Giacomo Piperno, attore e doppiatore che ha attraversato oltre sei decenni di cinema e televisione italiana con una carriera eclettica, è morto il 31 maggio 2026 a Roma. Piperno aveva 90 anni ed era ricoverato al Policlinico Umberto I, come annunciato oggi dai figli ad Adnkronos.
Nato a Roma il 20 gennaio 1936 in una famiglia ebraica, nell’ottobre 1943 riuscì a sfuggire alle deportazioni naziste fuggendo in Svizzera insieme ai familiari.
Il debutto professionale arrivò nel 1960 con un ruolo televisivo in Tenente Sheridan: una gardenia per Helena Carrel, ma fu con il film Commandos del 1968 che la carriera di Piperno prese definitivamente slancio. Da quel momento, il suo volto divenne presenza costante nel cinema italiano, collaborando con alcuni dei più grandi registi della storia cinematografica nazionale.
Tra le collaborazioni più significative spiccano quelle con Roberto Benigni, con cui lavorò in un episodio di Tu mi turbi del 1982 e in Il piccolo diavolo del 1988. Ha lavorato con maestri come Giuliano Montaldo in Sacco e Vanzetti del 1971, Giuseppe Tornatore ne Il camorrista del 1986, Ettore Scola in Splendor del 1988, Gianni Amelio in Porte aperte del 1990, Daniele Luchetti ne Il portaborse del 1991 e Marco Tullio Giordana in Pasolini, un delitto italiano del 1995.
In televisione, Giacomo Piperno partecipò a numerose produzioni che segnarono la storia della fiction italiana. Apparve in Napoleone a Sant’Elena nel 1973 e, più recentemente, è stato tra i protagonisti di Caterina e le sue figlie nei primi 2000, dove interpretava il marito del personaggio di Iva Zanicchi.
In qualità di doppiatore, tra gli anni ’60 e ’80, prestò la sua voce a star internazionali del calibro di Gene Hackman e Philippe Leroy, contribuendo a rendere memorabili i personaggi sul grande schermo italiano. Ha doppiato anche Klaus Kinski e Franco Nero.
