Il restauro di uno degli angeli affrescati nella basilica romana di San Lorenzo in Lucina ha acceso un caso mediatico e politico bizzarro: dopo l’intervento conservativo, il volto dell’angelo presenta una forte somiglianza con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A respingere ogni lettura ideologica sono però sia il parroco della basilica, monsignor Daniele Micheletti, sia l’autore del restauro, Bruno Valentinetti, che parlano rispettivamente di una semplice operazione tecnica di recupero dell’immagine preesistente, senza alcuna finalità politica.
Basilica di San Lorenzo in Lucina dopo restauro del non professionista Bruno Valentinetti (restauro villa Berlusconi e candidato di Destra Fiamma Tricolore) spunta angelo col volto di Giorgia Meloni…
culto della premier, ma nn so fascisti#Sanlorenzoinlucina #Meloni #31gennaio pic.twitter.com/BkpdoZtUj8— Sirio 🏀 (@siriomerenda) January 31, 2026
A confermare per primo la somiglianza è proprio il parroco. “Anche a me sembra Giorgia Meloni”, ammette Micheletti a Repubblica, raccontando di essere andato a controllare di persona dopo aver letto le prime ricostruzioni. Ma respinge con decisione l’idea di un messaggio politico: “Non vuole dire che siamo meloniani. In quella cappella ci sono anche altri volti, come quello di Umberto II, e questo non significa che siamo monarchici”.
L’angelo si trova nella cappella delle anime sante, dedicata alle anime del purgatorio, un dettaglio che ha ulteriormente alimentato le polemiche. “Sono le anime che si trovano in purgatorio”, chiarisce il parroco. “Nelle chiese ci sono i peggio busti, e mica sono tutti santi. Con questo non voglio dire che Meloni sia in purgatorio, e neanche che sia una santa”. Per Micheletti, dunque, non c’è nulla di irrispettoso: “Ognuno si ispira a chi vuole. Era una cappella piena di umidità e io l’ho fatta sistemare”.
Quanto alle autorizzazioni, il parroco spiega di aver avvisato la sovrintendenza, precisando che si tratta di un’opera relativamente recente, non sottoposta a vincoli stringenti. E aggiunge di essere disponibile a fare un passo indietro: “Se l’opinione pubblica si indigna, lo farò rimuovere. Ma anche Caravaggio faceva opere che poi l’opinione pubblica non voleva più”.
Il “restauratore” Bruno Valentinetti, 83 anni – che in realtà è un artigiano e un volontario – nega a Repubblica di aver raffigurato consapevolmente la premier, pur sorridendo davanti alle domande dei cronisti. “Questo lo dite voi. Questo angelo non è Giorgia Meloni”, ripete più volte.
Secondo la sua versione l’angelo incriminato “non è un’opera antica, dovrebbero averla fatta per il Giubileo del 2000. Mi hanno chiesto di sistemarla e l’ho fatto” il volto sarebbe semplicemente il risultato del recupero del disegno originale: “Ho ricalcato il ritratto che c’era prima. Chiedetelo a chi ha fatto quel disegno 25 anni fa perché sembra la Meloni”.
Valentinetti racconta di aver lavorato all’opera per due anni, concludendo il restauro circa un anno fa. “Nel restauro si fa lo scialbo e riappare il disegno che c’era prima”, spiega. “Il profilo era rovinato, l’ho recuperato e ricalcato. Per le ombre mi sono aiutato con delle riviste di moda”. Lo stesso metodo, dice, è stato usato anche per l’altro angelo affrescato.
Respinte anche le insinuazioni su un suo presunto orientamento politico: “Ma quale Fratelli d’Italia e Meloni. Vivo con 600 euro di pensione sociale, Meloni non mi ha dato nulla. Non mi piace”. E quando gli viene ricordata una sua candidatura del passato con la Fiamma Tricolore, replica ironico: “Avranno messo il mio nome a mia insaputa”.
“L’unico politico che mi piaceva era Andreotti” – spiega Valentinetti – “aveva l’ufficio qui vicino”. E conferma di aver lavorato per Berlusconi, in passato, nella residenza di Macherio: “Mi aveva raccomandato una principessa, Berlusconi veniva ogni tanto con l’elicottero. Era soddisfatto del risultato. Avevo risistemato un’opera floreale”
Tra smentite, battute e mezze ammissioni, il caso dell’“angelo con il volto di Meloni” resta aperto. Per ora, nessuna decisione ufficiale sulla rimozione o modifica dell’opera, mentre l’immagine continua ad attirare curiosi, fedeli e fotografi.
