A poche ore dalla morte dell’attore teatrale Pippo Di Marca arriva la conferma che si è trattato di un suicidio motivato da ragioni di salute. Questa mattina, intorno alle 8.20, Di Marca, 86 anni, si è lanciato dal terrazzo del palazzo in cui viveva a Roma, in zona Trastevere. Stando a quanto scrive Repubblica, il gesto ha trovato una parziale spiegazione in una nota lasciata dall’attore alla sua famiglia. “Scusate, non ce la faccio più: non è questa la vita che voglio. Il mio corpo è come un cadavere. Lo spettacolo è finito”, ha scritto.
Di Marca si è gettato dal terrazzo condominiale del palazzo di tre piani in via di San Francesco a Ripa, in cui viveva con moglie e figlio, che erano presenti in casa. L’uomo è morto sul colpo e il suo corpo è stato coperto e transennato in attesa dell’arrivo della polizia mortuaria.
Sono state fatte delle indagini per stabilire se si fosse trattato di un gesto volontario o di un suicidio. Gli investigatori del commissariato Trastevere, guidati da Angela Losacco, hanno trovato un biglietto in casa dell’attore, un ultimo messaggio alla famiglia scritto su un foglio con il quale Di Marca ha spiegato le ragioni del gesto.
Appena una settimana fa Pippo Di Marca si era raccontato in un video condiviso sui social dalla pagina Facebook Teatroinscatola. L’attore non aveva accennato ad alcun problema di salute, ma aveva parlato degli inizi nel teatro d’avanguardia e negli spazi underground romani dei primi anni Settanta, a partire dal Teatro la Fede e poi dal Beat 72.
In quel periodo, tra il 1971 e il 1972, insieme ad altri giovani artisti cercava nuovi linguaggi teatrali in un ambiente pieno di energia, anche se gli spazi erano piccoli e difficili da gestire. Dopo il Beat 72 – ha spiegato Di Marca – arrivò la ricerca di un luogo proprio: scoprì il Colosseo, dove realizzò uno dei primi esperimenti di metateatro, prima di spostarsi in una cantina di via Sora, uno spazio raccolto che gli permise di creare spettacoli destinati poi a girare in Italia e in Europa. Tra questi anche una personale versione di Salome, nata quasi come una “sfida” a Carmelo Bene.
