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Home » Personaggi » È morto Afrika Bambaataa, il ragazzo di Planet Rock che ha fatto diventare l’hip hop globale

È morto Afrika Bambaataa, il ragazzo di Planet Rock che ha fatto diventare l’hip hop globale

Morto Afrika Bambaataa a 68 anni: pioniere dell'hip hop e fondatore della Zulu Nation. Dalla gang del Bronx alla rivoluzione musicale globale.
RedazioneDi Redazione9 Aprile 2026
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Afrika Bambataa
Afrika Bambataa (djvlad)
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È morto giovedì 9 aprile 2026 in Pennsylvania Afrika Bambaataa, pseudonimo di Lance Taylor, una delle figure più influenti nella storia dell’hip hop e tra i principali innovatori dell’electro-funk. Aveva 68 anni. Secondo quanto riferito da fonti vicine all’artista, la causa del decesso sarebbero state complicazioni legate a un tumore di cui soffriva da tempo.

Nato il 17 aprile 1957 nel Bronx, da genitori di origini giamaicane e barbadiane, Bambaataa è stato tra i protagonisti assoluti della nascita della cultura hip hop negli anni Settanta. La sua storia personale rappresenta un esempio straordinario di trasformazione: durante l’adolescenza fece parte della gang dei Black Spades, di cui divenne il leader, ma successivamente riuscì a trasformare quella esperienza violenta in uno strumento di pacificazione sociale.

Fu proprio questa conversione a portarlo alla fondazione della Universal Zulu Nation, un’organizzazione culturale creata per promuovere unità, pace e creatività tra i giovani delle periferie americane. A Repubblica disse: “Cominciando a elaborare allora la cultura che abbiamo chiamato hip hop  eravamo guidati da una visione: in qualche modo pensavamo che avrebbe potuto svilupparsi in tutto il mondo”.

Quella visione si rivelò profetica. Tra i suoi successi discografici più celebri figurano i singoli Zulu Nation Throwdown del 1980, Planet Rock del 1982 e Looking for the Perfect Beat del 1983. Questi brani contribuirono in modo determinante a definire il genere electro-funk e a influenzare profondamente altri movimenti musicali come house, techno e Miami bass, gettando le basi per buona parte della musica elettronica contemporanea.

Nel 1985 Bambaataa partecipò anche al progetto anti-apartheid Sun City, collaborando con artisti del calibro di U2, Run-D.M.C. e Joey Ramone, dimostrando come la musica potesse diventare strumento di giustizia sociale su scala internazionale.

Sempre Repubblica ricorda che la carriera dell’artista è stata però segnata anche da gravi controversie. A partire dal 2016, numerosi uomini lo hanno accusato di abusi sessuali commessi negli anni ’80 e ’90. Queste vicende portarono alla sua uscita dalla guida della Zulu Nation e a un risarcimento legale nel 2025, gettando un’ombra pesante sulla sua eredità artistica.

 

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Nonostante gli scandali che hanno macchiato gli ultimi anni della sua vita, Afrika Bambaataa resta riconosciuto come un pioniere del rap e un innovatore della musica elettronica, capace di trasformare le tensioni di strada in arte e cultura, contribuendo a far crescere l’hip hop da fenomeno di quartiere del Bronx a movimento culturale globale che ha influenzato generazioni in tutto il mondo.

Redazione

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