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Home » Film » Recensioni film » Fjord: Mungiu in Norvegia, tra scontro di civiltà e dilemmi morali

Fjord: Mungiu in Norvegia, tra scontro di civiltà e dilemmi morali

Con Fjord Mungiu firma un dramma teso e disturbante sullo scontro tra valori, famiglia e società nella gelida Norvegia.
Luca LiguoriDi Luca Liguori19 Maggio 2026
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Sebastian Stan in una scena di Fjord. Fonte: Goodfellas
Sebastian Stan in una scena di Fjord. Fonte: Goodfellas
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Vero e proprio habitué del Festival di Cannes, dove nel 2007 ha vinto la Palma d’oro con 4 Mesi, 3 Settimane e 2 Giorni, Cristian Mungiu porta sulla Croisette il suo sesto lungometraggio spostandosi per la prima volta fuori dalla Romania. Fjord è ambientato in Norvegia, ma come sempre nei film del regista rumeno il contesto geografico è molto più di una semplice scenografia: è il motore stesso del film, la fonte inesauribile di tutti i dilemmi morali che ne alimentano la tensione.

Al centro della storia c’è la famiglia Gheorghiu: padre rumeno, madre norvegese, cinque figli cresciuti secondo una rigida educazione evangelica. Quando si trasferiscono nel piccolo villaggio costiero d’origine della madre, quello che sembra un nuovo inizio si trasforma rapidamente in un incubo burocratico e umano: sospettati di maltrattamenti sui figli, i due genitori si ritrovano al centro di un’indagine dei servizi sociali che finirà per coinvolgere l’intera comunità, e ben presto l’intera Europa.

Nessuno ha torto, nessuno ha ragione

Come nelle sue migliori opere, Mungiu non prende mai una posizione netta, e sarebbe sbagliato e riduttivo leggere Fjord come un film a favore o contro i valori tradizionali, così come sarebbe un errore vederci una semplice denuncia del progressismo nordico. Quello che interessa al regista è il meccanismo con cui uno scontro di valori apparentemente circoscritto – uno schiaffo dato a un figlio, una frase omofoba pronunciata a scuola – si trasforma in una guerra ideologica in cui tutti credono sinceramente di avere ragione. Ed è proprio questo che rende il film così disturbante e difficile da scrollarsi di dosso: non c’è un colpevole a cui aggrapparsi, non c’è una via d’uscita che non comporti un costo enorme per qualcuno.

In questo senso Fjord si inserisce perfettamente nella filmografia di Mungiu, che da sempre costruisce sistemi perfetti in cui i suoi personaggi vengono lentamente macinati. Quello che cambia rispetto ai film rumeni è il contesto: non più la corruzione endemica di un paese post-comunista, ma le contraddizioni di una società apparentemente perfetta e ordinata come quella norvegese. Le valanghe che scendono periodicamente sul villaggio, accettate con placida routine dagli abitanti, sono forse l’immagine più bella e più esatta del film: la catastrofe è sempre in agguato, anche dove tutto sembra sotto controllo.

Due attori all’altezza

Da sempre la recitazione è uno dei punti di forza del cinema di Mungiu, e anche qui il cast non delude. Sebastian Stan, irriconoscibile rispetto ai ruoli che lo hanno reso famoso, costruisce il personaggio di Mihai con una precisione e una misura notevoli: un uomo difficile, rigido, capace di essere contemporaneamente nel torto e nel giusto, e mai davvero simpatico eppure impossibile da abbandonare. Renate Reinsve, nel ruolo della moglie norvegese divisa tra due mondi e due sistemi di valori, è altrettanto brava nel restituire quella zona grigia in cui Mungiu ama muoversi.

Una scena finale di grande impatto aggiunge un ulteriore livello di profondità e ambiguità a tutto quello che abbiamo visto, e conferma che Mungiu sa come chiudere un film nel modo in cui pochi altri sanno fare.

Cosa ne pensiamo in sintesi

9.0 Soffocante

Con Fjord, Cristian Mungiu sposta il suo cinema in Norvegia senza perdere nulla della sua forza morale e della sua capacità di mettere lo spettatore davanti a conflitti senza risposte semplici. Un film freddo e durissimo che riflette sullo scontro tra culture, educazione, ideologie e giustizia, evitando continuamente facili schieramenti. Sebastian Stan e Renate Reinsve reggono un dramma teso e inquietante che resta addosso anche dopo i titoli di coda.

Pro
  1. Una regia lucidissima
  2. Sebastian Stan sorprendente
  3. Atmosfera tesa e inquietante
  4. Grande ambiguità morale
Contro
  1. Forse poco accessibile al grande pubblico
  • Voto CinemaSerieTV 9.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
Luca Liguori
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Nato a Napoli nel 1977, è Editore e co-fondatore di Digital Dreams Srl, il network di cui fa parte anche CinemaSerieTV.it. Negli ultimi 20 anni ha fondato e diretto successi editoriali legati alla settima arte quali CastleRock, CinemaZone e Movieplayer e nuovi progetti come ScreenWorld.it. Sempre su argomento film e serie TV ha scritto migliaia di articoli, pubblicato quattro libri, è stato ospite di eventi internazionali, programmi radiofonici e direttore di festival in streaming.

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