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Home » Personaggi » Crans-Montana, Briatore svela: “Una scala sola e soffitti bassi, ecco perché sono morti in 40”

Crans-Montana, Briatore svela: “Una scala sola e soffitti bassi, ecco perché sono morti in 40”

Flavio Briatore analizza le dinamiche della strage di Crans Montana e dice chiaramente che si è trattato di un omicidio. Per lui il locale non era assolutamente a norma.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco4 Gennaio 2026
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Flavio Briatore
Flavio Briatore
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La tragedia di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, continua a suscitare interrogativi e indignazione. Flavio Briatore, imprenditore che gestisce numerosi locali in Italia e all’estero, è intervenuto con parole durissime sulla vicenda che ha provocato 40 vittime e circa 120 feriti nel locale Le Constellation. In un’intervista rilasciata a Il Giornale, Briatore non ha usato mezzi termini: “Omicidio. Non c’è dubbio: omicidio. Non mi parlate di sfortuna, di caso, di circostanze avverse. Questo è omicidio”.

@la.repubblica In un nuovo video diffuso sui social, alcuni momenti dell’incendio divampato all’interno del locale Le Constellation, a Crans-Montana (Svizzera), che ha preso fuoco durante la notte di Capodanno. Il filmato mostra le fiamme che avvolgono rapidamente il soffitto del bar. Nell’incendio hanno perso la vita 40 persone e 119 sono rimaste ferite. #cransmontana #leconstellation #incendio #capodanno ♬ suono originale – la.repubblica

L’imprenditore ha spiegato a Il Giornale che esistono responsabilità precise su quanto accaduto nella notte di San Silvestro. “Ci sono eccome le responsabilità. I magistrati dovranno stabilire di chi, ma quello che è avvenuto è omicidio”, ha dichiarato. Le autorità svizzere hanno confermato il bilancio drammatico e hanno avviato un’inchiesta che ipotizza i reati di incendio, omicidio e lesioni colpose. Sul tavolo degli investigatori ci sono numerosi interrogativi: dai permessi alle uscite di sicurezza, dal materiale utilizzato per le ristrutturazioni fino alle candele pirotecniche, le cosiddette fontane di luce apposte sulle bottiglie, le cui scintille avrebbero innescato l’incendio.

Nel momento in cui scriviamo, le vittime italiane identificate sono sei: Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Riccardo Minghetti, tutti sedicenni, e Sofia Prosperi, che di anni ne aveva quindici.

Il punto centrale delle dichiarazioni di Briatore riguarda la concessione della licenza al locale. “Quel locale non doveva neanche avere la licenza. Questo pensiero mi ossessiona: come ha fatto un locale come quello ad ottenere la licenza? Non si può dare la licenza ad un locale che non ha uscite di sicurezza”, ha affermato l’imprenditore. Secondo quanto riportato, il Le Constellation disponeva di una sola scala, piccola e angusta, assolutamente insufficiente per garantire un’evacuazione rapida e sicura in caso di emergenza, soprattutto in una situazione di panico con centinaia di persone presenti.

Briatore ha spiegato che nella gestione delle sue attività le uscite di sicurezza rappresentano un requisito prioritario:

“Per noi, in tutti i locali che abbiamo nel mondo, le uscite di sicurezza sono la parte fondamentale della progettazione. Prima si sistemano le uscite e ci si assicura che siano sufficienti, si controlla che siano facilmente accessibili, che siano larghe, che siano visibili da ogni punto della sala. Poi si fa il resto”.

Un altro aspetto critico evidenziato dall’imprenditore riguarda le caratteristiche strutturali del locale. “Soffitto basso e in legno ricoperto di gommapiuma non va d’accordo con gli scintillini”, ha dichiarato Briatore. Gli scintillini di fuoco, ha spiegato, possono essere utilizzati in locali al chiuso, ma servono spazi adeguati con soffitti molto alti. “Quei locali lì hanno bisogno di soffitti molto alti. Anche questo deve essere un aspetto essenziale nella progettazione”, ha sottolineato. Nel locale di Crans-Montana queste condizioni non erano presenti.

Ha spiegato tuttavia che nei suoi locali, gli scintillini che si accendono non li usa più: “Sono rischiosi perché non li puoi spegnere. Non sono candele, se soffi non li spegni”, ha spiegato, sottolineando che ai compleanni c’è sempre il rischio di qualcuno che si abbassa sulla torta e i capelli prendono fuoco a causa delle candele pirotecniche. “Nei nostri locali non usiamo più quelli che si incendiano. Li abbiamo sostituiti con scintillini elettrici a rischio incendio zero”, ha aggiunto, descrivendo le precauzioni adottate nelle sue strutture per ridurre qualsiasi margine di rischio.

Un ulteriore tema sollevato riguarda la presunta disponibilità di alcol ai minorenni. “Da quello che ho capito circolava liberamente alcol. Questo certo non li ha aiutati ad essere completamente lucidi. Nei locali pubblici non si dà da bere ai ragazzini minorenni. È proibito qui in Italia e in molti altri paesi del mondo. Immagino anche in Svizzera”, ha dichiarato Briatore. L’imprenditore ha raccontato che nei suoi locali vengono effettuati controlli rigorosi: “A Montecarlo abbiamo una macchina che esamina le carte di identità. Perché sappiamo che qualche ragazzino falsifica i dati sulla carta di identità per sembrare maggiorenne. Con quella macchina ce ne accorgiamo e niente alcol”.

Secondo Briatore, una tragedia di queste dimensioni non potrebbe verificarsi in Italia. “In Italia non può succedere una cosa del genere. Le autorità non ti permetterebbero mai di avere una licenza con un locale in quelle condizioni”, ha affermato. “La cosa che mi fa strano e che gli svizzeri, sempre precisi e puntuali e puntigliosi nei controlli, abbiano concesso la licenza e abbiano permesso ai ragazzini di bere”

Il capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco italiani, Eros Mannino, intervistato da Fanpage.it, ha richiamato episodi del passato che hanno portato al rafforzamento della normativa italiana sulla sicurezza. Ha ricordato l’incendio del 1982 avvenuto a una fiera antiquaria di Todi, che causò 36 vittime, e l’incendio del cinema Statuto a Torino nel 1983, che provocò 64 morti. “In base a queste due tragedie entrò in vigore nel nostro Paese la normativa che prevede l’obbligo di utilizzare materiali dotati di un’adeguata reazione al fuoco, o addirittura incombustibili, nelle strutture adibite a pubblico spettacolo”, ha spiegato Mannino, sottolineando come episodi drammatici abbiano contribuito a rendere più rigorose le disposizioni in materia di sicurezza.

 

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Le indagini delle autorità svizzere proseguono per fare piena luce sulle cause dell’incendio e sulle eventuali responsabilità. Sul banco degli imputati ci sono i proprietari del locale Le Constellation, Jacques e Jessica Moretti, originari della Corsica. Secondo quanto emerso, Jessica Moretti è rimasta ferita nell’incendio, mentre alcuni dipendenti hanno perso la vita. La procuratrice che indaga ha dichiarato che i proprietari sono “considerati innocenti” fino a prova contraria, come prevede la legge, ma le domande sulle condizioni di sicurezza del locale e sulla concessione della licenza rimangono al centro dell’attenzione.

La tragedia di Crans-Montana ha scosso profondamente l’opinione pubblica italiana e svizzera, con famiglie distrutte dal dolore e una comunità che chiede giustizia e chiarezza su quanto accaduto quella notte di Capodanno. Pochi giorni fa un inviato di La7 si è commosso durante un servizio sulla tragedia – qui il video.

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