Durante la puntata di Chi l’ha visto? andata in onda questa sera è stata condivisa una lettera di Tatiana Tramacere, la ragazza di 27 anni scomparsa a Nardò e poi ritrovata in casa di un suo amico, Dragos Ioan Gheormescu. Attorno al caso di Tatiana si è scatenato un dibattito mediatico inarrestabile, soprattutto perché quello della ragazza è stato un allontamento volontario, non giustificato da una situazione di pericolo, e per ritrovarla sono state impiegate delle risorse. Tramacere ha spiegato che si era allontanata per trovare un po’ di pace da un malessere interiore che vive da circa due anni. Ha spiegato i motivi per i quali si è nascosta a casa di Dragos e ha sottolineato che lui non ha nessuna colpa in questa vicenda.
Nella lettera, che riportiamo di seguito, Tatiana Tramacere ha scritto:
“Voglio chiedere sinceramente scusa alla mia città, alle forze dell’ordine, ai giornalisti e alla mia famiglia e a tutte le persone che in questi giorni si sono dedicate alla mia ricerca con un’attenzione e un impegno che non avrei mai immaginato. So che il mio comportamento ha generato preoccupazione, confusione e anche paura e mi dispiace profondamente. Non ho mai voluto essere motivo di un allarme né causare ansia a chi, anche senza conoscermi, si è fatto carico della mia assenza”
“La verità è che non ho agito con lucidità, mi sono lasciata travolgere da emozioni troppo forti e da una fragilità che in quel momento non ero più in grado di gestire. Vorrei ringraziare uno per uno i cittadini che ci sono mobilitati, l’arma dei carabinieri che ha lavorato senza sosta, i giornalisti che hanno cercato di raccontare la situazione con rispetto. Mentre tutto questo accadeva fuori, dentro di me c’era solo un groviglio di pensieri disordinati, una fatica che non riusciva più a trovare voce, un bisogno disperato di silenzio.”
“So che dall’esterno la mia scelta può essere sembrata incomprensibile, forse perfino immatura, ma vista dall’interno era il tentativo – sbagliato, impulsivo, ma vero – di sfuggire a un dolore che non trovava più spazio nelle mie giornate. La mia scomparsa non è stata una bravata né un gesto per attirare attenzioni, come pensano molti. È nata da una battaglia interiore che porto avanti da quasi due anni, forse un po’ di più, una guerra silenziosa con qualcosa che mi supera, che a tratti mi spezza, che non ho ancora imparato a nominare senza tremare.”
“Ci sono momenti in cui la realtà diventa troppo affilata, troppo pesante da sostenere e anche fare un passo avanti sembra impossibile. Anche se a momenti non pensi con chiarezza, cerchi solo un modo per non sentire, per fermare il rumore dentro, anche se quello fuori diventa più forte.
“Ho trascorso quei giorni a casa di Dragos, perché mi sembrava l’unica persona capace di guardarmi senza chiedere spiegazioni immediate, senza domandarmi di essere forte, senza giudicare il mio modo di cadere. Mi ha offerto ascolto, un posto in cui respirare. Vorrei che fosse chiaro che lui non aveva nessuna colpa, mi ha semplicemente accolto in un momento in cui non sapevo dove andare e anche io, per quanto la mia scelta abbia creato conseguenze, non voglio punirmi oltre ciò che già la mia mente ha fatto. Non c’è stata malizia né intenzione di fare male, c’è stata solo paura, una paura che cresceva più in fretta della mia capacità di fermarla.”
“Quando ho compreso che fuori stava succedendo tutto ciò che non immaginavo, ho sentito il panico trasformarsi in responsabilità e poi in vergogna. Oggi ho dovuto trovare il coraggio di tornare, di dire la verità, di mettere ordine tra le macerie che io stessa avevo lasciato dietro ed è per questo che oggi parlo, non per giustificarmi ma per spiegare con più sincerità possibile cosa è accaduto nella mia testa e nel mio cuore. Queste parole nascono dal desiderio di essere compresa, non assolta, nascono dalla volontà di dare un senso a un gesto che senso non ne aveva e forse non ne avrà mai del tutto, ma è la mia storia questa, con tutti i suoi nodi, le sue paure, le sue fragilità”
“Oggi posso solo impegnarmi a imparare da ciò che è successo e chiedere aiuto quando ne avrò bisogno e a non lasciarmi trascinare ancora una volta da tutto ciò che non riesco a dire a voce. Spero che chi ascolta possa vedere l’essere umano dietro l’errore e non solo l’errore e spero soprattutto che questa verità detta con il cuore basti almeno un po’ a ricucire ciò che si è strappato.”
Nei giorni successivi al ritrovamento di Tatiana, la criminologa Roberta Bruzzone si è espressa con parole molto dure sull’allarme sollevato dalla vicenda.
