La serie: La legge di Lidia Poët 3, 2026. Creata da: Guido Iuculano, Davide Orsini. Cast: Matilda De Angelis, Eduardo Scarpetta (II), Pier Luigi Pasino, Sara Lazzaro. Genere: Commedia, giallo. Durata: 6 episodi/50 minuti circa. Dove l’abbiamo vista: su Netflix.
Trama: Lidia affronta un caso che la coinvolge personalmente, mentre i suoi rapporti e le sue convinzioni vengono messi alla prova.
A chi è consigliato? A chi ha seguito la serie e vuole arrivare fino in fondo al percorso di un personaggio che ormai tutti amiamo.
Con la terza stagione, La legge di Lidia Pöet arriva alla sua conclusione su Netflix, chiudendo un percorso che non ha mai cercato grandi rivoluzioni ma ha costruito la propria identità sulla continuità. Anche questo ultimo capitolo resta fedele a quella linea, scegliendo di non cambiare davvero formula ma di lavorare piuttosto sul consolidamento di ciò che già funzionava. Il risultato è una stagione che procede su binari familiari, ma che riesce comunque a trovare un suo senso, soprattutto nel modo in cui accompagna il personaggio verso la chiusura.
Un caso personale per Lidia Poët

La stagione si apre nel 1887, in un momento in cui le tensioni accumulate in precedenza sembrano essersi stabilizzate, almeno in superficie. A rimettere tutto in discussione è un caso che coinvolge direttamente Lidia: una donna accusata di aver ucciso il marito, sostenendo di aver reagito a una violenza. Non si tratta però di un’indagine come le altre, perché l’imputata è una persona a lei molto vicina, e questo sposta immediatamente il conflitto su un piano più personale.
Il processo diventa così il centro della narrazione, ma anche il punto in cui il rapporto tra Lidia e Fourneau si incrina davvero: per la prima volta, infatti, si trovano su fronti opposti, lei coinvolta personalmente nella difesa, lui legato a una posizione che va nella direzione contraria. E questa contrapposizione non resta confinata al piano professionale, ma si riflette inevitabilmente anche sul loro rapporto…
Una struttura che non cambia

La serie continua a muoversi secondo un’impostazione ormai consolidata, alternando un caso principale a indagini più brevi che servono a dare ritmo agli episodi e a mantenere viva l’attenzione degli spettatori. È una struttura che funziona perché è chiara e accessibile, ma che a questo punto difficilmente riesce a sorprendere.
Anche il tono resta quello delle stagioni precedenti, con un racconto che mescola elementi più leggeri ad altri più seri, senza mai spingersi troppo in una direzione precisa. La ricostruzione storica rimane uno sfondo funzionale, mentre il vero centro della serie continua a essere il modo in cui certi temi, ancora attuali, vengono riportati dentro una narrazione pensata per un pubblico ampio.
Un personaggio che continua a reggere tutto

Matilda De Angelis resta il punto focale della serie. La sua Lidia è sempre determinata, lucida e incapace di accettare compromessi, ma in questa stagione emerge con maggiore chiarezza anche il peso delle sue scelte. Non è solo una figura che porta avanti una battaglia, ma una donna che deve confrontarsi con le conseguenze di quello che fa, anche sul piano personale.
Attorno a lei, il resto del cast si muove in modo coerente con quanto visto finora. I rapporti evolvono, ma senza grossi scossoni, mantenendo una continuità che rafforza l’idea di un percorso arrivato naturalmente alla sua conclusione.
Un finale che cambia le regole del gioco

Per gran parte della stagione, la serie segue un andamento piuttosto lineare, senza grandi cambi di ritmo. Poi, nel finale, qualcosa si sblocca: tutto quello che era rimasto in sospeso trova finalmente spazio, e il racconto smette di limitarsi a seguire la struttura per concentrarsi sulle conseguenze delle scelte dei personaggi.
Si tratta di un’evoluzione progressiva che porta la storia verso una chiusura più intensa e coinvolgente. È proprio in questo passaggio che la serie funziona meglio, perché riesce a dare valore a ciò che ha costruito fino a quel momento, senza bisogno di cercare soluzioni più spettacolari del necessario.
La recensione in breve
Una stagione che non cambia formula, ma che riesce comunque a chiudere il percorso in modo convincente.
Pro
- Caso centrale ben costruito
- Protagonista sempre efficace
- Finale che dà significato al racconto
Contro
- Struttura prevedibile
- Poca evoluzione rispetto al passato
- Voto CinemaSerieTV
