Nel 1976, sul set di Novecento, Stefania Sandrelli si ritrovò al centro di un vivace triangolo artistico con Gérard Depardieu, Robert De Niro e lei. Cinquant’anni dopo, il racconto di quell’esperienza restituisce non solo il clima irripetibile di un kolossal d’autore, ma anche la chimica che legò i tre attori sotto lo sguardo di Bernardo Bertolucci.
Sandrelli racconta a Repubblica, che Bertolucci la vuole per il ruolo di Anita, la maestrina, e tra loro nasce subito un’intesa profonda. Ma è sul set che il film prende davvero forma come comunità, e lì emergono i rapporti con i due protagonisti maschili, molto diversi tra loro.
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Gérard Depardieu è il primo a farsi avanti. Esplosivo, fisico, istintivo, la incontra nel gelido emiliano e le getta addosso il suo pastrano di scena. Un gesto galante che Sandrelli interpreta come una dichiarazione immediata: “mi fece capire subito che ero sua”. Depardieu è espansivo, anche un po’ geloso di De Niro.
Robert De Niro, invece, entra in scena in punta di piedi. Sandrelli lo incontra di notte, in macchina. Lui dal sedile posteriore tace, osserva. Lei, seduta davanti, solo all’aba rompe il silenzio con un complimento spontaneo: “Ma quanto sei carino!” De Niro si ritrae, quasi intimidito. È l’esatto contrario di Depardieu: introverso, controllato, distante. E forse proprio per questo, ammette Sandrelli, capace di accendere una curiosità diversa.
Il clima tra i tre non è mai apertamente sentimentale, né competitivo. Nessun vero corteggiamento, nessuna tensione dichiarata. Depardieu, però, percepisce qualcosa: intuisce che De Niro incuriosisce Stefania e ne è un po’ geloso. De Niro, sposato, spesso accompagnato dalla moglie, resta sullo sfondo. Tra lui e Sandrelli resta qualcosa di non detto, “qualcosa di inespresso”: qualche bacio rubato, emozioni trattenute, una possibilità mai davvero esplosa. “Forse è stato meglio così”, dice oggi l’attrice, con la lucidità del tempo passato.

Quella distanza emotiva si inserisce in un set che Sandrelli ricorda come durissimo fisicamente e insieme caldissimo umanamente. Il freddo pungente, le lunghe attese, le roulotte trasformate in bar, il tè caldo e profumato condiviso: Novecento non è stato solo un film, spiega Stefania, ma una vita vissuta insieme. In questo contesto, anche i rapporti più sfumati acquistavano un peso speciale.
Sapete che di recente la Sandrelli ha raccontato cosa la spinse a dire no a Tinto Brass dopo La Chiave? E ha raccontato anche dell’avventura rischiosa con Gino Paoli in Vaticano.
