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Home » Personaggi » Il Diavolo veste Prada era vero? Le ex assistenti di Anna Wintour svelano i segreti di Vogue

Il Diavolo veste Prada era vero? Le ex assistenti di Anna Wintour svelano i segreti di Vogue

Tre ex assistenti di Anna Wintour raccontano com’è davvero lavorare a Vogue: regole, ritmi velocissimi e la verità sul Diavolo veste Prada. Ecco cosa succede davvero.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco11 Aprile 2026
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Anna Wintour
Anna Wintour (depositphotos)
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Nonostante la reputazione di Anna Wintour l’abbia sempre preceduta, è innegabile che l’uscita del romanzo di Lauren Weisberger, Il diavolo veste Prada, seguita dall’omonimo film del 2006, abbia contribuito a trasformare la direttrice di Vogue in un’icona, oltre che in una vera e propria leggenda. Nei giorni scorsi, alla vigilia dell’uscita del sequel previsto per il 29 aprile 2026, tre ex assistenti della editor hanno raccontato com’è davvero lavorare al suo fianco: alcune dinamiche del celebre film trovano riscontro nella realtà, mentre altre sarebbero state romanzate.

Meryl Streep e Anne Hathaway ne Il diavolo veste Prada
Meryl Streep e Anne Hathaway ne Il diavolo veste Prada

Sache Taylor, Sammi Tapper e Marley Marius hanno lavorato nell’ufficio di Anna Wintour per periodi compresi tra uno e quattro anni, dal 2017 fino a ottobre 2025 e tutt’ora lavorano per Vogue in ruoli diversi. Le loro testimonianze sono state raccolte nel podcast The Run-Through With Vogue da Chloe Malle, attuale responsabile dei contenuti editoriali della rivista, che ha chiesto loro di confrontare l’esperienza reale con il film. Capirete che con queste premesse – e considerando l’iniziativa è stata concepita proprio da Vogue – non ci si può aspettare che le tre assistenti parlino male della Wintour o svelino aneddoti troppo piccanti. Tra i commenti al video infatti, un utente ha detto: “Mi è piaciuto tantissimo il podcast! Ora però vorrei sentire la testimonianza delle ragazze dell’era pre Il diavolo veste Prada che non sono sul libro paga”. Nonostante questo la loro testimonianza è ricca di dettagli interessanti e divertenti.

Ad esempio il colloquio per diventare una delle assistenti della direttrice più potente dell’editoria di moda non segue i canoni tradizionali. Wintour pone esclusivamente domande personali tipo “Cosa leggi? Come trascorri il tuo tempo libero?” ha ricordato la Taylor, spiegando come le domande fossero inaspettate e mirate a conoscere la personalità del candidato. “Non vuole un robot”, ha spiegato Marius ricordando i consigli ricevuti da una responsabile. “Vuole qualcuno con una personalità.” Sammi Tapper ha confermato questo approccio, aggiungendo un dettaglio curioso: Wintour ha tenuto gli occhiali da sole durante l’intero colloquio.

Anne Hathaway con il maglione ceruleo ne Il Diavolo veste Prada
Anne Hathaway con il maglione ceruleo ne Il Diavolo veste Prada

La routine quotidiana inizia prestissimo. Wintour si sveglia tra le 4 e le 5:30 del mattino nei giorni lavorativi, come ha rivelato lei stessa nella sua MasterClass. Dopo aver letto le notizie online e giocato a tennis, arriva in ufficio intorno alle otto, prima di chiunque altro eccetto le sue assistenti. Queste ultime devono preparare caffè e colazione, aprire le porte dell’ufficio e sistemare la sua agenda quotidiana.

Marius ha rivelato l’esistenza di un manuale di 21 pagine che viene tramandato da assistente ad assistente, una sorta di testo sacro che contiene tutte le procedure e le aspettative del ruolo. Mentre la “board” con promemoria e appuntamenti delle assistenti è su iPad, Wintour preferisce ancora vedere stampati la maggior parte dei documenti, incluse tutte le email e le relative risposte, che rivede personalmente prima dell’invio.

Un consiglio fondamentale che circola tra le candidate riguarda l’abbigliamento: mai presentarsi completamente vestite di nero. Wintour è nota per il suo amore per il colore e ha dichiarato pubblicamente che una cosa che non indosserebbe mai è un outfit completamente nero.

Meryl Streep e Anne Hathaway ne Il Diavolo veste Prada 2
Meryl Streep e Anne Hathaway ne Il Diavolo veste Prada 2

La questione delle scarpe con tacco, enfatizzata nel film dove le assistenti vengono soprannominate “clackers” (nella versione italiana le tacchettine) per il rumore dei tacchi, corrisponde solo parzialmente alla realtà. Marius ha ammesso che si cambiava le scarpe quando l’autista di Anna Wintour avvisava del suo arrivo, passando da zoccoli comodi a calzature più appropriate (ve lo immaginate ad essere scoperte con le crocs ai piedi!?). Inizialmente le era stato detto che “tutti nell’ufficio di Anna indossano i tacchi”, ma dopo due settimane è passata alle ballerine, per una questione di praticità “Le cose accadono a un certo ritmo e a volte richiedono di correre”, ha spiegato. “Ho trovato poco pratico restare con i tacchi.”

Il generale, per quanto riguarda il guardaroba delle assistenti, la realtà è meno glamour del film. Taylor optava per un’uniforme personale: stivali con tacco, pantaloni neri e un maglione diverso ogni giorno. Marius preferiva camicie di lino senza colletto, pantaloni neri e smoking slippers. “Non ti puoi svegliare e dover pensare a cosa indossare ogni giorno quando devi alzarti così presto”, ha detto. Una regola non scritta di cosa evitare nell’abbigliamento delle assistenti? Jeans e sneakers. Inoltre, era opportuno avere a disposizione un blazer, nel caso Anna organizzasse riunioni con persone importanti e fosse richiesta la presenza delle assistenti.

La necessità di velocità è reale ed è impegnativa. Quando Wintour chiede di vedere qualcuno, vuole vederla immediatamente. Taylor, che ora è direttrice degli eventi speciali e pianifica il Met Gala, ha raccontato che doveva “radunare” gli editor più lenti per le riunioni con Wintour. Il processo prevedeva che la prima assistente chiamasse i membri dello staff sui telefoni fissi delle loro scrivanie, mentre la seconda assistente correva fisicamente ai loro desk per stargli col fiato sul collo e assicurarsi che si muovessero rapidamente. “Mi limitavo a star lì finché non erano pronti: se mi piazzavo lì, di solito erano più veloci”, ha spiegato Taylor. “Amavo correre in ufficio perché ero così impegnata che non potevo mai fare esercizio fisico.”

Anna Wintour
Anna Wintour (depositphotos)

Una delle rivelazioni più sorprendenti riguarda la borsa del lavoro che Wintour porta a casa: una borsa di dimensioni extra-large zeppa di articoli in attesa delle sue revisioni, approvazioni e note. “Questa è la borsa dei “compiti a casa” di Anna”, ha spiegato Tapper. “Non vuole che qualcuno debba aspettare a lungo il suo feedback.” La borsa contiene anche “il libro”, cioè una copia di prova della rivista destinata alla stampa tre o quattro mesi dopo, che Wintour contrassegna con post-it scritti con quella che le assistenti descrivono come calligrafia da dottore che richiede un certo impegno per essere decifrata. Taylor ha ammesso di concedersi il lusso di chiedere a Wintour cosa significasse una delle sue note solo una volta alla settimana.

Malle ha confermato l’incredibile ritmo di lavoro della direttrice: “Se in una sera arrivano tre articoli da 4.000 parole ciascuno, lei entro la mattina successiva fornisce feedback molto dettagliati su tutti.”

Contrariamente a quanto suggerisce il film, dove il personaggio di Andy Sachs vede la sua vita personale disintegrarsi, le assistenti intervistate hanno raccontato un’esperienza diversa. La Tapper ha raccontato di aver parlato con alcune persone a lei vicine per capire che impatto avrebbe avuto questo lavoro su “tutte le relazioni che aveva in quel periodo”. Alla fine, dice, la reazione generale è stata positiva: “Le persone sono molto felici per te”.

Ha aggiunto anche che amici e conoscenti sono incuriositi dal suo mondo, soprattutto da tutto ciò che riguarda Vogue, e amano sentirne parlare. Certo, il tempo da dedicare agli amici diminuisce, ma lei si è sentita fortunata perché aveva accanto persone comprensive, disposte anche semplicemente a passare il weekend a casa con lei, mentre lavorava al computer.

Meryl Streep come Miranda Priestly abbraccia Anna Wintour
Meryl Streep come Miranda Priestly abbraccia Anna Wintour

Al tempo stesso però, le assistenti ammettono che è un lavoro totalizzante. L’orario di lavoro, sebbene impegnativo, non era necessariamente più lungo di quello di altri ruoli nei media. “Quando lavori nei media e il lavoro consiste nel rispondere a ciò che accade nel mondo”, ha spiegato Marius, “è molto facile che il lavoro diventi la tua vita. E non penso che sia necessariamente una cosa negativa. Per me, le persone di Vogue sono la mia comunità.” Tapper ha aggiunto: “Quando ti assumono, sai che dovrai impegnarti al 120% per un certo periodo di tempo.”

 

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Per celebrare l’uscita del sequel, Wintour ha posato per la sua prima copertina di Vogue insieme a Meryl Streep, entrambe vestite Prada, confermando ancora una volta che la linea tra realtà e finzione, nel suo caso, è sempre stata sorprendentemente sottile.

 

Fabio Fusco
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Nato a Napoli, classe 1976, Fabio Fusco è Responsabile news su ScreenWorld.it e su CinemaSerieTv.it e Coordinatore editoriale su CultWeb.it. Fa parte della redazione de IlMegliodiTutto.it. Dal 2008 al 2022 è stato Responsabile news, social media manager e redattore presso Movieplayer.it. Un lungo percorso al quale è approdato dopo le esperienze nelle redazioni del portale Castlerock.it e del sito Cinemazone.it agli inizi degli anni 2000, e prima ancora con l'e-zine Inside View. Ha preso parte, come redattore e fotoreporter ad alcuni festival di cinema internazionali, tra cui Berlino, Roma e Venezia e ha coordinato le news di due edizioni di UltraPop Festival nel 2020 e 2021. È co-autore del libro satirico La bibbia degli spoiler. Prima di dedicarsi esclusivamente al mondo del cinema e dell'entertainment audiovisivo, ha mosso i suoi primi passi alcune agenzie pubblicitarie e di comunicazione.

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