La polemica attorno a The Drama, il nuovo film targato A24 con Zendaya e Robert Pattinson, non si ferma alla trama controversa (attenzione, seguono spoiler) Al centro del dibattito c’è la reazione di Jackie Corin, attivista e sopravvissuta alla strage di Parkland nel 2018, che ha espresso forti perplessità sia sul modo in cui il film affronta il tema delle sparatorie scolastiche sia sulla strategia comunicativa adottata per promuoverlo.
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Il punto chiave non è tanto l’esistenza del film in sé, quanto il rischio che il tono e il marketing possano banalizzare una realtà drammatica per milioni di giovani. Intervistata da The Hollywood Reporter, Jackie Corin ha definito The Drama “un’inevitabile evoluzione della narrazione”, riconoscendo che le sparatorie scolastiche sono ormai parte del racconto culturale contemporaneo. Tuttavia, ha subito messo in guardia sui rischi:
“La violenza armata, in particolare nelle scuole, non è solo un espediente narrativo. L’arte può approfondire la comprensione pubblica, ma può anche distorcere la realtà, soprattutto quando cerca di renderla più digeribile”.
Il film racconta la storia di una giovane donna prossima alle nozze, che confessa di aver pianificato una sparatoria da adolescente, senza poi portarla a termine. Un tema che, nel film, viene trattato anche con sfumature da commedia nera. Ed è proprio qui che nasce il disagio.
Corin, che non ha ancora visto il film, ha spiegato che l’uso dell’umorismo può essere uno strumento valido per elaborare paura e trauma, ma non è neutrale: “Quello che per qualcuno può sembrare satira o contrasto tonale, per altri può risultare molto disturbante”.

Un altro punto sollevato da Corin riguarda la scelta dei protagonisti. Zendaya e Robert Pattinson, due star amatissime soprattutto dal pubblico giovane, rischiano – secondo l’attivista – di amplificare il messaggio del film in modo problematico.
“Questa è stata la mia preoccupazione principale appena ho saputo della trama. Sono icone per molti giovani. Questo può essere un valore aggiunto, ma aumenta anche la posta in gioco”.
Non è una critica agli attori in sé, precisa Corin a The Hollywood Reporter, ma alla necessità che un progetto di questo tipo sia all’altezza dell’impatto culturale che porta con sé.
Le critiche più dure arrivano però sul fronte della comunicazione. Corin ha commentato con ironia la scelta di A24 di nascondere il tema centrale del film nei trailer e nella promozione: “Una strategia decisamente interessante – mettiamola così”. Secondo lei, il fatto che anche durante il tour stampa i protagonisti non abbiano affrontato apertamente il tema delle sparatorie rende difficile capire perché abbiano deciso di partecipare al progetto: “Spero che usino le loro piattaforme per parlare di violenza armata in modo responsabile”.
Le perplessità di Corin sono state ribadite anche a IndieWire, dove ha parlato a nome dell’organizzazione March for Our Lives, di cui è direttrice esecutiva. In questo caso, il bersaglio è ancora più preciso: non il contenuto del film, ma il modo in cui è stato presentato al pubblico.
“Il film potrebbe cercare di affrontare domande reali su responsabilità e cambiamento, ma il marketing non è allineato. Con un tema così serio, la conversazione non può iniziare e finire sullo schermo”.
E ancora
“Lasciare tutto nell’ambiguità senza assumersi la responsabilità di discutere quanto sia reale e pesante questo tema è, nel migliore dei casi, un’occasione persa, nel peggiore dannoso”.
Corin ha anche rivelato che non vedrà il film, per motivi personali legati alla sua esperienza di sopravvissuta: “So che ci sono flashback che potrebbero riattivare emozioni molto forti, e scelgo di non espormi”.
Il massacro a Parkland, in Florida, avvenne il 14 febbraio 2018 a quando Nikolas Cruz, un ex studente di 19 anni, aprì il fuoco all’interno della Marjory Stoneman Douglas High School, uccidendo 17 persone e ferendone molte altre. Armato di un fucile semiautomatico, iniziò a sparare nel primo pomeriggio, cogliendo di sorpresa studenti e insegnanti; dopo l’attacco riuscì a fuggire mescolandosi tra i presenti, ma fu arrestato poco dopo. Cruz aveva un passato problematico, segnato da disturbi mentali, comportamenti violenti e numerose espulsioni scolastiche, oltre a segnali d’allarme ignorati, come minacce e contenuti inquietanti sui social. Nonostante precedenti segnalazioni anche all’FBI, non fu fermato in tempo. Nel 2022 è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Tra le vittime vi furono studenti e membri del personale scolastico, alcuni dei quali morirono compiendo atti eroici per salvare altri.
