La famiglia di Matthew Perry è tornata a parlare pubblicamente della morte dell’attore di Friends, concentrandosi sul ruolo del suo ex assistente personale, Kenneth Iwamasa. Le nuove dichiarazioni della madre e della sorella dell’attore arrivano in vista della sua sentenza e mostrano un dolore ancora molto vivo, unito a forti accuse morali e legali.
Matthew Perry è stato trovato morto il 28 ottobre 2023 nella sua casa, a causa degli effetti acuti della ketamina. Secondo il Dipartimento di Giustizia americano, l’assistente gli avrebbe iniettato la sostanza “ripetutamente”, senza alcuna formazione medica, arrivando a farlo anche il giorno della morte.
La madre dell’attore, Suzanne Morrison, ha scritto una lunga dichiarazione come vittima – rilasciata da People – in cui accusa l’uomo di aver tradito la fiducia della famiglia. In particolare sostiene che il suo compito fosse quello di proteggere il figlio dalla dipendenza:
“Il suo lavoro più importante era essere il compagno e il guardiano nella sua lotta contro la dipendenza, assicurandosi che restasse libero dalle droghe.” Ma secondo la madre, è accaduto l’opposto: “Invece di proteggere Matthew, ha facilitato e favorito l’uso illegale di droghe… lo ha fatto ancora e ancora.”
Morrison descrive anche il dolore personale per la perdita del figlio, sottolineando che la famiglia aveva creduto che l’assistente avesse capito davvero la fragilità dell’attore. In un passaggio molto duro afferma: “Ci siamo fidati di un uomo senza coscienza, e mio figlio ha pagato il prezzo.”

People racconta inoltre che dopo la morte dell’attore, l’assistente avrebbe continuato a mantenere contatti con lei, cercando di presentarsi come una figura vicina alla famiglia, come “una brava persona che aveva cercato di salvare Matthew”, ha insistito per parlare ai funerali dell’attore, cosa che ha aumentato il suo senso di dolore e rabbia.
“Mi mandava canzoni, mi disegnò una piccola mappa per aiutarmi a orientarmi nel cimitero. Se vedeva un arcobaleno – una delle cose preferite di Matthew – mi chiamava”
La signora Morrison ha poi descritto un’immagine straziante della sera in cui Matthew Perry fu trovato privo di vita.
“E poi una notte era semplicemente un corpo, disteso mezzo spogliato sull’erba fredda e umida del suo giardino. Gli elicotteri volteggiavano sopra la testa, desiderosi di intravedere il mio bambino senza vita, un’immagine che avrebbero potuto mostrare al mondo intero, mentre io stavo in strada al freddo e imploravo una coperta per coprirlo. Impossibile, ovviamente”
Anche la sorella dell’attore, Caitlin Morrison ha assunto una posizione altrettanto netta ma ancora più diretta. In una lettera rilasciata da TMZ, ha dichiarato: “Non ho empatia per Kenny Iwamasa.” Come sua madre, ha aggiunto che, qualunque sia l’esito del processo, non riporterà in vita il fratello.
Caitlin ha sottolineato la distinzione tra gli spacciatori e chi, secondo lei, ha avuto un ruolo più diretto nella gestione della vita dell’attore, criticando chi “sfrutta persone con dipendenza per guadagno personale”.
In un passaggio della sua lettera riflette anche sulla complessità del caso, ammettendo: “Sarei sciocca nel dire che non potrei mai commettere un errore di vita o di morte”, Ma conclude ribadendo la sua posizione senza ambiguità, sostenendo che l’assistente dovrebbe affrontare una lunga pena detentiva per comprendere la gravità delle sue azioni.
“Quello che non farei sarebbe perseguitare la famiglia in lutto che resta. Non costruirei una storia per coprire le mie tracce. Non cercherei di estorcere un risarcimento a una madre il cui figlio primogenito ha perso la vita per causa mia.”
Il caso giudiziario coinvolge più persone oltre all’ex assistente di Matthew Perry, tutte accusate di aver contribuito all’accesso illegale alla ketamina. Alcuni hanno già patteggiato o ricevuto condanne, mentre la sentenza di Iwamasa è ancora in attesa.
