Il secondo posto di Israele all’Eurovision 2026, conclusosi ieri sera, sta alimentando un acceso dibattito tra social, stampa e addetti ai lavori. La partecipazione di Israele, rappresentata da Noam Bettan con il brano Michelle, è stata oggetto di polemiche e boicottaggi sin dall’inizio dell’anno, con sospetti di manipolazione dei voti.
Bettan ha chiuso la sua esibizione con la frase “Am Yisrael Chai”, espressione ebraica che significa “Il popolo d’Israele vive”. Un saluto che ha immediatamente diviso il pubblico: per alcuni un semplice richiamo identitario, per altri un gesto dal forte significato politico in un contesto già delicato.
Israele ha poi chiuso al secondo posto dietro alla Bulgaria nella finale dell’Eurovision Song Contest, confermando un risultato di altissimo livello ma accompagnato da fortissime polemiche.
Lo svolgimento della finale di ieri è stato accompagnato da discussioni accese sul televoto e la polemica è destinata a proseguire anche oggi. Molti utenti hanno contestato la quantità di voti ricevuti da Israele, soprattutto da alcuni Paesi, tra cui l’Italia.
Secondo le rilevazioni del televoto, Israele è risultato il terzo Paese più votato dal pubblico italiano, dietro Moldova e Romania: un dato che ha ulteriormente alimentato il dibattito. Tra i commenti circolati su X: “L’Italia al televoto che dà 8 punti a Israele ma veramente voi non capite di niente. Vi siete vergognati per Sal Da Vinci che ha fatto un figurone e non vi vergognate per voi stessi? Veramente siete allucinanti.”
Il contesto dell’edizione era teso già da settimane. All’esterno dell’arena si erano svolte manifestazioni pro Palestina, con gruppi di manifestanti che avevano contestato apertamente la presenza israeliana all’evento. Un clima che si è trascinato fino alla finale di ieri.
A poche ore dalla finale è tornata al centro dell’attenzione anche un’inchiesta del New York Times, secondo cui il governo israeliano avrebbe avviato dal 2024 campagne coordinate per influenzare il televoto dell’Eurovision.
Secondo l’inchiesta, basata su documenti interni e interviste a oltre 50 persone, sarebbero state condotte campagne social e pubblicitarie mirate, accompagnate dalla mobilitazione delle comunità israeliane all’estero e dal coinvolgimento di strutture diplomatiche. A queste attività si sarebbero aggiunti investimenti promozionali pari a circa un milione di dollari.
Accuse che restano al momento non verificate ufficialmente ma che hanno contribuito ad alimentare la polemica.
Nel mezzo dello scontro politico, non è mancato anche il giudizio musicale. Su X, la giornalista Grazia Sambruna ha riconosciuto la qualità del brano pur prendendo le distanze dal voto: “Va detto però che, purtroppo, proprio Israele abbia portato una delle canzoni migliori in gara…” E ha aggiunto, in un altro tweet “Se avesse davvero vinto Israele, l’Eurovision sarebbe morto in quel preciso momento.”
Israel finished second at Eurovision. Without the politics, it’s first.
Even Sanchez knows it. pic.twitter.com/ag3BmvzEgR
— Open Source Intel (@Osint613) May 17, 2026
