrice di sostegno avesse agito contro gli interessi di Carlo Gilardi, lasciando intendere un possibile intento di appropriazione del suo ingente patrimonio, stimato in quasi due milioni di euro tra liquidità e beni immobili.

In particolare, viene contestata la ricostruzione del giorno in cui il professore fu trasferito dalla sua abitazione alla residenza sanitaria assistenziale Airoldi e Muzzi di Lecco. Le dichiarazioni dell’ex badante Brahim El Mazoury, che aveva parlato di minacce e prelievo forzoso durante i servizi televisivi, erano state smentite dal verbale dei carabinieri presenti sul posto. El Mazoury è stato assolto con la formula “perché il fatto non costituisce reato” per quanto riguarda le dichiarazioni riprese in video.

Nina Palmieri ha commentato la sentenza sui social network, pubblicando un video davanti al tribunale di Lecco. “Siamo davanti al tribunale di Lecco dove pochi minuti fa si è conclusa l’ultima udienza che ci vede imputate per la vicenda di Carlo Gilardi per aver combattuto per la sua dignità e la sua libertà”, ha dichiarato la giornalista. “Noi siamo più che convinti di aver fatto bene il nostro lavoro, non indietreggiamo di un passo e ovviamente andremo in appello, siamo fiduciosi nella giustizia”.

 

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Palmieri ha sottolineato come sia la Corte europea di Strasburgo che il garante nazionale per le persone private della libertà personale abbiano sostenuto le stesse posizioni della trasmissione. La giornalista ha preannunciato che il processo, integralmente registrato, verrà trasmesso martedì 9 dicembre nella puntata delle Iene.

Gli avvocati Federico Giusti e Stefano Toniolo, difensori delle giornaliste, hanno definito ingiusta la sentenza, annunciando appello sicuro una volta lette le motivazioni. La difesa ha sostenuto che i servizi rientrassero nel perimetro della cronaca e della critica legittima, senza alcuna accusa diretta di arricchimento illecito, ma solo interrogativi e testimonianze provenienti da fonti plurime, tra cui documenti, audio, relazioni tecniche e dichiarazioni dello stesso Gilardi.

Le frasi contestate, come “questo signore che a noi sembra lucidissimo” o “l’avvocato Barra ha fatto bene il suo lavoro?”, secondo la difesa non integravano un attacco personale ma rappresentavano un esercizio del diritto di cronaca su una vicenda di evidente interesse pubblico. La procura aveva chiesto una condanna a un mese di reclusione per tutte le imputate.

Per la prima volta dopo anni di silenzio, l’avvocato Elena Barra ha commentato pubblicamente la vicenda. “È stato un processo estenuante”, ha dichiarato poche ore dopo la lettura della sentenza. “È stato un processo nel quale è stata scandagliata ogni piega della tutela”. La professionista lecchese si è detta soddisfatta per l’esito: “Questa sentenza di condanna è significativa perché ricostituisce integrità al mio onore e conferma che ciò che è stato fatto non era informazione corretta né espressione del diritto di cronaca”.

Come scrive LeccoOnline, Barra ha ricordato il peso degli anni trascorsi e l’esposizione mediatica subita:

“Sono rimaste sullo sfondo di questo processo le modalità dei loro appostamenti, che io definisco veri e propri agguati: ti impongono la loro presenza, puntandoti le telecamere e i microfoni in faccia, e quando lo si vive, lo assicuro, è un’esperienza molto forte”.

L’avvocata, costituitasi parte civile, aveva chiesto un risarcimento non inferiore a 300mila euro.

Dopo la pubblicazione dei servizi, la professionista era stata presa di mira da sostenitori della trasmissione. Tramite social, raggiunta al telefono di studio e al cellulare, per anni aveva dovuto subire minacce e intimidazioni da perfetti sconosciuti. Il Consiglio superiore della magistratura aveva aperto una pratica a tutela anche della giudice del tribunale di Lecco Marta Paganini, che si era occupata della vicenda, rilevando come la ricostruzione mediatica avesse ricevuto una notevole eco con episodi di volantinaggio e reiterate minacce e insulti sui social network.

La vicenda di Carlo Gilardi si è sviluppata su diversi filoni giudiziari. Nel marzo 2024 la Cassazione ha annullato la condanna per circonvenzione di incapace dell’ex badante El Mazoury, stabilendo che il processo dovrà essere rifatto. Nel frattempo, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 8 della Convenzione, stabilendo che l’inserimento di Gilardi in residenza sanitaria assistenziale non era proporzionato né idoneo alla sua situazione.

Il garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale aveva espresso rammarico per il fatto che Gilardi, deceduto nell’ottobre 2023, non abbia potuto godere delle conseguenze della sentenza europea. Il professore aveva manifestato più volte la volontà di tornare nella propria abitazione, una richiesta che è rimasta al centro del dibattito sulla corretta gestione della sua tutela.

Il giudice ha stabilito che le due giornaliste e Rti, l’azienda che gestisce i canali televisivi del gruppo Mediaset, dovranno risarcire in solido l’avvocato lecchese. Oltre al risarcimento di 100mila euro, le imputate dovranno pagare le spese processuali in favore della parte civile, per un valore di 11mila euro.

Anche l’avvocato Elena Ammannato, difensore di parte civile, ha parlato di una grande soddisfazione al termine di un processo molto lungo, nel quale nessun dettaglio è stato lasciato al caso. Ha ricordato la fatica di affrontare anche un processo mediatico, per la costante presenza delle telecamere, ed ha espresso felicità per la collega: “Sono contenta che abbia ottenuto questa soddisfazione in sede processuale, dopo tutto ciò che ha dovuto subire”. La sentenza, ha aggiunto, riconosce un risarcimento capillare a una figura professionale che ha visto messa in discussione la propria integrità.

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