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Home » Personaggi » George Clooney a Cuneo contro Trump: “Minacciare una civiltà è un crimine di guerra”

George Clooney a Cuneo contro Trump: “Minacciare una civiltà è un crimine di guerra”

George Clooney a Cuneo critica Trump sulle minacce all'Iran e alla NATO. L'attore agli studenti parla di diritti, elezioni USA 2024 e libertà di stampa.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco8 Aprile 2026
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George Clooney
George Clooney (depositphotos)
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Il Palazzetto dello Sport di Cuneo non è esattamente il luogo dove ci si aspetterebbe di vedere George Clooney in una mattina di aprile. E invece l’attore e regista americano è arrivato da solo alla guida della propria auto per partecipare ai Dialoghi sul talento organizzati dalla Fondazione Crc insieme alla Clooney Foundation for Justice. Ad ascoltarlo, tremila studenti delle scuole superiori della provincia piemontese, provenienti da Alba, Mondovì, Saluzzo e Savigliano.

Durante l’incontro moderato da Mia Ceran, Clooney non ha usato le cautele diplomatiche tipiche di Hollywood e si è esposto con dichiarazioni nette sulla politica americana e internazionale. Il bersaglio principale, pur senza citarlo sempre esplicitamente, è stato il presidente Donald Trump e le sue recenti minacce contro l’Iran.

Donald Trump alla Casa Bianca
Donald Trump alla Casa Bianca (da Youtube)

“Se c’è qualcuno che dice che vuole porre fine alla civiltà questo è un crimine di guerra“, ha affermato l’attore con fermezza. La dichiarazione fa riferimento alle parole di Trump sulla possibilità di cancellare la civiltà iraniana, una minaccia che Clooney considera inaccettabile secondo il diritto internazionale. “Puoi comunque sostenere il punto di vista dei conservatori ma ci deve essere un confine di decenza, e noi non dobbiamo superarlo”, ha aggiunto.

Come riporta l’ANSA, l’attore si è detto particolarmente preoccupato per le minacce all’Alleanza atlantica: “La Nato ha fatto sì che l’Europa ma anche il resto del mondo siano stati sicuri. Smantellare un’istituzione come questa mi preoccupa. Oltre a molti errori gli Usa credo abbiano fatto anche molte cose straordinarie”. Clooney ha sottolineato come le istituzioni internazionali nate dopo la Seconda guerra mondiale abbiano garantito decenni di relativa stabilità, e che indebolirle rappresenti un pericolo per tutti.

Inevitabile il tema delle elezioni presidenziali del 2024, su cui Clooney ha espresso amarezza senza nascondere la delusione: “Non è un grande momento per la storia americana”. L’attore ha poi rivelato retroscena sul suo controverso editoriale che chiedeva il ritiro di Joe Biden dalla corsa alla Casa Bianca. “Sapevamo cosa stavamo facendo e che avremmo perso con uno scarto enorme, eravamo con le spalle al muro”, ha spiegato agli studenti cuneesi.

Secondo Clooney, l’errore fatale del Partito Democratico è stato non aver organizzato le primarie dopo il ritiro di Biden per scegliere democraticamente un nuovo candidato al posto di Kamala Harris. “Io ho scritto quell’editoriale, ho detto che avremmo dovuto fare delle Primarie, ma non lo abbiamo fatto. È stato un peccato”, ha ammesso con franchezza, assumendosi la responsabilità delle proprie dichiarazioni pubbliche e delle conseguenze che ne sono derivate.

 

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Durante la lunga conversazione sul tema dei diritti, una studentessa ha chiesto a Clooney se avesse mai assistito a violazioni dei diritti nel mondo del cinema. La risposta è stata sorprendentemente diretta:

“Sì mi è capitato, quando ero giovane all’inizio della mia carriera, i registi e i produttori erano gentaglia, urlavano contro, non trattavano bene gli attori, le attrici poi venivano trattate ancora peggio”.

L’attore ha sottolineato come lo scandalo Weinstein abbia rappresentato uno spartiacque: “Abbiamo visto recentemente tutto quello che è successo con il caso Weinstein. È migliorato il modo in cui le persone sono trattate sul set”. Secondo Clooney, oggi non sarebbe più possibile comportarsi come accadeva in passato, e questo rappresenta un progresso significativo per l’industria cinematografica.

Sul tema della libertà di stampa, Clooney ha rivendicato con orgoglio il lavoro della Clooney Foundation for Justice: “Non si può difendere la democrazia senza proteggere chi dice la verità”. La fondazione, ha spiegato, ha contribuito alla liberazione di oltre cento giornalisti detenuti nel mondo. Riguardo al rapporto tra Trump e i media, l’attore ha glissato con una battuta: “Certamente non è elegante, ma d’altra parte tutti i governi hanno un cattivo rapporto con la stampa”.

L’incontro si è concluso con un messaggio di fiducia verso le nuove generazioni:

“Noi abbiamo fatto i nostri errori e speriamo che voi giovani ora possiate sistemarli”.

Una presenza inaspettata quella di Clooney a Cuneo, arrivato senza assistenti né apparato hollywoodiano, che si è concesso generosamente agli studenti piemontesi in un dialogo franco su politica, diritti e responsabilità civile.

Riguardo Donald Trump, di recente sua nipote, una psicologa, ha detto che “sta perdendo il controllo” come successe ad un suo familiare?

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