Close Menu
  • Home
  • Cinema
    • News
    • Recensioni
    • Ultime uscite al cinema
    • Prossimamente al cinema
  • Serie
    • News
    • Recensioni
    • Serie TV in uscita
  • TV
    • News
    • Recensioni
  • Streaming
    • Apple TV+
      • Ultime uscite su Apple TV+
      • Prossime uscite su Apple TV+
    • Disney+
      • Ultime uscite su Disney+
      • Prossime uscite su Disney+
    • Netflix
      • Ultime uscite su Netflix
      • Prossime uscite su Netflix
    • NOW
      • Ultime uscite su NOW
      • Prossime uscite su NOW
    • Prime Video
      • Ultime uscite su Prime Video
      • Prossime uscite su Prime Video
  • Personaggi
CinemaSerieTV.it
Facebook Instagram YouTube TikTok X (Twitter) Twitch
  • Home
  • Cinema
    • News
    • Recensioni
    • Ultime uscite al cinema
    • Prossimamente al cinema
  • Serie
    • News
    • Recensioni
    • Serie TV in uscita
  • TV
    • News
    • Recensioni
  • Streaming
    • Apple TV+
      • Ultime uscite su Apple TV+
      • Prossime uscite su Apple TV+
    • Disney+
      • Ultime uscite su Disney+
      • Prossime uscite su Disney+
    • Netflix
      • Ultime uscite su Netflix
      • Prossime uscite su Netflix
    • NOW
      • Ultime uscite su NOW
      • Prossime uscite su NOW
    • Prime Video
      • Ultime uscite su Prime Video
      • Prossime uscite su Prime Video
  • Personaggi
CinemaSerieTV.it
Home » Film » A cinquant’anni da Barry Lyndon: il capolavoro che smaschera il mito del successo

A cinquant’anni da Barry Lyndon: il capolavoro che smaschera il mito del successo

A 50 anni dall’uscita, Barry Lyndon resta un capolavoro: tra caso, finzione e menzogna, Kubrick riflette sul destino e sull’illusione sociale.
Alessandro BombaceDi Alessandro Bombace18 Marzo 2026
Facebook Twitter WhatsApp Telegram
Barry Lyndon, una scena (fonte: Warner Bros)
Barry Lyndon, una scena (fonte: Warner Bros)
Condividi
Facebook Twitter WhatsApp Email LinkedIn Telegram Pinterest

Nel 2026 si celebrano i cinquant’anni dell’uscita italiana di Barry Lyndon, e guardare questa pellicola dopo mezzo secolo fa ancora tremare le vene e i polsi. L’espressione utilizzata è dantesca, non a caso. Il film di Kubrick è un monumento del cinema – come molte delle sue opere – che spaventa: come sempre nella sua carriera decide di attingere a un genere specifico trascendendone i limiti. Barry Lyndon non è un film storico, o un film in costume. Nella sua sconfinata accuratezza, diversi sono gli errori anacronistici, l’utilizzo di musiche non contemporanee alle vicende e, in generale, un’atmosfera che rivendica a gran voce la sua artisticità.

Barry Lyndon è l’immagine sognante che un appassionato d’arte può figurarsi alla vista di un quadro settecentesco. È il volo ad occhi chiusi che un appassionato di musica può intraprendere all’ascolto di Handel, o i pensieri proibiti alla lettura delle righe di De Sade. Se Kubrick è il maestro assoluto della perfezione cinematografica, Barry Lyndon ne è un clamoroso esempio; proprio perché il cinema, per il regista americano, non vuole essere un ritratto della realtà. L’epopea del protagonista stesso, Redmond Barry, assume i tratti improbabili di una vita fantastica (il film è tratto dal romanzo ottocentesco Le memorie di Barry Lyndon di Thackeray).

Troppe sono le vie da poter percorrere per analizzare il capolavoro kubrickiano. Più di tutte, le vite vissute – e quelle che avrebbe potuto vivere – di Redmond Barry. Cercheremo di solcarne alcune, con l’invito ad andare al cinema e scoprire, o riscoprire ancora una volta, questo monumento della settima arte che oggi – più di allora – parla del cinema e di noi stessi.

Il caso: una vita governata dal caos

Barry Lyndon, una scena (fonte: Warner Bros)
Barry Lyndon, una scena (fonte: Warner Bros)

“E con le proprie forze si era elevato fino alle più alte sfere della società”. Il narratore del film pronuncia queste parole, e per tutta la durata della pellicola sembra prendere le parti del protagonista. Ma così come accade nel romanzo, dove il narratore è Redmond Barry stesso, lo spettatore si rende conto della poca affidabilità della voce narrante. Non tanto, nel caso della pellicola, per la valutazione “positiva” delle azioni di Redmond; ma per il tentativo di restituirgli meriti nella sua scalata sociale.

La sua esistenza è scandita, in realtà, da eventi del tutto casuali. Le stesse sventure che gli capitano si rivelano utili, col senno di poi, per i suoi obiettivi ultimi. Barry Lyndon è l’ascesa di un uomo senza particolari meriti, se non quelli di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Sicuramente, in svariate occasioni, subentra la scaltrezza di utilizzarle a proprio vantaggio; ma il grande grido della pellicola, nonostante il contrappunto della voce narrante, è che la vita è retta totalmente dal caso.

Trovarsi di fronte alla vita (o addirittura alle vite) di Redmond Barry potrebbe essere un antidoto, nella contemporaneità, al mito dello scalatore sociale che ce la fa con le sue sole forze. Kubrick, tra le altre cose, decostruisce il sogno americano mediante un film ambientato nella vecchia Europa e in salotti che il nuovo continente forse non ha mai conosciuto; proponendoci una visione della vita totalmente caotica, impossibile da padroneggiare se non nelle frivolezze.

La finzione: il cinema come imitazione della realtà

Barry Lyndon, una scena (fonte: Warner Bros)
Barry Lyndon, una scena (fonte: Warner Bros)

Barry Lyndon è il film di Kubrick più premiato agli Oscar assieme a Spartacus: quattro statuette, tutte tecniche. Scenografia, costumi, colonna sonora e fotografia. Esteticamente, è indubbio, la pellicola ha fatto storia per il suo stile grandioso, per la ricercatezza formale e, in generale, per la bellezza di ogni singola inquadratura. Ogni scena sembra riprendere il rococò di artisti come Gainsborough o Boucher; ma anche il romanticismo di Constable o Füssli. Tutto questo ornamento è servito a Kubrick per restituire, però, la parvenza del reale.

Come già anticipato, Barry Lyndon è l’immagine che noi abbiamo del tardo ’700, non il vero ’700. Jack Nicholson dichiarò che Kubrick gli disse, durante le riprese di Shining, che fare cinema significa “fotografare la fotografia della realtà”. Fare cinema è un’imitazione di secondo livello. Tutto il cinema di Kubrick – e in questo Barry Lyndon sembra essere quasi un compimento – è il tentativo di catturare il già catturato. Citazioni colte porterebbero all’idea di arte platonica: l’arte che è copia di una copia (il reale), che imita le idee.

Kubrick nasce, si sa, come fotografo. La sua idea di cinema è profondamente radicata nell’idea di cogliere l’attimo di perfezione. Ma la perfezione non è di questo mondo. Al massimo, lo è la rappresentazione di esso: l’idea della musica, l’idea dei costumi, l’idea dei paesaggi settecenteschi.

Se volessimo mantenere il dialogo con Platone, l’idea in Kubrick non sarebbe l’estremo a cui il reale guarda; ma sarebbe la prima copia del reale stesso, la sua immagine, ciò che ci restituiscono gli artisti. È solo a questo punto che subentra il cinema, che fotografa l’idea di realtà, la sua immagine. Barry Lyndon, se guardato sotto quest’ottica, sembra quasi un compendio della nostra idea di vita settecentesca: la pericolosità delle guerre, dei viaggi a cavallo, le sfide a duello. Ma anche gli sfarzi, i salotti, il perbenismo che maschera il libertinaggio.

La menzogna: identità e costruzione sociale

Barry Lyndon, una scena (fonte: Warner Bros)
Barry Lyndon, una scena (fonte: Warner Bros)

Se la forma è contenuto, e abbiamo appurato che la forma di Barry Lyndon è una dichiarata menzogna sulla realtà, non risulta difficile pensare che ciò di cui parla Barry Lyndon è una grande bugia. O meglio: delle bugie che Redmond Barry racconta agli altri (mediante storie o comportamenti) per apparire diverso da come lui realmente è: un povero plebeo. La scalata sociale è il modo attraverso il quale il protagonista cerca di mascherare la vergogna di un’estrazione bassa.

Ma qual è il motore di questo risentimento nei confronti delle proprie umili origini? L’amore. Si badi, non quello ideale; ma quello passionale. La pulsione in Kubrick è quasi sempre il motore delle azioni – l’ultima parola della sua filmografia è “fuck”, pronunciata da Nicole Kidman in Eyes Wide Shut. Redmond si vede rifiutato da Nora, sua cugina, perché senza un quattrino. Preferisce il capitano dell’esercito John Quin, che può regalarle soldi e status sociale. Il viaggio che nascerà da quella delusione lo porterà a vestire i panni di persone sempre diverse.

Redmond Barry sarà un membro dell’esercito inglese; ma anche dell’esercito prussiano, perché non è il vero patriottismo che lo guida. Ma sarà anche una spia, peraltro doppiogiochista: il mentitore per eccellenza. Prima dell’ascesa sociale, sarà anche un giocatore d’azzardo professionista, baro. Il gioco delle carte, onnipresente nella pellicola sin dall’inizio, sembra quasi essere metafora della vita: retta dal solo caso, non c’è bravura, vince chi bara.

E la mossa da gran giocatore è proprio il matrimonio con Lady Lyndon, che gli permetterà di entrare a far parte di un’alta società che, però, lo guarderà sempre dall’alto in basso. Alla parola “plebeo”, pronunciata dal figliastro, Redmond avrà uno scatto d’ira e mostrerà la sua vera natura, celata da una menzogna che ormai credeva essere verità.

Redmond Barry: il fallimento dell’illusione

Barry Lyndon, una scena (fonte: Warner Bros)
Barry Lyndon, una scena (fonte: Warner Bros)

Il “povero” Barry Lyndon non ha mai posseduto realmente qualcosa. Il finale, sotto questo punto di vista, è eloquente: ormai diseredato, senza una gamba, ha bisogno delle stampelle per muoversi. Avrà una vita da esiliato, lontano dallo sfarzo, con una rendita annuale di cinquecento ghinee dalla famiglia Lyndon. La perfetta immagine di una vita vissuta sempre sulle spalle degli altri: i risparmi della madre, la vita nell’esercito, i soldi rubati al gioco e il patrimonio – non suo – sperperato per restituire un’immagine nobile di sé. Quell’immagine che voleva tanto diventasse realtà.

Ma la realtà, a Kubrick, non interessa. Gli interessano i tentativi dell’uomo di renderla a sua misura, fallendo miseramente. Tra i pochi che non hanno fallito rientra Stanley Kubrick stesso, che è stato capace di accompagnarci in futuri distopici, olocausti nucleari, viaggi interplanetari; ma anche in campi di battaglia, o nella mente di uno scrittore impazzito. Con Barry Lyndon ci permette di compiere un viaggio nella fantasia più sfrenata, che però è più vera del vero.

Quasi fantascientificamente, Kubrick utilizza lenti della NASA, sviluppate originariamente per cogliere la luminosità di stelle irraggiungibili, per catturare, in questo caso, la fugace e tenue luce di una candela. Il viaggio nel ’700 è un viaggio, a questo punto, interstellare. Che differenza c’è tra una stella lontana anni luce e una candela di trecento anni fa? Possono essere raggiunte dalla macchina da presa, che racconta la potenza del falso, che ci inganna per sembrare vero. Esattamente come Redmond Barry cerca di ingannarci per sembrare Barry Lyndon.

Facebook Instagram YouTube TikTok X (Twitter) Twitch
  • Home
  • Chi siamo
  • Staff e redazione
  • Contattaci
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
© 2026 CinemaSerieTV.it proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - [email protected] | Foto credits: DepositPhotos

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.