Alberto Angela è tornato a parlare di Odissea, il nuovo film di Christopher Nolan, in un articolo firmato di suo pugno per Il Messaggero. Il divulgatore ha elogiato il lavoro del regista britannico, spiegando come le differenze rispetto al poema di Omero siano funzionali a rendere una storia di tremila anni fa comprensibile e coinvolgente per il pubblico dei giovani. Nel suo intervento ha affrontato anche alcuni dei temi più discussi della pellicola, dalle incongruenze ai riferimenti pop, fino al successo ottenuto tra i giovani.

Angela racconta di aver avuto inizialmente qualche perplessità davanti ad alcune scelte stilistiche del film. Col tempo, però, ha compreso il senso dell’operazione di Nolan.
“All’inizio nell’Odissea notavo incongruenze che mi rendevano perplesso: navi simili a quelle dei vichinghi, paesaggi nordici, corazze ed elmi non proprio fedeli. Poi ho capito, lui doveva rendere comprensibile ai giovani un componimento di tremila anni fa, e mi sono sentito suo fratello in questa operazione che ha portato avanti in maniera così abile.”
Per Angela il film riesce ad attualizzare il poema senza tradirne il significato più profondo. Tra gli aspetti che lo hanno colpito c’è il modo in cui vengono affrontati temi contemporanei come il senso di colpa, il trauma della guerra e il rispetto dell’altro.
“Ci sono messaggi nel film che sono molto moderni, e che parlano soprattutto ai giovani. L’idea che Ulisse capisca di aver distrutto, con una sua idea, un intero popolo, e ne soffra. È il concetto di Xenia, il rispetto dell’ospite, perché dietro ogni vagabondo poteva nascondersi una divinità. Qualcuno ha parlato anche di disturbo da stress post-traumatico: un veterano della troupe ha detto a Nolan che è il film più potente mai visto sul trauma dei reduci.”
Secondo Alberto Angela, proprio grazie a questa rilettura il poema di Omero riesce ancora oggi a parlare alle nuove generazioni. Il cuore della storia resta il viaggio verso casa, inteso non come semplice ritorno fisico, ma come riscoperta dei propri valori.
“Il poema antico è diventato dunque attualissimo, capace di parlare a un pubblico giovane cresciuto con altre urgenze e altre paure. Alla fine, emerge un concetto che noi italiani conosciamo bene: il calore della casa e della famiglia. Il ritorno di Ulisse non è il ritorno alla comfort zone, ma ai propri valori. E dove, se non in Europa, ci si preoccupa così tanto dei diritti umani e del clima? Per i giovani europei questo film è quasi una bandiera.”
Angela ha poi accennato anche una delle discussioni più accese nate intorno al film, quella legata, preferendo però non prendere posizione.
“Sulle polemiche legate al presunto wokismo non mi sbilancio: ognuno la vede come vuole, e le polemiche, si sa, portano gente al cinema, giovani compresi. Io vedo un grande affresco dell’avventura umana.”
Nel suo articolo il divulgatore si è soffermato anche su alcuni richiami cinematografici che lo hanno divertito, sottolineando come Nolan abbia saputo mescolare il mondo classico con riferimenti immediatamente riconoscibili per il pubblico moderno.
“Certo, alcuni riferimenti pop mi hanno divertito: l’Agamennone che sembra uscito da Batman, Ulisse sulla zattera che ricorda Cast Away con Tom Hanks, gli zombie nella scena dell’Ade, forse la più bella del film.”

Angela ha ricordato sul Messaggero anche un confronto avuto con Christopher Nolan e Matt Damon sulle difficoltà incontrate sul set in Islanda e di come a suo dire, queste difficoltà siano state incanalate positivamente dal film.
“Nolan e Damon mi hanno raccontato le riprese in Islanda, sotto una pioggia incessante. Anche noi, in televisione, viviamo le stesse dinamiche, davanti alla telecamera con freddo e maltempo. È lì che si forma un vero equipaggio, esattamente come quello di Ulisse, e forse è anche per questo che il film restituisce ai giovani un senso autentico di squadra e di fatica condivisa.”
Infine, Angela attribuisce parte del successo del film proprio al fatto che la sua origine non sia un’idea nata per il mercato, ma uno dei più grandi classici della letteratura.
“Questo film mi rende felice per un motivo semplice. Per una volta la sceneggiatura non nasce da un ufficio marketing, ma da un testo di tremila anni fa, ed è proprio questo a conquistare i giovani più di ogni strategia di comunicazione. E non a caso, quando qualcuno pesca nel mondo classico, arrivano gli Oscar: Cleopatra, Ben-Hur, Il Gladiatore.”
A suo giudizio è proprio questa familiarità con il mito a spiegare il trionfo del film nelle sale.
“C’è un’espressione che mi torna in mente ogni volta che ripenso al trionfo di questo film nelle sale: ciò che è vicino agli occhi è vicino al cuore. I giovani conoscono già l’Odissea, conoscono Omero e l’Iliade, li hanno nel cuore anche se non se ne rendono conto. Andare al cinema a vedere un’opera che già si conosce, ma raccontata in un modo così diverso, non può non incuriosire le nuove generazioni: ed è proprio questo pubblico di giovani, oggi, a riempire le sale e a spingere l’Odissea di Christopher Nolan verso ogni record di incassi.”
