Da giorni si parla della battaglia legale che contrappone le figlie di Emilio Fede e Diana De Feo. Ora è Sveva Fede a intervenire pubblicamente per chiarire la propria posizione. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, la figlia del giornalista, affiancata dal suo legale Samuele De Santis, ha affrontato sia la delicata questione ereditaria sia i rapporti familiari ormai compromessi con la sorella Simona.
Le tensioni tra le due, infatti, non sono nate dopo la scomparsa dei genitori ma affondano le radici in contrasti che durano da anni. Una frattura emersa con forza anche dopo la morte di Emilio Fede, quando Simona non partecipò ai funerali del padre. Sveva ha ricordato come la sua famiglia abbia sempre scelto il riserbo sulle vicende private, sottolineando di non aver mai replicato pubblicamente alle accuse ricevute.
“Noi — io, mio marito, i miei due figli — abbiamo sempre mantenuto riserbo sui fatti di famiglia. Mia madre era una donna di grande eleganza, discrezione e misura e, nonostante le vicende complesse che ha affrontato, non ha mai fatto una dichiarazione inopportuna in tutta la sua vita. Preferirei non offuscare quella lezione”
Nel corso dell’intervista, Sveva Fede è tornata anche sulle polemiche sorte nel giorno delle esequie del padre. “Non abbiamo risposto nemmeno quando, il giorno del funerale di papà, mentre io ero in chiesa e mia sorella no, è uscita un’Ansa in cui lei mi accusava di non averle fatto vedere papà malato. Eppure, la casa di riposo che lo ospitava era aperta a tutti e tutti gli amici gli hanno sempre fatto visita”, ha spiegato.
Alla domanda sui rapporti tra Simona e i genitori, Sveva ha preferito non entrare nel merito, limitandosi a ricordare la propria vicinanza a entrambi fino agli ultimi momenti della loro vita. “Posso rispondere solo dei miei rapporti con loro: io sono stata presente fino alla fine. Ero lì quando hanno esalato l’ultimo respiro e ho tenuto la mano prima a mia madre, poi a mio padre”.

Uno dei punti più discussi riguarda le accuse mosse da Simona Fede, secondo cui sarebbero scomparsi oltre un milione e 450 mila euro dai conti di famiglia, beni per circa 400 mila euro da una cassetta di sicurezza e sarebbe stato ostacolato il suo diritto a utilizzare Villa Lucia a Napoli.
“Tutto falso” – replica Sveva con fermezza – “Villa Lucia per dire: mia madre ha fatto tutte le cose correttamente. Ha lasciato Villa Lucia a me e l’attico di Roma a Simona, che ci vive. Non stiamo parlando di un’estromissione dall’eredità”.
Secondo la figlia di Emilio Fede, la madre aveva comunque previsto la possibilità per Simona di continuare a frequentare Villa Lucia, nel tentativo di preservare l’unità familiare. “Mamma però teneva all’unità della famiglia e ha previsto che Simona potesse usare la villa. Era un appello per dire: restate unite, quella casa è nostra da generazioni. Io non mi sono opposta alla sua volontà e le mail testimoniano che ho dato disponibilità di accesso ai figli di Simona che me l’avevano chiesto”
Anche sulle presunte somme scomparse, Sveva Fede respinge ogni addebito. “Non so da dove vengano le cifre di cui si parla. Tutti gli accessi sono autorizzati e leciti. Se ce n’è uno abusivo come lei dice, va denunciato, ma se lei lo dice e non c’è, sono io che denuncio lei”.
Ha poi aggiunto che eventuali contestazioni ereditarie dovrebbero essere affrontate nelle sedi opportune. “Se mia sorella si sente lesa nel diritto di legittima, se ha questioni da chiarire, può farlo nelle sedi civili, prima che sui giornali”.
Sveva ha inoltre smentito l’esistenza delle quattro ville di Rocca di Papa che, secondo la sorella, sarebbero dovute entrare a far parte della sua eredità. “Le quattro ville non esistono” – spiega al Corriere della Sera – “A Rocca di Papa c’era un villino dei De Feo. La quota di mia madre è passata a papà, che l’ha venduta, devolvendo il ricavato alla Fondazione Emilio Fede, di cui mia sorella è vicepresidente”.

Analogo chiarimento è arrivato sulla villa di Anacapri. Secondo Sveva, la quota appartenuta alla madre sarebbe stata destinata a Simona, mentre quella conferita alla Fondazione derivava da una scelta di Emilio Fede condivisa dalla stessa sorella “Perché metteva al riparo il patrimonio in un momento in cui, dopo il processo Ruby Ter, papà era aggredito dai creditori”
A intervenire è stato anche l’avvocato Samuele De Santis, che ha spiegato come la denuncia presentata da Simona Fede sia contro ignoti e che non esista alcun procedimento penale a carico della sua assistita.
“La Procura ha chiesto l’archiviazione, quindi potremo vedere le carte solo se loro stessi faranno opposizione e se il gip fisserà un’udienza. A quel punto, risponderemo e siamo sereni perché le accuse sono infondate e documenti e testimonianze lo dimostrano”.
Sveva ha inoltre ribadito che i genitori non avevano mai discusso direttamente di eredità con le figlie e che la loro volontà le sarebbe stata illustrata dai notai di fiducia della famiglia. “Professionisti seri, altro che firme false e perizie calligrafiche. E la Procura si è espressa per l’archiviazione sull’accusa di circonvenzione d’incapace”.
Alla domanda finale sulla possibilità di ricucire il rapporto con la sorella, Sveva Fede ha lasciato trasparire tutto il proprio disincanto. “Prima di leggere tante accuse sui giornali le avrei detto che ci speravo, anche perché i nostri avvocati si stavano confrontando. Ora, fatico a vedere spazio per una riconciliazione”.
