Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato la società Quarantadue Srl, produttrice della serie Netflix Il caso Yara – oltre ogni ragionevole dubbio, per la diffusione illecita di messaggi vocali e telefonate dei genitori di Yara Gambirasio. La decisione prevede una multa di 40mila euro e il divieto assoluto di ulteriore utilizzo delle registrazioni contestate.
Al centro della vicenda ci sono decine di file audio utilizzati nei primi tre episodi della docuserie: 24 nel primo episodio, 19 nel secondo e 3 nel terzo. Si tratta di telefonate e messaggi disperati inviati dai genitori di Yara, Maura Panarese e Fulvio Gambirasio nelle ore e nei giorni successivi alla scomparsa della figlia tredicenne, avvenuta il 26 novembre 2010 nei 700 metri che separano il centro sportivo di Brembate Sopra e la casa di famiglia.
Tra le registrazioni più delicate figurano i messaggi vocali che la signora Maura lasciava sulla segreteria telefonica del cellulare di Yara, senza sapere che la figlia fosse già morta. Audio strazianti, carichi di speranza e angoscia, dal contenuto strettamente privato, che documentano quei giorni drammatici prima del ritrovamento del corpo della ragazza, avvenuto il 26 febbraio 2011 a Chignolo d’Isola.

Come riporta il Corriere di Bergamo, il reclamo presentato il 24 settembre 2024 dagli avvocati Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, che rappresentano i coniugi Gambirasio, denuncia un’intrusione arbitraria nella sfera più privata della famiglia. Secondo i legali, si tratta di materiale che non è mai stato utilizzato nel corso del processo a carico di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo in via definitiva nel 2018, e che non era mai stato versato nel fascicolo della chiusura indagini, momento in cui gli atti diventano conoscibili alle parti.
Nel reclamo si sottolinea che questi file audio sono stati inseriti nella docuserie “all’unico evidente scopo di sollecitare l’attenzione morbosa degli spettatori”, in netto contrasto con il diritto dei genitori di mantenere riservate quelle espressioni drammatiche. In particolare, vengono contestate le intime e sofferte esternazioni della madre, considerate prive di qualsiasi attinenza con le indagini e utilizzate esclusivamente per enfatizzare il pathos narrativo della serie.
La società produttrice Quarantadue Srl ha difeso le proprie scelte editoriali sostenendo di aver cercato la collaborazione della famiglia Gambirasio senza ottenerla (Al tempo, la famiglia Gambirasio spiegò perché aveva rifiutato di partecipare) e di aver utilizzato esclusivamente materiale presente negli atti giudiziari, in parte già divulgato dalla stampa. Secondo la produzione, le conversazioni inserite nel documentario sarebbero estratti di pochi secondi di intercettazioni telefoniche e ambientali autorizzate dall’autorità giudiziaria e confluite nel fascicolo del pubblico ministero, oppure audio delle deposizioni rilasciate in tribunale durante il processo.
La società ha inoltre argomentato che far sentire le voci autentiche dei genitori, anziché ricorrere ad attori, rispondeva alla necessità di rappresentare fedelmente e nella piena autenticità il lato umano di quei due personaggi, talvolta rappresentati dalla stampa in modo distorto o addirittura ostile. Gli audio servivano, secondo questa ricostruzione, a restituire la quotidianità familiare e a mantenere l’autenticità narrativa della serie.
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Il Garante ha respinto queste motivazioni, ritenendo che l’uso degli audio superasse i limiti dell’essenzialità dell’informazione. Nella sua decisione, l’Autorità ha sottolineato che la pubblicazione dei messaggi e delle conversazioni telefoniche comprensive delle intime e sofferte esternazioni della madre ha disatteso i principi di liceità e correttezza, travalicando i confini del lecito e corretto esercizio del diritto di cronaca.
Le conversazioni erano profondamente intime, non necessarie alla ricostruzione dei fatti e idonee a riaprire una ferita ancora dolorosa per la famiglia. L’Autorità ha citato i principi della essenzialità dell’informazione e del rispetto della vita privata delle persone interessate dalle registrazioni, una garanzia rafforzata dall’evoluzione legislativa in materia di privacy. La decisione ha quindi disposto il divieto di ulteriore diffusione dei messaggi e delle conversazioni oggetto del reclamo, oltre alla sanzione amministrativa pecuniaria di 40mila euro.
Maura Panarese e Fulvio Gambirasio, che hanno altri tre figli, hanno mantenuto nel corso degli anni un profilo riservato, scegliendo di non comparire pubblicamente e di vivere il loro dolore tra le mura domestiche. La società produttrice ha la possibilità di impugnare il provvedimento del Garante, ma nel frattempo la decisione è immediatamente esecutiva. È inoltre prevista la possibilità di pagamento in forma ridotta della sanzione entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento.
A questo link, le motivazioni per le quali Bossetti avrebbe ucciso Yara, secondo i criminologi.
