Il ritorno di Buffy, l’iconica serie creata da Joss Whedon, sembrava ormai inevitabile, ma dietro la cancellazione improvvisa del reboot si nasconde un retroscena decisivo: il progetto sarebbe stato bloccato da un singolo dirigente chiave, Craig Erwich. Una scelta che ha reso vani mesi di sviluppo proprio quando il via libera sembrava imminente. Con Sarah Michelle Gellar pronta a tornare e Chloé Zhao alla regia, il revival aveva tutte le carte in regola per concretizzarsi.
E invece, tra tensioni creative, costi e visioni divergenti, è arrivato lo stop. Un caso emblematico che mostra quanto, oggi, il destino di una serie possa dipendere da equilibri interni più che dal potenziale narrativo. A raccontare tutta la storia legata al clamoroso buco nell’acqua è la stessa Gellar in un’intervista a People.
Il progetto nasce circa quattro anni fa, quando Chloé Zhao, grande fan dichiarata della serie originale, convince Sarah Michelle Gellar a tornare nei panni di Buffy Summers, un ruolo che l’eroina aveva sempre rifiutato di riprendere dopo la fine dello show nel 2003. L’idea prende forma presso Hulu e gli studi 20th Television e Searchlight Television: una nuova serie che affianchi una giovane cacciatrice, interpretata da Ryan Kiera Armstrong, alla Buffy adulta.
“Non mi era mai passato per la mente di tornare… poi Chloé è entrata nella mia vita e in un solo incontro mi ha fatto dire sì.”
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Tuttavia, una volta consegnato il pilot, emergono i primi problemi. Secondo diverse fonti, Hulu lo considera “troppo improntato ai giovani” e con una scala narrativa “troppo piccola”. Perciò, viene richiesta una riscrittura: le sceneggiatrici Nora e Lilla Zuckerman rielaborano il progetto in una versione più lunga (circa 90 minuti), più adulta e più adatta allo streaming moderno, con maggiore presenza del personaggio di Buffy.
Questa nuova versione viene accolta positivamente dagli studi, tanto che internamente si parla apertamente di un’imminente approvazione della serie. Alcuni dirigenti sembrano pronti a sostenerla completamente.
Poi arriva la svolta improvvisa. Venerdì sera, senza preavviso e senza una scadenza imminente che lo giustifichi, il presidente del Disney Television Group, Craig Erwich, comunica che il progetto non andrà avanti.
Il modo e il momento della decisione diventano subito parte della polemica: la telefonata arriva mentre Gellar sta per salire sul palco al SxSw-Con per presentare il film Finché morte non ci separi 2, prodotto dallo stesso gruppo.
“Stavo per salire sul palco davanti ai fan… e ho ricevuto la chiamata. Nessuno se la aspettava.”
Anche il contesto rende tutto più delicato: nello stesso weekend, Zhao è infatti impegnata agli Oscar per il film Hamnet.
“Per chiamarci proprio quel venerdì… nel weekend che doveva essere la celebrazione di Chloé… beh, ti fa capire tanto….”
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Uno degli elementi più discussi del ‘giallo’ riguarda il rapporto difficile con un dirigente interno al gruppo, mai nominato direttamente ma identificato da Deadline proprio in Erwich. Secondo Gellar, questa figura apicale non era coinvolta emotivamente nel progetto, tanto da ostracizzarlo apertamente.
“Avevamo un executive che non era fan dell’originale… ed era orgoglioso di dire a tutti che non aveva mai visto la serie per intero. Come fai a portare avanti una serie amata da tutti collaborando con qualcuno che non la ama?
Le ragioni ufficiali della cancellazione restano ad ogni modo poco chiare. Alcune fonti parlano di costi troppo elevati per la nuova versione; altre sostengono che il progetto, anche dopo la riscrittura, non raggiungesse il livello qualitativo della serie originale.
Un insider ha descritto la situazione con una metafora efficace: è come ristrutturare una casa costosa e poi scoprire problemi alle fondamenta — per poi decidere di abbandonarla invece di sistemarla.
Nonostante tutto, il futuro del franchise non è del tutto segnato. I diritti appartengono a Disney, quindi il progetto non può essere facilmente traslocato altrove, ma resta l’interesse nel riportare Buffy sullo schermo in qualche forma nei prossimi anni.
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