Ci sono film che nascono da una domanda tanto semplice quanto devastante: fino a dove si può spingere un genitore per salvare suo figlio? È proprio attorno a questo dilemma che ruota Nulla da perdere, il nuovo dramma francese targato Netflix e diretto da Nawell Madani insieme a Ludovic Colbeau-Justin.
Quello che sulla carta comincia come il classico racconto di una dolorosa malattia, si trasforma ben presto in una tesissima corsa contro il tempo, nella quale ogni decisione costringe la protagonista a calpestare i propri principi. Il risultato? Un film magnetico, che però non sfrutta al cento per cento tutte le carte che ha in mano.
Una corsa contro il tempo

Jada ha inseguito il sogno della maternità per anni e, grazie alla donazione di un embrione, è riuscita a stringere tra le braccia il suo bambino. La felicità però dura poco: al piccolo Naël viene diagnosticata la leucemia e il mondo le crolla addosso nel giro di un attimo.
L’unica speranza è un trapianto di midollo osseo, ma trovare un donatore compatibile si rivela un’impresa titanica. Davanti a un sistema sanitario che fa quel che può senza però dare risposte concrete, Jada si ritrova quindi con le spalle al muro, costretta a compiere scelte disperate pur di non arrendersi al peggio…
La forza del dilemma morale

Il vero punto di forza di Nulla da perdere non sta tanto nella suspense, quanto nei dubbi etici che riesce a insinuare nello spettatore. La sceneggiatura ha il merito di non cadere nella trappola del bianco o nero: non ci sono burocrati spietati a sbarrare la strada a Jada. Il vero nemico è il tempo che scorre, unito all’oggettiva difficoltà di riuscire a rintracciare un donatore. Proprio questa assenza di un “colpevole” tangibile rende la storia estremamente realistica. Più la situazione precipita, più diventa sfocata la linea che divide ciò che è legalmente giusto da ciò che è umanamente comprensibile.
L’intensità della protagonista

Nawell Madani, interpretando Jada schiva, i cliché del melodramma strappalacrime; il suo dolore emerge dai dettagli, dai silenzi carichi di frustrazione e da una rabbia che si accende poco alla volta. Sbaglia, perde la testa, prende decisioni discutibili, eppure non perde mai la propria umanità, spingendo inevitabilmente lo spettatore a fare il tifo per lei. Intorno a lei si muove un cast di supporto solido, che arricchisce la narrazione offrendo punti di vista diversi senza mai rubarle la scena.
Un thriller che forza troppo la mano

Le cose funzionano un po’ meno nella seconda metà, quando il film decide di spingere sull’acceleratore della tensione strizzando l’occhio alle dinamiche del thriller puro. Qui la fluidità della storia scricchiola: alcune svolte narrative sembrano un po’ troppo costruite a tavolino, quasi a voler gonfiare la posta in gioco in modo artificiale. Fortunatamente, il cuore emotivo del film resta abbastanza forte da reggere l’impatto, dimostrando che l’empatia funziona molto meglio degli inseguimenti o dei colpi di scena da manuale.
Cosa ne pensiamo in sintesi
Nulla da perdere affronta con sensibilità il tema della maternità e delle scelte impossibili, costruendo un dramma emotivamente efficace che convince più per i suoi dilemmi morali che per la componente thriller.
Pro
- Protagonista intensa e credibile
- Dilemmi morali ben costruiti
- Evita il facile melodramma
Contro
- La parte thriller è meno convincente del dramma
- Alcuni sviluppi risultano un po' forzati
- Voto CinemaSerieTV
