Un incontro apparentemente casuale, avvenuto tra i profumi di zucchero e limone della sua pasticceria, si è trasformato in un momento decisivo per la vita di Sal De Riso. A raccontarlo è lo stesso maestro pasticcere, in un’intervista al Corriere della Sera.
Tutto nasce grazie alle sue celebri delizie al limone, il dolce simbolo della Costiera Amalfitana e del suo nome. Un giorno, tra i clienti, si presenta un cardiologo arrivato da lontano solo per assaggiarle. Un apprezzamento che va oltre il palato: il medico, dopo averlo guardato in viso, nota che c’è qualcosa che non va e gli consiglia senza mezzi termini di sottoporsi a un controllo approfondito.
“Aveva ragione”, racconta De Riso al Corriere. “Il cuore non stava bene, e mi è stato applicato un impianto di sei stent che ha ripristinato un flusso sanguigno regolare. Poi dicono che i dolci fanno male…”. Un paradosso che fa sorridere, ma che sottolinea quanto quell’incontro abbia letteralmente cambiato il corso della sua vita.
Le delizie al limone, del resto, non sono solo il suo dolce più famoso, ma anche il simbolo di una carriera costruita su passione e qualità. De Riso ne prepara circa 4.000 ogni settimana, un numero impressionante per un prodotto che resta artigianale nello spirito e nella cura. La prima delizia la realizzò nel 1989, ma il successo non arrivò subito dalla sua terra.
“Paradossalmente furono alcuni cuochi e ristoratori del Nord a farla conoscere per primi”, spiega. L’avevano assaggiata durante un tour in Brianza e, tornati a casa, avevano acceso un passaparola capillare, “come i social di oggi”, molto prima che internet diventasse centrale nella promozione gastronomica.
Alla base di tutto, però, ci sono le materie prime. Ogni anno De Riso utilizza 400 quintali di limoni, pur non possedendo nemmeno una pianta. È anche per questo che negli anni si è battuto per alzare il prezzo di acquisto della frutta dai coltivatori campani, scegliendo consapevolmente di pagare di più.
“La qualità si deve pagare”, ribadisce. “Devo fidarmi ciecamente dei miei fornitori. Vanno aiutati, seguiti, premiati e pagati il giusto. Io tengo molto alla salubrità degli ingredienti che impiego e a quella semplicità che permette di riconoscere quello che stai mangiando”.
Una filosofia che unisce etica, territorio e gusto. E che, in modo del tutto inatteso, gli ha restituito anche qualcosa di inestimabile: la salute. A dimostrazione che, a volte, una delizia può davvero salvarti la vita.
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