Oggi ai funerali di Enrica Bonaccorti a Roma erano presenti molti vip, amici e colleghi. Non c’era però Renato Zero, che non ha potuto partecipare e ha mandato una lettera che è stata letta da monsignor Antonio Staglianò.
Come è noto il cantante ha avuto una relazione con la conduttrice, molti anni fa ma erano rimasti amici. Di seguito il testo completo della lettera di Zero.
“Tutto ciò che ti avrei voluto dire te l’ho detto. Ci siamo scambiati per tempo informazioni utili, formule, suggerimenti per non perdere l’orientamento e il vero scopo del nostro vivere. All’occorrenza, sorella, amica e complice.”
“Pur di non lasciarmi sguarnito. Ci siamo arrangiati sempre, inventandoci giorno per giorno un mestiere diverso. Tu ti sei persino improvvisata mia manager per farmi ottenere qualche scrittura.”
“Certo che abbiamo vissuto. Certo che ci siamo offerti. Certo che è stato un percorso infinitamente variegato e coinvolgente.”
“A un tratto però mi sono svegliato e non ci sei più. La tua fresca risata non mi arriva. I tuoi sorrisi educati e fragranti.”
“La tua ironia pungente e stimolante. Tutto è silenzio. E comprendo che da adesso dovrò sbrigarmela da solo.
Eppure quanto di te resta e addosso. Quanta energia sprigiona la tua poesia. Quanta bellezza ti porti via.
Ma io so che passerai da me una, cento, mille, un miliardo di volte. Ed è per questa ragione che lascerò sempre aperta quella porta”
Ai funerali di Enrica Bonaccorti hanno partecipato, in presenza, numerosi vip, da Alberto Matano a Ilona Staller e c’èrano anche la figlia Verdiana e uno dei due ex mariti, Arnaldo Del Piave.
Renato Zero aveva un rapporto speciale di lunga data, con la conduttrice e autrice e di recente si erano visti al concerto del cantante. Lui aveva fermato tutto per raggiungerla e abbracciarla.

Nella sua lettera l’artista ha fatto riferimento al fatto che Bonaccorti si sia spacciata per la sua agente, un episodio che risale agli inizi della loro avventura nello spettacolo e che fu confermato da Enrica in un’intervista al Corriere della Sera:
“Io fingevo di essere la sua agente, mettevo un abito serio e andavo a vendere le sue serate nei bar. A volte mettevo una tutina nera con le frange e mi esibivo con lui, inventando finte pubblicità. Avevamo vent’anni, ci accomunava un sogno di futuro che di certo avremmo conquistato, senza pensare al come, al cosa”
