L’ex pugile Mirco Ricci sarà tra gli ospiti di Belve Crime, protagonista del gran finale di stagione in onda questa sera su Rai 2 con Francesca Fagnani. Nel corso dell’intervista, l’ex atleta ripercorre alcune delle tappe più importanti e controverse della sua vita: dai traguardi sportivi raggiunti fino alla dipendenza dall’alcol e ai problemi giudiziari che hanno segnato il suo percorso, compreso il caso del sequestro di un bambino.
Il campione romano, oggi 35enne, racconta di aver iniziato a bere in adolescenza: “Avevo quindici anni quando ho cominciato. Arrivavo a consumare cinque o sei bottiglie di vino in una sera senza nemmeno rendermene conto”, spiega durante il confronto con la conduttrice. Una dipendenza che, secondo lui stesso, avrebbe pesantemente influenzato il suo futuro nel pugilato, limitando un talento che molti ritenevano fuori dal comune. “Sono arrivato a preparare un titolo italiano in appena venti giorni”, afferma, lasciando intendere quanto la sua carriera avrebbe potuto prendere una strada diversa.
L’intervista ricostruisce anche il suo percorso sportivo: dalla crescita nelle periferie romane fino all’approdo ai livelli più alti del pugilato europeo, prima del declino personale. Quando Fagnani gli chiede quale sarebbe stato il suo destino senza l’alcol, Ricci evita di sbilanciarsi: “Non te lo posso dire, nella vita può accadere di tutto”. La giornalista gli ricorda però come all’epoca fosse considerato un talento eccezionale: “Lo dicevano gli altri, ma io non mi sono mai visto così”, replica.
Nel dialogo trovano spazio anche i capitoli più difficili della sua storia personale: risse, tentativi di rapina e la sparatoria avvenuta il 19 luglio 2014, poche ore dopo la conquista del titolo italiano, quando fu gambizzato. A quel punto Fagnani gli domanda se dietro l’agguato possa esserci stata una vicenda legata alle scommesse. Ricci respinge l’ipotesi: “Qui stiamo andando proprio sui film americani, non è così”. Poi aggiunge una possibile spiegazione: “Magari qualcuno non aveva digerito una litigata avuta con me”.
Quando gli viene chiesto perché non abbia mai provato ad approfondire chi fosse il responsabile dell’aggressione, nonostante il contesto criminale in cui viveva potesse facilitare certe informazioni, l’ex pugile chiude il discorso: “Non mi interessa. È successo e basta”.
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Uno dei passaggi più delicati riguarda il procedimento per cui Ricci è stato condannato in via definitiva: il sequestro di un bambino di nove anni, episodio nato da una vicenda collegata a un debito di droga che coinvolgeva una donna e la madre dell’ex pugile. SkyTg24 al tempo scrisse che Ricci e sua madre Palma Condemi sequestrarono il figlio di una donna allo scopo di farsi restituire da quest’ultima una partita di droga da 5000 euro. Furono condannati a undici anni e dieci mesi di reclusione ciascuno. Il bambino però – scrive il Messaggero – ritrattò e disse che era stata sua madre a dirgli di dire che era stato sequestrato, quando lui in realtà aveva trascorso un paio di giorni con dei vicini, era stato trattato bene e aveva anche giocato con altri bambini.
Nonostante la sentenza definitiva, Ricci continua a sostenere la propria estraneità: “Non riesco ancora a capire perché io sia finito dentro questa storia”. Fagnani sottolinea la gravità dei fatti contestati: “Qui si va oltre episodi di violenza: si parla di un bambino trattenuto per due giorni a causa di un debito di droga”. Ricci ribadisce la sua versione: “Io ho soltanto consegnato dei soldi a mia madre, cinquemila euro che mi aveva chiesto, poi mi sono ritrovato coinvolto in una situazione assurda”.
Nel corso della conversazione emerge anche una dimensione più personale dell’ex campione, oggi in semilibertà. Ricci parla del figlio nato attraverso inseminazione artificiale e del rapporto che sta cercando di costruire con lui. Alla domanda su come gli racconterà il proprio passato risponde: “Ci penso spesso. Aspetterò che sia più grande e troverò le parole giuste per spiegargli gli errori che ho commesso, perché sono stati tanti”.
