La seconda parte di Stranger Things 5 finisce con un cliffhanger di ampia portata narrativa: i protagonisti, dopo essere riusciti a sottrarsi al controllo dei militari, penetrano nel Sottosopra con l’obiettivo di mettere finalmente in atto il piano definitivo contro Vecna. Nello stesso frangente, tuttavia, nel mondo dell’Abisso, Henry collega i dodici bambini rapiti, tra i quali figura anche Holly, lungo una gigantesca mente alveare, preparandosi a fronteggiare a sua volta quella presenza che definisce “la cosa nera”.
Mike, Will, Dustin, Steve, Joyce, Hopper, Undici e gli altri, una volta che Max è riuscita a evadere dalla “prigione mentale” costruita da Henry, si ritrovano nel nostro mondo, all’interno della stazione radio, per fare il punto sulla situazione e capire come sconfiggere definitivamente Vecna. È Dustin, però, a introdurre un elemento destinato a cambiare ogni prospettiva.
Il numero 001, Henry Creel, non si trova nel Sottosopra, bensì in un’ulteriore dimensione parallela, l’Abisso, collocata nei cieli, che Vecna intende fondere con la nostra realtà per dar vita a un mondo del tutto nuovo. In quest’ottica, il Sottosopra si rivela non come il regno finale del Male, ma come un ponte, una sorta di zona cuscinetto, creato deliberatamente dal dottor Brenner — con l’inconsapevole contributo di Undici — per arginare una minaccia ancora più profonda.
A questo punto, la domanda diventa inevitabile: come salvare Holly, ancora intrappolata in questa dimensione superna insieme agli altri dodici bambini rapiti dopo l’attacco dei Demogorgoni alla base? A individuare una possibile soluzione è, sorprendentemente, Steve. Se Vecna è davvero deciso a fondere i due mondi, allora, poco prima che ciò accada, Undici potrebbe introdursi nella sua mente con l’aiuto della “sorella” Kali, alias numero Otto, contando sul supporto di Max.

Quest’ultima, impossibilitata a recarsi fisicamente nel Sottosopra — il suo corpo è appena uscito dal coma e lei è costretta su una sedia a rotelle — può comunque intervenire a distanza, poiché è l’unica a conoscere il segreto più intimo di Henry: il trauma che lo ha spinto alla follia durante il periodo di confinamento nel laboratorio del dottor Brenner. Anni prima, quando era bambino, infatti, Henry, nel corso di una missione scout, aveva incontrato in una grotta un uomo ferito che portava con sé una valigetta; l’uomo, armato di pistola, aveva tentato di ucciderlo e Henry, terrorizzato, lo aveva ucciso a sua volta colpendolo con una pietra.
Da allora, la grotta è diventata per Henry/Vecna il simbolo di un terrore panico e primordiale: nel suo mondo mentale essa rappresenta l’unica zona a lui interdetta, tale da poter divenire luogo di effettivo rifugio
Dopo aver ascoltato il piano di Steve, Will, ancora divorato dai sensi di colpa per aver rivelato a Vecna la posizione di Max e aver rischiato di causarne la morte, comprende che il vero punto di accesso attraverso cui il mostro può contrastarlo è la propria vulnerabilità emotiva. Decide così di confessare agli altri il suo segreto più profondo: la propria omosessualità. Senza dichiarare apertamente di essere innamorato di Mike, Will condivide finalmente il peso che lo opprime da tempo, ricevendo in cambio dagli amici un sostegno pieno e incondizionato.

A questo punto tutto è pronto per dare esecuzione al piano e, grazie all’aiuto di Murray ed Erica, il gruppo riesce a infiltrarsi nella base militare e a varcare il portale che conduce al Sottosopra. Nell’Abisso, intanto, i bambini rapiti, manipolati da Vecna, hanno impedito a Holly di fuggire; Henry li ha quindi riuniti attorno a un tavolo, convinto che “la cosa nera” stia per arrivare a distruggere la loro fragile pace. Dopo un inquietante pranzo a lume di candela, ogni elemento è finalmente al suo posto, mentre l’inevitabile confronto sembra ormai imminente.
Un’ombra oscura, tanto più inquietante perché invisibile, continua tuttavia ad aleggiare sul gruppo di amici, incarnando un ultimo segreto che nessuno ha ancora avuto il coraggio di portare alla luce. Nel laboratorio allestito nel Sottosopra, la dottoressa Kay ha infatti rinchiuso diverse donne incinte, sottoponendole a trasfusioni di sangue forzate — sangue appartenente a Numero Otto — nel disperato tentativo di dare origine a nuovi individui dotati di poteri “cinetici”.

È Kali stessa a rivelare questa verità a Undici, spiegandole come l’unico modo per interrompere definitivamente tale deriva sia un sacrificio estremo: la morte di Undici. In quanto portatrice di un DNA condiviso con Henry, infatti, la sua sopravvivenza rappresenterebbe una minaccia costante; finché resterà in vita, i militari potrebbero continuare a utilizzare il suo sangue per replicare l’esperimento, creando altri “mostri” sul modello di Henry.
