In un confronto serrato negli studi di Otto e Mezzo, mercoledì 10 giugno 2026, il generale ed europarlamentare Roberto Vannacci ha scatenato un nuovo acceso dibattito scontrandosi con la conduttrice Lilli Gruber sui temi dell’omosessualità, della famiglia tradizionale e dei diritti civili. Al centro della discussione, l’esponente politico ha posto la sua peculiare interpretazione di “normalità”; per tutta risposta, Gruber lo ha definito ‘ossessionato dai gay‘, chiudendo poi il discorso con una battuta “E se scoprissimo che lei è gay, Vannacci?”. Ma ecco un riassunto di quanto successo ieri sera sugli schermi di La7.
– E se scoprissimo che lei è gay?
– Non accamperei diritti. I gay se vanno in ospedale li curano, e in strada possono guidare #ottoemezzo pic.twitter.com/n5spkBXdkO— Il Grande Flagello (@grande_flagello) June 10, 2026
Il generale ha chiarito fin da subito la sua posizione, spiegando che l’orientamento omosessuale non può essere considerato normale, in quanto semplicemente non rispecchia lo status della quasi totalità della popolazione. Incalzato sulla figura di Scott Bessent, segretario del Tesoro americano scelto da Trump seppur gay dichiarato, Vannacci ha ribadito la sua analisi numerica, arrivando persino a includere se stesso tra le possibili eccezioni al concetto di ‘norma’
“Dal punto di vista del suo orientamento sessuale, un gay è normale? No, semplicemente perché il suo non rappresenta l’orientamento sessuale del 95% dalla popolazione mondiale.
È solamente una questione statistica, come ho già detto. Io ho già detto che sono il primo a non considerarmi normale e la cosa certamente non mi qualifica negativamente.”
Questo approccio ha fatto da premessa a una difesa intransigente della “famiglia naturale”, composta unicamente, secondo il generale, da uomo, donna e prole. Vannacci ha respinto con forza ogni tentativo di inclusione delle realtà LGBTQ+ in questa definizione, parlando di una “deriva” di stampo leghista, da cui egli si distacca, che a suo dire cercherebbe di legittimare nuove categorie sociali a scapito dei suoi principi.
A quel punto, la stilettata di Gruber:
“Lei mi sembra ossessionato dagli omosessuali, ne ha parlato sia stasera che altrove. Sarà una minoranza, ma le minoranze vanno tutelate. Se scoprissimo che lei è gay? Se sua figlia si scoprisse gay?”
Secondo il generale, il riconoscimento di eventuali diritti, di alcun tipo essi siano, non dovrebbe dipendere da inclinazioni che lui ha definito come “gusti personali”:
“Se io fossi gay, non accamperei alcun diritto. Non capisco perché il frutto di un orientamento sessuale, quindi di un gusto personale, debba poi dare luogo a dei diritti.
I gay qua in Italia hanno tutti i diritti. Se vanno all’ospedale li curano, se vanno per la strada possono tranquillamente guidare, se vanno a scuola gli insegnano [sic].
Non hanno diritti di famiglia perché semplicemente non è una famiglia, la loro. Se mia figlia dovesse essere gay, purtroppo non avrebbe una famiglia, e mi dispiacerebbe per lei”
Pur concedendo la massima libertà individuale nell’amare, Vannacci ha poi alzato un muro insuperabile sulla questione della genitorialità. Per l’europarlamentare, né la biologia né la legge dovrebbero trasformare un desiderio in una pretesa legale. Il riferimento è alla questione del congedo parentale per gli uomini.
“La paternità non è un diritto. Non lo è mai stato e non lo sarà mai. Neanche in natura. Neanche la maternità è un diritto. Assolutamente, è un privilegio.”
