Agostina Belli si è raccontata nello studio di Domenica In, ripercorrendo alcuni dei momenti più delicati della sua vita privata tra cui l’omicidio di sua madre Adele Dossena, nel 1970. Una storia che da più di cinquant’anni la accompagna come un’ombra.
La madre di Agostina aveva 53 anni, era separata e gestiva una pensione in via Copernico a Milano, che era frequentata soprattutto da studenti con i quali era in buoni rapporti, tanto che la chiamavano “mamma Lina” o “Mami” Fu uccisa a coltellate il 16 febbraio 1970, a Milano, al primo piano della palazzina. Le indagini dopo appena un anno furono abbandonate ma negli ultimi anni si è tornato a parlare del caso perché potrebbe essere collegato ai molteplici omicidi commessi da un serial killer.
Agostina Belli ha descritto il rapporto con la mamma come non semplice, ma che con il passare degli anni ha riscoperto. “Mamma aveva 53 anni quando è morta. Lei affittava le camere, era voluta bene da tutti. Casa sua era come l’ingresso di un hotel, la chiamavano Mami”, ha raccontato. Poi ha aggiunto anche il lato più personale del loro legame: “Con lei non avevo un buon rapporto, non era abbastanza affettuosa. L’ho scoperta quando sono andata alla Rinascente perché il pomeriggio andavo da lei e mangiavamo insieme”.

Il racconto si fa ancora più duro quando l’attrice arriva alla sera in cui la madre fu trovata morta in casa. Da quel momento, spiega, per lei è iniziata una ricerca senza sosta: “Da 50 anni cerco l’assassino di mia mamma. Io e mia sorella abbiamo richiesto l’apertura del caso per poter fare una ricerca più approfondita”.
I dettagli della scena del crimine hanno alimentato i sospetti dell’attrice: “Sulla scena del crimine c’erano due bicchieri. Su un pacco di caramelle, vuol dire che lei lo conosceva. Mi sono messa a fare la detective” Un’ossessione, racconta, che ha condizionato anche il suo rapporto con il successo: “Non mi fregava niente del successo, io volevo guadagnare più soldi per pagare questi due individui che avevo assunto per scoprire la verità dietro la morte di mamma”
Agostina Belli ha raccontato anche il clima di terrore vissuto durante quegli anni. “Quando è arrivato il successo, nelle interviste dicevo che avrei trovato l’assassino di mamma, ma intanto ricevevo minacce di morte, mi hanno avvelenato il cane, rubato la macchina. Avevo paura di rimanere da sola a casa”, ha confessato.
Poi il dettaglio più inquietante: “Quando sentivo la segreteria c’era sempre un messaggio di una voce camuffata che mi diceva: “Smetti di indagare su tua madre, altrimenti farai la sua stessa fine”. L’attrice confessa: “Ero terrorizzata. Sono andata alla polizia e il commissario mi ha detto di smetterla di cercare” Di fronte a questa situazione, Agostina Belli ha preso una decisione estrema: “Ho comprato una Smith Wesson 37, una pistola per difendermi”.
Nel 2021 a Vanity Fair Agostina raccontò che a scoprire il corpo di sua mamma furono alcuni affittuari che si erano dati appuntamento da lei per vedere la tv. “Tra gli inquilini c’erano molti studenti universitari che lei trattava come figli, sempre pronta a portare una camomilla se stavano male, ad aiutarli. Mamma aveva la televisione, una cosa rara per l’epoca, e la sera il suo salotto era sempre pieno. Proprio quella sera c’era un film e alcuni inquilini si erano messi d’accordo per vederlo insieme, ma trovarono il portone dell’appartamento chiuso”
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Belli ha spiegato che sua mamma lasciava il portone di casa praticamente aperto. “L’appartamento di mamma sembrava la reception di un albergo. C’era un doppio ingresso: il portone, un piccolo atrio e una porta a vetri. Lei chiudeva solo quest’ultima, a meno che non uscisse per periodi lunghi. Gli ospiti aspettarono per un po’, poi cominciarono a chiamarla. Un paio di inquilini decisero di entrare. L’appartamento era tutto in disordine, come se ci fossero stati i ladri. Cassetti divelti, sedie per terra, mobiletti e tavolini spostati. Mamma era a terra nel salotto, morta. Noi lo scoprimmo solo alle 4 del mattino” L’appartamento fu trovato a soqquadro, ma gli oggetti preziosi erano in bella vista e non furono rubati. Per questo motivo Agostina esclude che si sia trattato di un ladro.
Nel 2021 il criminologo Franco Posa ha condiviso un’ipotesi che avrebbe potuto dare una svolta al caso. Ha scoperto che l’omicidio di Adele Dossena potrebbe non essere un caso isolato: almeno altre sei donne furono uccise a coltellate a Milano con modalità simili, tutte aggredite alle spalle. Grazie a un software di geolocalizzazione usato nei casi di serial killer, i delitti risultano concentrati in un’area precisa della città. L’analisi delle autopsie di cinque vittime suggerisce che possa trattarsi dello stesso assassino, probabilmente mancino, aprendo l’ipotesi di un serial killer attivo in quegli anni.
Agostina Belli ha commentato queste ipotesi con un sentimento di sgomento e speranza. “Mi è precipitato di nuovo tutto addosso. Sono ricominciati gli incubi. Posa e i suoi colleghi utilizzano metodi moderni che arrivano dall’America. Poi oggi esistono tanti esami che prima non c’erano, come i test del dna. Per questo la Procura deve riaprire il caso. Bisogna esaminare i fascicoli, gli interrogatori dell’epoca, verificare tutte le autopsie. All’epoca non sequestrarono nemmeno gli oggetti trovati nell’appartamento di mia madre”
