Un momento di vulnerabilità ha attraversato l’intervista concessa da Charlize Theron al podcast The Interview del New York Times, condotto da Lulu Garcia-Navarro. L’attrice premio Oscar, spesso associata a un’immagine di forza e controllo, si è emozionata mentre ha ripercorso i traumi della sua infanzia in Sudafrica, nello specifico l’omicidio di suo padre da parte di sua madre. Un delitto di legittima difesa di cui Theron ha parlato più in passato. Stavolta approfondisce il contesto in cui
Theron ha descritto un ambiente domestico profondamente segnato dall’alcolismo di suo padre Charles, che aveva costruito un vero e proprio bar all’interno della casa. Il padre trascorreva lì la maggior parte del tempo, quasi senza mai spostarsi da quello spazio, isolato nel consumo quotidiano di alcol.“Era dove viveva”, ha spiegato.
L’alcolismo non era episodico ma costante: il padre a volte scompariva, per poi tornare in condizioni sempre più critiche. Un clima che generava tensioni continue, fatte di urla, abusi verbali e lunghi silenzi. Theron ha raccontato anche la dinamica emotiva tra i genitori, segnata da conflitti verbali e da un meccanismo doloroso di “silenzio reciproco”: dopo le liti, i due smettevano di parlarsi per settimane. “La casa diventava completamente silenziosa. Nessuno diceva nemmeno buongiorno e io avevo paura di dire qualcosa”, ha ricordato.

In quel contesto, l’alcolismo era normalizzato anche dalla cultura circostante. L’attrice ha spiegato come in Sudafrica, all’epoca, il consumo di alcol fosse profondamente radicato e socialmente accettato, tanto che persino i bambini crescevano interiorizzando quell’idea come parte della vita adulta.
“Ricordo che quando mio nipote era piccolo e gli chiedevano: “Cosa farai da grande?” Rispondeva che avrebbe bevuto come i grandi”
Il momento più drammatico della sua testimonianza riguarda la notte in cui il padre cercò di entrare in casa armato. Dopo aver forzato le difese dell’abitazione, iniziò a sparare attraverso le porte blindate, chiarendo verbalmente l’intenzione di ucciderle. Theron ha ricordato il terrore assoluto di quei minuti, mentre lei e la madre cercavano di resistere fisicamente alla porta.
La madre, raggiunto il punto di rottura, prese un’arma dalla cassaforte e reagì per legittima difesa, uccidendo il marito. “Ha davvero cambiato il nostro rapporto – eravamo sempre state una squadra – ma quella notte, una volta passato lo shock, ho capito che mi aveva salvato la vita”, ha detto l’attrice, visibilmente commossa.
Theron ha sottolineato come, negli anni successivi, l’evento non sia stato immediatamente elaborato: la madre scelse di “andare avanti”, mandandola a scuola il giorno dopo e cercando di evitare che rimanesse intrappolata nel trauma. Una risposta dettata anche dalla mancanza, all’epoca, di strumenti psicologici strutturati o accessibili.
Per anni, l’attrice ha anche vissuto con un senso di isolamento e vergogna, convinta che la sua storia fosse unica. Ha raccontato di aver nascosto la verità, arrivando persino a dire ai compagni di scuola che il padre era morto in un incidente stradale pur di evitare pietà o giudizio.
L’intervista si inserisce nel periodo promozionale di Apex, il nuovo film con Charlize Theron diretto da Baltasar Kormákur e con Taron Egerton, in arrivo su Netflix il 24 aprile. Un progetto che la riporta sullo schermo in un ruolo fisicamente intenso, mentre fuori dal set continua a confrontarsi pubblicamente con le proprie fragilità e con una storia personale segnata da violenza e sopravvivenza.
Sapete che Charlize Theron ha raccontato di essere stata molestata da un regista, agli inizi della carriera?
