La fiction Rai La Preside ha acceso un dibattito che va ben oltre lo schermo televisivo. A prendere posizione contro la rappresentazione del proprio territorio sono direttamente gli studenti del Liceo Niccolò Braucci di Caivano, attraverso un comunicato ufficiale del Collettivo studentesco dell’istituto.
Nel documento, i ragazzi denunciano una narrazione stereotipata e distante dalla realtà quotidiana che vivono. Secondo gli studenti, Caivano continua a essere raccontata quasi esclusivamente attraverso la lente della cronaca nera, alimentando un pregiudizio che pesa soprattutto sulle nuove generazioni.
“Ogni volta che parliamo della nostra scuola avvertiamo lo stigma che grava sul territorio”, scrivono nel comunicato. Come riporta Il Mattino, a sostegno della loro denuncia, gli studenti ricordano episodi di discriminazione vissuti fuori regione, come durante l’evento Scuola Futura 2024 a Cagliari, dove hanno toccato con mano quanto il nome Caivano porti con sé un’etichetta difficile da scrollarsi di dosso. In quell’occasione una studentessa brillante fu presentata più volte come “ragazza di Caivano”, mentre gli altri studenti venivano presentati col loro nome proprio.
Nel mirino del Collettivo non c’è solo la rappresentazione generale del territorio, ma anche la scelta narrativa specifica della fiction. La serie televisiva ruota attorno alla figura della preside, interpretata da Luisa Ranieri e presentata come una sorta di “eroina solitaria” nella lotta al crimine e al degrado. Pur riconoscendo il valore del lavoro della dirigente a cui la storia si ispira, Eugenia Carfora, gli studenti sottolineano come questa “figura tanto gloriosa” finisca per oscurare l’impegno collettivo di insegnanti, famiglie, associazioni e cittadini.
“I problemi esistono” – precisano i ragazzi – “ma non sono diversi da quelli di molte altre periferie italiane”. Questa osservazione mette in luce una questione centrale: perché Caivano deve essere sempre raccontata come caso eccezionale quando le sue difficoltà sono in realtà condivise da numerosi territori del Paese?

A preoccupare particolarmente gli studenti è la semplificazione di dinamiche complesse e la trasformazione di un’intera comunità in una caricatura, soprattutto considerando che la produzione è stata realizzata con fondi pubblici. Nel comunicato viene tracciato un collegamento tra la fiction e il Decreto Caivano del 2023, entrambi accusati di promuovere una logica “punitiva” che, secondo gli studenti, si è già dimostrata inefficace.
“Punire per educare non ha funzionato” scrivono, chiedendo invece interventi che rispondano alle reali esigenze del territorio, andando oltre la retorica dell’emergenza e della repressione per concentrarsi su opportunità concrete di crescita e sviluppo.
Il messaggio finale del Collettivo è un appello che vuole superare i confini del quartiere: “Vogliamo che questo messaggio arrivi in tutta Italia, perché Caivano non è come viene raccontata. Non saranno programmi spettacolarizzati o decreti illusori a toglierci la speranza”
La chiusura del comunicato suona come un manifesto generazionale: “Caivano può sognare. Caivano deve sognare”.
Sapete che nei giorni scorsi la bidella pendolare di Napoli è stata denunciata proprio dalla signora Carfora?
