Un anno e mezzo dopo il suo rientro in Italia accolto dalla premier Giorgia Meloni sulla pista dell’aeroporto di Pratica di Mare, Chico Forti può finalmente lasciare la cella del carcere di Montorio a Verona. Non si tratta di libertà condizionale, ma di un permesso che gli consente di uscire durante il giorno per svolgere attività lavorative e di volontariato, con l’obbligo di rientrare nella casa di reclusione ogni sera.
Come riporta l’ANSA, il Tribunale di sorveglianza di Verona ha accolto la richiesta presentata dalla direttrice del carcere, Maria Grazia Bregoli, concedendo al detenuto sessantasettenne i permessi di lavoro all’esterno previsti dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario. Questa misura può essere applicata anche agli ergastolani che abbiano scontato almeno dieci anni di pena, condizione ampiamente soddisfatta da Forti dopo un quarto di secolo di reclusione.
Secondo quanto emerso, l’ex campione di windsurf potrà lavorare come pizzaiolo a Verona, fare l’istruttore di surf sul lago di Garda, dedicarsi all’insegnamento dell’inglese e svolgere attività di volontariato con un gruppo che aiuta ragazzi disabili presso un circolo nautico di Malcesine. Un ritorno simbolico alle origini per chi, prima dell’arresto, era una stella nascente del windsurf professionistico a Miami.
La decisione del tribunale rappresenta un’inversione di rotta rispetto a quattro mesi fa, quando la stessa autorità giudiziaria aveva respinto la richiesta di liberazione condizionale. In quella occasione, il magistrato relatore Maddalena De Leo aveva evidenziato nelle sue valutazioni la mancanza di ravvedimento da parte di Forti, sottolineando come dalle relazioni di osservazione non emergessero sentimenti di colpa o autentico dispiacere per i familiari della vittima.
Il tribunale aveva rilevato l’assenza di un mancato interessamento morale nei confronti delle vittime, il mancato risarcimento del danno e la carenza di un approfondimento critico dei fatti di reato. Secondo quella valutazione, la sola condotta corretta e partecipativa tenuta da Forti in carcere non era sufficiente a dimostrare una comprensione autentica del disvalore delle sue azioni.
Evidentemente, nelle settimane successive sono maturate le condizioni che hanno permesso al tribunale di riconsiderare la posizione del detenuto, concedendo almeno i permessi di lavoro esterno. Don Carlo Vinco, garante dei detenuti per il Comune di Verona, ha confermato la notizia dichiarando che è stato riconosciuto il lungo percorso fatto da Forti all’interno dell’istituto penitenziario.
La vicenda giudiziaria di Enrico Forti, detto Chico, inizia nel 1998 a Miami, dove viveva da anni dopo una carriera da atleta professionista. Fu arrestato per l’omicidio di Dale Pike, figlio di Anthony Pike, con cui stava trattando l’acquisizione del Pikes Hotel di Ibiza. Il corpo di Dale era stato trovato completamente nudo su una spiaggia di Miami, ucciso con due colpi di pistola calibro 22 alla testa.
Il processo ricostruì una complessa vicenda di affari che avrebbe fatto da sfondo al delitto. Una giuria statunitense lo dichiarò colpevole di omicidio e la Corte Suprema della Florida lo condannò all’ergastolo nel 2000. Forti si è sempre dichiarato innocente, sostenendo di essere vittima di un errore giudiziario, anche se per ottenere l’estradizione in Italia ha dovuto accettare formalmente la sentenza di condanna recepita dalla Corte d’Appello di Trento.
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Le trattative per il suo rientro in patria sono durate anni e si sono concluse nel maggio 2024, quando un aereo Falcon dell’Aeronautica militare italiana lo ha riportato a Pratica di Mare. Ad accoglierlo, in un gesto che ha suscitato polemiche per il trattamento riservato a un ergastolano, c’era la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, fotografata sorridente accanto al detenuto appena atterrato.
Forti inoltre ha molti sostenitori tra i vip italiani: Andrea Bocelli, Al Bano, Enrico Montesano, Jo Squillo, addirittura Jovanotti, Rocco Siffredi, Omar Pedrini, Gabriele Cirilli, Carmen Russo e Sabrina Salerno.
Nei mesi successivi al suo arrivo al carcere di Verona, Forti ha ottenuto alcuni permessi per visitare l’anziana madre a Trento e l’autorizzazione a frequentare le aule studio del carcere per lavorare alla stesura di un libro, pur non essendo iscritto ad alcun percorso scolastico. Questi trattamenti hanno alimentato discussioni tra gli altri detenuti e nell’opinione pubblica riguardo a presunti privilegi.
A complicare ulteriormente la situazione, qualche mese fa un detenuto riferì di aver sentito una conversazione in cui Forti avrebbe chiesto a un altro recluso di mettere a tacere il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, la giornalista Selvaggia Lucarelli e Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria. La Procura di Verona aprì un’indagine preliminare interrogando detenuti e personale del carcere, ma il procedimento fu archiviato per mancanza di elementi sufficienti a contestare un reato.
