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Home » Personaggi » È morto Nicola Pietrangeli: il primo italiano a vincere uno Slam: aveva 92 anni

È morto Nicola Pietrangeli: il primo italiano a vincere uno Slam: aveva 92 anni

È morto a 92 anni Nicola Pietrangeli, leggenda del tennis italiano. Primo azzurro a vincere uno Slam, due volte campione al Roland Garros e icona della Coppa Davis.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco1 Dicembre 2025
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Nicola Pietrangeli
Nicola Pietrangeli
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Il tennis italiano piange la scomparsa di una delle sue icone più luminose. Nicola Pietrangeli è morto il 1 dicembre 2025  a 92 anni, lasciando un’eredità sportiva impareggiabile nella storia del tennis nazionale. Unico giocatore italiano inserito nella Hall of Fame del tennis mondiale di Newport, Pietrangeli è stato il primo azzurro a conquistare un titolo dello Slam, aprendo la strada a generazioni future di campioni.

La notizia della sua morte è arrivata lunedì mattina, quando il grande campione ha chiuso gli occhi per l’ultima volta dopo aver appeso definitivamente la racchetta al chiodo appena due mesi dopo il suo 92esimo compleanno, celebrato l’11 settembre. Come ricorda il Corriere, negli ultimi tempi le sue condizioni di salute erano estremamente compromesse, anche a causa del dolore devastante per la scomparsa prematura del figlio Giorgio, stroncato da un tumore al cervello. Una perdita che lo aveva profondamente prostrato: “Dovevo andarmene prima io, non è giusto”, aveva confidato con la voce spezzata dal dolore.

Nicola Pietrangeli era nato in Tunisia, con il francese e il russo come madrelingua grazie alla madre profuga sposata prima con un conte e poi con l’imprenditore Giulio Pietrangeli. Roma divenne la sua città d’adozione, anche se inizialmente non parlava una parola di italiano. Fu proprio nella Capitale che costruì la sua leggenda sportiva, tanto che il Foro Italico gli ha dedicato uno dei suoi campi principali.

La carriera di Pietrangeli brilla di successi storici. Ha conquistato due volte il Roland Garros, nel 1959 e nel 1960, diventando il primo italiano a vincere uno Slam in singolare. Ma teneva moltissimo anche al trionfo in doppio sulla terra rossa parigina, conquistato con l’amico Orlando Sirola contro la coppia australiana Emerson-Fraser, e alla vittoria in doppio misto accanto all’inglese Bloomer. Due volte re di Roma, nel 1957 e nel 1961, raggiunse il numero tre della classifica mondiale quando il ranking non era affidato agli algoritmi ma ai ragionamenti degli sport writers anglosassoni come Lance Tingay del Daily Telegraph e Ned Potter di Tennis World.

Il record di cui Pietrangeli andava più orgoglioso riguarda la Coppa Davis: è ancora oggi il primatista mondiale di tutti i tempi per partite giocate con 164 incontri, con 78 vittorie in singolare su 110 match e 42 successi in doppio su 54 partite. La Davis che aveva sfiorato due volte da giocatore, perdendo le finali contro l’Australia nel 1960 e nel 1961, la conquistò finalmente da capitano nel 1976, guidando la squadra azzurra al trionfo in Cile durante la dittatura di Pinochet. Quella vittoria, con le magliette rosse di Adriano Panatta e Paolo Bertolucci in doppio, tornò alla ribalta quasi cinquant’anni dopo grazie alla docuserie Una squadra di Domenico Procacci.

La personalità di Pietrangeli era travolgente quanto il suo talento. Frequentatore di vip e potenti, tra cui il principe Alberto di Monaco con cui si vantava di avere un rapporto confidenziale, era stato anche conduttore televisivo, attore e ministro degli esteri della Federazione Italiana Tennis. Amava raccontare aneddoti strepitosi della sua vita, dalle partite di tennis giocate con il padre Giulio in un campo di prigionia dopo l’occupazione alleata della Tunisia, fino alle conquiste sentimentali che includevano nomi celebri come Licia Colò.

Il confronto con le nuove generazioni lo animava con orgoglio e una punta di rivalità bonaria. Fino all’ultimo aveva rivendicato il suo posto nella storia del tennis italiano, sfidando dall’empireo persino Jannik Sinner: “Bravo, per carità, però non gli basteranno due vite per superarmi”, aveva dichiarato. Un atteggiamento che nasceva dalla convinzione di non aver ricevuto, a suo tempo, il giusto riconoscimento economico e mediatico, soprattutto in confronto all’era Open che aveva trasformato il tennis in uno sport professionistico milionario.

Negli ultimi anni, fino alle novanta primavere, Pietrangeli continuava a frequentare il Bar del Tennis al Foro Italico, pronto a condividere i ricordi di una vita straordinaria. Nel tempo libero coltivava la passione per il golf, tifava per la Lazio con cui aveva giocato tre anni nelle giovanili a Tor di Quinto con Maestrelli, e si dedicava ai suoi gatti, ai tre figli avuti dall’unica ex moglie Susanna e ai due nipoti, tra cui una bambina chiamata Nicola dal padre Giorgio perché il nome di famiglia non scomparisse.

Aveva persino immaginato con ironia il suo funerale: “Sul campo Pietrangeli, perché si trova facilmente posteggio. Due preti, cristiano e ortodosso: sono russo, ricorda? Musica di Sinatra, che conobbi al torneo di Indian Wells. E se piove si rimanda: non vorrei che le signore si bagnassero le scarpe”

A questo link tutti i personaggi celebri italiani morti nel 2025.

 

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