La maxi-fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery dovrà attendere. Le parti hanno infatti raggiunto un accordo che impedisce la chiusura dell’operazione fino a quando il tribunale non avrà esaminato nel merito le accuse di violazione delle norme antitrust avanzate da un gruppo di procuratori generali statali e dalla Writers Guild of America. La decisione non blocca definitivamente il progetto, ma ne rinvia i tempi di diversi mesi e apre una nuova fase della battaglia legale attorno a una delle più grandi operazioni nella storia recente dell’industria dell’intrattenimento.
L’accordo depositato presso il tribunale federale stabilisce, come ricorda Deadline, che Paramount non potrà completare la fusione da 111 miliardi di dollari fino al verificarsi della prima tra due condizioni: cinque giorni dopo la sentenza sul merito della causa oppure il 1° giugno 2027, qualora il processo non fosse ancora terminato. Poiché il calendario del dibattimento non è stato ancora fissato, appare ormai certo che l’operazione resterà sospesa almeno per diversi mesi.
La vicenda nasce dall’azione legale promossa da una coalizione di dodici Stati americani, guidata dalla California. Secondo i procuratori generali, la fusione ridurrebbe la concorrenza in alcuni segmenti chiave del mercato audiovisivo, tra cui la distribuzione cinematografica dei grandi film destinati alle sale e la concessione in licenza dei canali televisivi via cavo. Per questo motivo chiedono al tribunale di impedirne il completamento.
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Entro il 31 luglio le parti presenteranno inoltre una proposta congiunta sul calendario del dibattimento. In precedenza gli Stati avevano suggerito di celebrare il processo nell’aprile 2027, mentre Paramount puntava a una procedura molto più rapida per poter concludere l’operazione entro la fine di settembre.
Il rinvio potrebbe avere anche importanti conseguenze economiche. Se la fusione non verrà completata entro il 30 settembre, Paramount inizierà infatti a dover corrispondere una cosiddetta “ticking fee”, una penale contrattuale da 7 milioni di dollari al giorno destinata agli investitori di Warner Bros. Discovery. L’eventualità che il procedimento giudiziario si prolunghi oltre quella data rende quindi l’esito del processo ancora più rilevante anche dal punto di vista finanziario.
È importante sottolineare che la fusione aveva già ottenuto il via libera delle autorità regolatorie federali statunitensi e delle autorità europee competenti. Le contestazioni arrivano invece da autorità statali, che ritengono comunque possibile bloccare l’operazione ricorrendo alle leggi antitrust.

Paramount continua a respingere tutte le accuse e sostiene che l’analisi presentata dai procuratori generali non rifletta il funzionamento dell’attuale mercato dei media. Secondo l’azienda, il processo rappresenterà l’occasione per dimostrare che l’operazione favorirà concorrenza, consumatori e creatori di contenuti.
«L’accordo di oggi rappresenta una vittoria significativa perché produce esattamente ciò che abbiamo chiesto fin dall’inizio: un percorso diretto verso un processo basato sulle prove. È il modo più rapido e chiaro per dimostrare che questa operazione è positiva per la concorrenza, per i consumatori e per i creatori, una conclusione alla quale sono già giunte decine di autorità garanti della concorrenza in tutto il mondo. Le definizioni di mercato proposte dai ricorrenti non hanno alcun rapporto con la realtà dell’attuale mercato e non resisteranno all’esame del tribunale. Non vediamo l’ora di dimostrare la validità delle nostre ragioni durante il processo.» –
