L’arrivo di Odissea di Christopher Nolan non è l’unico evento che sta riportando l’epopea di Omero al centro dell’attenzione. Dopo l’audiolibro narrato da Michael Caine e generato con l’intelligenza artificiale, debutta infatti anche Odysseus: The Fall, un lungometraggio di 135 minuti prodotto quasi interamente grazie all’AI.
A firmare Odysseus: The Fall è Ash Koosha, musicista, regista e imprenditore iraniano già noto per Dreams of Violets, docu-drama dedicato alle proteste in Iran presentato al Tribeca Festival. Mentre concludeva quel progetto, Koosha ha dedicato circa tre mesi allo sviluppo della sua personale reinterpretazione dell’eroe omerico, un personaggio che racconta di amare fin dall’infanzia.
Il film è prodotto dallo studio specializzato in AI Fountain 0 e sarà distribuito inizialmente attraverso il sito ufficiale della società, dove potrà essere noleggiato o acquistato nel corso dell’estate. Il prezzo previsto è di 9,99 dollari, la stessa modalità scelta anche per Dreams of Violets, che finora non ha trovato un distributore cinematografico o una piattaforma streaming tradizionale.
L’operazione arriva alla stampa – ne parla tra gli altri Variety – volutamente negli stessi giorni dell’uscita nelle sale di The Odyssey di Christopher Nolan, kolossal da circa 250 milioni di dollari interpretato da Matt Damon nel ruolo di Odisseo insieme ad Anne Hathaway, Tom Holland, Zendaya, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Jon Bernthal, Travis Scott e Charlize Theron. Le due opere, però, non hanno alcun collegamento produttivo.

Gli stessi autori spiegano di non voler competere con Nolan, bensì sfruttare il momento di attenzione dedicato al poema di Omero per mostrare lo stato dell’arte del cinema generato con l’intelligenza artificiale. L’idea è invitare il pubblico a confrontare due approcci completamente diversi alla stessa storia: da una parte una delle più grandi produzioni hollywoodiane, dall’altra un progetto realizzato con strumenti AI e un budget enormemente inferiore.
“Speriamo davvero che il film di Christopher Nolan sia un enorme successo al botteghino e che la nostra versione del viaggio di Odisseo possa persino contribuire a quel successo, spingendo al cinema persone curiose di confrontare il massimo della creatività umana con la collaborazione tra un autore e l’intelligenza artificiale.”
Anche Tom Rogers, presidente esecutivo di Fountain 0 e produttore del film, ribadisce che l’obiettivo non è stabilire un vincitore.
“Non credo che qualcuno penserà che questo film sia migliore di quello di Nolan.”
Secondo Rogers, il valore dell’opera consiste nel diventare un punto di riferimento per comprendere fin dove sia arrivata oggi la tecnologia AI nella produzione cinematografica e quanto velocemente possa permettere la nascita di nuovi progetti.
La trama si discosta sensibilmente dal racconto classico. Odysseus: The Fall descrive il viaggio di ritorno dell’eroe come il ricordo frammentato di un uomo prossimo alla morte, negli ultimi minuti della propria vita. I mostri incontrati lungo il percorso diventano manifestazioni della sua coscienza e delle sue colpe, mentre il finale sostituisce il tradizionale ritorno trionfale con un momento di riconciliazione e perdono.

Dal punto di vista produttivo, il progetto rappresenta uno degli esperimenti più radicali finora realizzati. Sul set non sono stati utilizzati attori, scenografie fisiche o cineprese tradizionali: ogni ambiente e ogni personaggio sono stati generati attraverso modelli di intelligenza artificiale. Koosha ha però precisato che il lavoro creativo resta umano: la storia, le immagini guida, la scrittura e la direzione artistica sono state sviluppate direttamente dal regista.
Per costruire il protagonista e gli altri personaggi sono stati impiegati dodici modelli umani, provenienti dalla cerchia personale del regista. Tra loro figurano una sola attrice professionista, alcuni indossatori e indossatrici, persone senza esperienza nel mondo dello spettacolo e persino lo stesso Tom Rogers. Lo stesso Ash Koosha ha prestato il proprio volto per creare il modello digitale di Odisseo.
Koosha sostiene che dirigere un modello AI basato sul volto di una persona risulti spesso più semplice che dirigere direttamente un interprete reale, soprattutto quando quest’ultimo non possiede esperienza di recitazione. Secondo Rogers, questo approccio permette di ottenere il risultato desiderato senza le difficoltà tipiche della direzione di un attore inesperto.

Dal punto di vista tecnologico, Odysseus: The Fall utilizza una combinazione di numerosi strumenti di intelligenza artificiale. Il rendering di tutte le scene è stato realizzato principalmente con il generatore video cinese Kling, mentre Google Nanobanana è stato impiegato per immagini e fotogrammi chiave. Claude AI ha assistito nelle revisioni linguistiche, Google Gemini nella ricerca del materiale, mentre la tecnologia proprietaria di Fountain 0 è stata utilizzata per la disposizione dei personaggi, la precisione delle inquadrature e la costruzione degli ambienti virtuali.
Il budget rappresenta un’altra delle principali differenze rispetto alle produzioni hollywoodiane. Se Dreams of Violets era costato appena 2.000 dollari, Odysseus: The Fall è stato realizzato con una cifra definita “nell’ordine delle decine di migliaia di dollari”, comunque infinitamente inferiore ai costi di un blockbuster tradizionale.
Durante la lavorazione Koosha ha anche sperimentato un metodo produttivo molto diverso da quello classico. La sceneggiatura era composta principalmente da appunti e poteva essere modificata continuamente anche durante la post-produzione, perché, secondo il regista, il basso costo delle modifiche elimina molti dei rischi economici normalmente presenti nella realizzazione di un film.
Secondo Fountain 0, proprio questa flessibilità rappresenta uno dei principali vantaggi dell’AI: consentire agli autori di produrre opere in tempi molto più rapidi e di intervenire sul progetto fino alle fasi finali.
Naturalmente il film riapre anche il dibattito sul rapporto tra intelligenza artificiale e creatività. Koosha invita a non considerare le due realtà come antagoniste, sostenendo che il pubblico finirà per giudicare le opere non in base agli strumenti utilizzati, ma alle storie raccontate.
“Non credo che la questione sia mettere il cinema tradizionale contro quello realizzato con l’AI. Quando supereremo il dibattito sull’intelligenza artificiale, torneremo a parlare di ciò che conta davvero: le storie.”