Stefano Rochira, 28 anni, figlio di Sabrina Martinengo, ex partecipante di Temptation Island 2019 insieme a Nicola Tedde, ha raccontato sui social la drammatica aggressione di cui è stato vittima lo scorso 7 agosto 2026 a Cuneo. Il giovane – che è un barista e atleta di kickboxing – sarebbe stato colpito al volto con una bottiglia di vetro mentre si trovava all’uscita del locale in cui lavora, gli Ex Lavatoi di Cuneo.
Secondo quanto raccontato da Rochira, la sua unica “colpa” sarebbe stata quella di fermarsi a consolare una ragazza che stava piangendo da sola su una scalinata. Una giovane che lui conosce da anni. L’aggressione gli ha provocato ferite molto gravi al volto e all’occhio, tanto da rendere necessario un ricovero e due interventi chirurgici d’urgenza.
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Rochira ha condiviso sui social anche alcune immagini dal suo letto d’ospedale, mostrando il volto completamente fasciato. A quanto raccontato dal 28enne, l’aggressore sarebbe un ragazzo di 24 anni di origine albanese, che attualmente è in carcere.
“Sabato 7 agosto, intorno alle 4.00 del mattino, vengo colpito a tradimento da una bottiglia sul viso. La mia colpa? Aver offerto conforto a una ragazzina che ho visto crescere in casa mia e che, ormai donna, piangeva sola su una scalinata”
“Le forze dell’ordine e il personale sanitario intervengono immediatamente e vengo trasportato in ospedale. Chiamare mia madre, raccontarle frettolosamente ciò che era successo per poi sentire la sua voce spezzarsi, penso sia stata la sensazione più brutta della mia vita”
“Subisco due operazioni d’urgenza in contemporanea: la ricostruzione del naso e la sutura della cornea. Dovevano cercare di salvarmi l’occhio”
Stefano ha poi voluto ringraziare chi gli è stato accanto in questi giorni: genitori, sorelle, fidanzata e amici. Ha ringraziato per i numerosi messaggi ricevuti.
“Auguro a qualsiasi persona sulla Terra di ricevere, almeno una volta nella vita, l’amore che ho provato sulla mia pelle in questi giorni. Quell’amore che ti cura più delle medicine. Le lacrime di una madre e gli abbracci di un padre, capaci di sanare ferite che nessun farmaco potrebbe curare. Le mie sorelle meravigliose che, nonostante ogni attrito, hanno dato tutto. E avere una donna accanto che ti guarda ferito, inerme, e senza battere ciglio, per 96 ore non si schioda da quella scomoda e scricchiolante brandina piazzata accanto al letto d’ospedale, arrivando persino a cambiarti le mutande. Gli amici. I fratelli di una vita. Quelli che si presentano nonostante i divieti. E il mio team, il mio coach, al mio angolo, nel match più duro della mia vita, fino ad oggi”
Rochira ha poi sottolineato che nonostante la sua preparazione atletica, certi eventi possono capitare.
“Ho imparato che puoi essere un fighter allenato, una persona sveglia, abituata a tenere gli occhi aperti in ogni situazione, ma certe cose non sono prevedibili”
Rochira ha poi voluto evitare che l’episodio venisse associato al locale davanti al quale sarebbe avvenuta l’aggressione, sottolineando anche di non voler trasformare la vicenda in un attacco contro la comunità albanese.
“Spero che la gente possa capire che un gesto scellerato del genere poteva succedere ovunque. E spero soprattutto che non venga colpevolizzato uno dei pochi locali che ancora riescono a dare una parvenza di movida a Cuneo, gestito da un padre e un figlio che mi sono stati accanto, mettendomi sempre al primo posto, come pochi titolari avrebbero fatto.
Spero anche che non venga colpevolizzata un’intera etnia per le barbarie commesse da un singolo elemento.
Perché sono stati numerosi gli albanesi intorno al mio letto d’ospedale. E ancora di più quelli che mi hanno scritto e mostrato vicinanza in una situazione così delicata. Ma ciò che più mi auguro è che la gente capisca che non esiste amore in mezzo a tanta violenza.”
“Io non sono guarito. Il viaggio è ancora lungo” – conclude Stefano Rochira – “Ma una cosa è certa: questa è stata, e sarà, un’esperienza che non dimenticherò mai. Una menzione d’onore al dottor Bellanca, dritto al punto, senza fronzoli, e con una preparazione encomiabile. Non avrei potuto ricevere cure migliori, grazie doc”
Il 28enne ha quindi spiegato di non essere interessato a una vendetta, ma di voler ottenere giustizia per quanto accaduto.
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