L’attrice Amanda Peet, nota per i suoi ruoli in Tutto può succedere e FBI Protezione testimoni, ha rivelato pubblicamente che le è stato diagnosticato un tumore al seno in un momento particolarmente difficile della sua vita. La star ha condiviso la sua esperienza attraverso un saggio pubblicato su The New Yorker nel quale ha raccontato il percorso dalla scoperta della malattia fino alla guarigione, tutto mentre entrambi i suoi genitori si trovavano in hospice su coste opposte degli Stati Uniti.
Per anni, Peet era stata informata dai medici di avere un seno definito “denso” e impegnativo, caratteristiche che richiedevano un monitoraggio ogni sei mesi. A settembre 2025, l’attrice si è recata in clinica per quello che credeva sarebbe stato un controllo di routine. Durante l’esame, tuttavia, qualcosa è cambiato. “La dottoressa K. di solito chiacchierava con me durante la visita, ma questa volta è rimasta in silenzio”, ha scritto Peet. Il medico le ha comunicato che non le piaceva l’aspetto di qualcosa visibile all’ecografia e ha voluto eseguire immediatamente una biopsia.
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Il momento della verità è arrivato quando la dottoressa ha annunciato che avrebbe portato personalmente il campione al reparto di Patologia del Cedars-Sinai. “È stato allora che ho capito”, ha ricordato l’attrice. Il giorno successivo è arrivato un rapporto preliminare: il tumore sembrava piccolo, ma sarebbe stata necessaria una risonanza magnetica dopo il weekend per determinarne l’estensione. Peet ha dovuto inoltre attendere i risultati del suo stato recettoriale, che indica l’aggressività del tipo specifico di cancro. Per farle capire il concetto, la dottoressa le ha fatto un esempio molto semplice: “Sono un po’ come i cani: da una parte ci sono i barboncini dall’altra i pitbull”
L’attrice ha descritto l’angosciante attesa dei risultati insieme al marito David Benioff, co-creatore de Il trono di spade, durante la quale ha assunto piccole dosi di Ativan per gestire l’ansia. Quando finalmente è arrivato il messaggio della dottoressa recitava: “Tutte caratteristiche da barboncino!” Peet era risultata positiva ai recettori ormonali e negativa al HER2, entrambi fattori favorevoli per il trattamento.
La gioia, tuttavia, è durata poco. Una successiva risonanza magnetica ha rivelato una seconda massa nello stesso seno, rendendo necessaria un’ulteriore biopsia guidata da risonanza. Peet ha descritto la procedura come “straziante”, paragonandola a un perverso gioco di battaglia navale in cui il tecnico e il medico chiamavano coordinate per localizzare i punti target per l’ago. “Il medico mi ha detto che c’era il 50 percento di probabilità che ci fosse altro cancro”, ha scritto. Fortunatamente, la seconda massa è risultata benigna.
Durante questo periodo intenso, Peet ha affrontato anche la perdita del padre, deceduto mentre era in hospice. L’attrice ha ammesso di essersi sentita in colpa per non aver pianto, ma ha anche riconosciuto che il lutto le ha dato una momentanea tregua dall’ansia sulla propria salute. Poco dopo, insieme alla sorella, ha dovuto decidere se informare la madre della morte del padre, una decisione complicata dallo stadio avanzato del Parkinson che affliggeva la donna.
La diagnosi finale ha stabilito che Peet aveva un cancro al seno di stadio I, trattabile con lumpectomia e radioterapia, senza necessità di doppia mastectomia o chemioterapia. L’attrice ha descritto il trattamento come non particolarmente difficile, almeno fino alle ultime sessioni, quando si è ritrovata con un capezzolo “bruciacchiato e con vesciche, come un marshmallow troppo arrostito”.

A gennaio di quest’anno, due settimane dopo aver ricevuto la prima scansione pulita, Peet ha dovuto affrontare un’altra perdita. L’infermiera dell’hospice le ha suggerito di chiamare l’agenzia funebre, informandola che sua madre sarebbe morta nel giro di pochi giorni. L’attrice ha trascorso gli ultimi momenti con la madre in un silenzio comunicativo: “Non ero sicura se mia madre sapesse di star guardando me o se fossi solo una costellazione di forme interessanti e disincarnate. Le ho detto ‘howdy doodle’, il modo in cui lei mi salutava spesso. Ma poi ho capito che stava comunicando senza parole, e l’ho seguita. Il tempo stava finendo e, del resto, le avevo già detto tutto”.
