Amy Madigan ha scritto una piccola pagina di storia nella notte degli Oscar 2026, conquistando la statuetta come migliore attrice non protagonista per la sua interpretazione nel film horror Weapons. A 75 anni, l’attrice ha stabilito un record senza precedenti: il lasso di tempo più lungo tra una prima nomination e una vittoria nella storia dell’Academy Awards.
Amy Madigan bursts into laughter while accepting her #Oscar for Best Supporting Actress for “Weapons,” joking that she didn’t even have to shave her legs for the ceremony.
(via ABC/AMPAS) pic.twitter.com/vQW5SNmWj9
— Variety (@Variety) March 15, 2026
La Madigan era stata candidata per la prima volta nel 1986, esattamente 40 anni fa, nella stessa categoria per il dramma Due volte nella vita. Non aveva vinto, ma aveva portato avanti una carriera solida. Quest’anno, il suo ritorno alla ribalta con il personaggio di Zia Gladys ha finalmente portato a casa il tanto atteso Oscar.
Nel film diretto da Zach Cregger, Madigan interpreta una strega parassita dal trucco pesante e dagli occhiali ingombranti, un personaggio che è diventato rapidamente un fenomeno di internet, generando innumerevoli meme e costumi di Halloween. Weapons, prodotto con un budget inferiore ai 40 milioni di dollari, ha incassato 270 milioni in tutto il mondo, dimostrando che il genere horror può ancora conquistare sia il pubblico che la critica.
Sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles, Madigan ha accolto la vittoria con un momento che resterà negli annali: una risata quasi stregonesca, perfettamente in linea con il suo personaggio. Oltre a questo, quando è salita sul palco, è arrivata correndo e stendendo le braccia in fuori, come fanno i bambini del film, quando scompaiono. “Questa è fantastica!”, ha esclamato l’attrice. “Tutti mi chiedevano quale fosse la differenza rispetto a 40 anni fa. La differenza è questo piccolo omino dorato”, ha detto mostrando la statuetta con orgoglio.
Durante il discorso di ringraziamento, la Madigan ha raccontato. “Ieri sera ero sotto la doccia ragionando su cosa dire mentre mi depilavo le gambe. Ora che ho i pantaloni addosso non devo preoccuparmene”, ha scherzato. Ha poi ringraziato Cregger per aver scritto “un ruolo da sogno”.
La vittoria non era scontata. La Madigan ha battuto una rosa di candidate che includeva Wunmi Mosaku per Sinners, considerata da molti la favorita, Teyana Taylor per Una battaglia dopo l’altra, Elle Fanning e Inga Ibsdotter Lilleaas per Sentimental Value. Durante la stagione dei premi, l’attrice aveva già vinto il SAG-AFTRA Actor Award e ricevuto nomination ai Golden Globes e ai BAFTA.
Come scrive Variety, nel suo discorso, Madigan ha voluto riconoscere il supporto delle sue colleghe nominate. “Quando facevo la promozione di Weapons, viaggiavo da sola. Le persone di Una battaglia dopo l’altra e Sinners mi hanno abbracciata dicendomi: vieni con noi, conosciamoci”, ha raccontato con emozione.
Il momento più emozionante è arrivato quando ha ringraziato la sua famiglia, in particolare il marito Ed Harris, attore plurinominato agli Oscar e seduto in platea durante la cerimonia. “Soprattutto voglio ringraziare la mia bellissima figlia Lily e suo marito. E naturalmente tutti i cani. Ma il più importante è il mio amato Ed. Sei stato con me per sempre, ed è un tempo dannatamente lungo. Niente di tutto questo avrebbe senso se non fossi al mio fianco”, ha concluso visibilmente commossa. Tra l’altro Weapons avrà uno spinoff incentrato proprio sul personaggio di Gladys, quindi non è finita qui.
Buen momento para recordar cuando Amy Madigan y Ed Harris se negaron a aplaudir el Oscar honorífico de Elia Kazan.
Momento histórico de la ceremonia.
pic.twitter.com/DdCWTlSBzE— Carla ❁ (@shannonlada) March 15, 2026
Come ricorda Entertainment Weekly, Amy Madigan ed Ed Harris sono una delle coppie più longeve di Hollywood, e nel 1999 fecero parlare di sé durante un’altra cerimonia degli Oscar. In quell’occasione, entrambi rimasero seduti a braccia conserte, rifiutandosi di applaudire quando il regista Elia Kazan ricevette un Oscar onorario. Il gesto era una protesta contro la testimonianza di Kazan davanti al Comitato per le Attività Antiamericane nel 1952, quando denunciò colleghi sospettati di simpatie comuniste durante la caccia alle streghe maccartista.
Anni dopo, Madigan spiegò quella scelta: “Non c’era modo che lo facessimo. Mio padre, che non è più con noi, era un analista politico e giornalista. Lavorava a Capitol Hill quando c’era il maccartismo e quella vicenda lo segnò profondamente. Ricordare tutto questo mi fece dire: assolutamente no”.
