Una nuova controversia scuote Hollywood dopo che Paramount ha accusato Mark Ruffalo di antisemitismo per le sue critiche pubbliche alla fusione tra Paramount e Warner Bros Discovery. A difendere l’attore è intervenuta Jane Fonda, fondatrice del Committee for the First Amendment, con una dichiarazione pubblica che respinge categoricamente le accuse dello studio.
La vicenda ha avuto inizio venerdì scorso, quando Ruffalo ha condiviso su Instagram un video in cui Safra Catz, vicepresidente esecutivo di Oracle e membro del consiglio di amministrazione di Paramount, parlava di “tecnologie spaventose” messe a disposizione dell’esercito israeliano dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023. Nel suo post, l’attore ha definito Larry Ellison, cofondatore di Oracle e padre dell’amministratore delegato di Paramount Skydance David Ellison, un “classico oligarca” e ha lanciato l’allarme sui rischi derivanti dalla concentrazione di potere mediatico che deriverebbe dalla fusione.
La risposta di Paramount non si è fatta attendere. Un portavoce dello studio ha dichiarato di essere “turbato quando stereotipi antisemiti vengono invocati per dirimere una disputa commerciale”, aggiungendo che parole come genocidio e apartheid – usate da Ruffalo nel suo discorso – applicate a una transazione aziendale non sono solo sbagliate, ma vanno troppo oltre e sminuiscono la reale sofferenza che queste parole sono destinate a descrivere.
Martedì 26 agosto, Jane Fonda ha pubblicato una dichiarazione attraverso il Committee for the First Amendment in cui definisce le accuse rivolte a Ruffalo come “Un cinico tentativo di etichettare falsamente Mark Ruffalo come antisemita” e “uno sforzo per distrarre dalla questione centrale: la pericolosa concentrazione di potere mediatico” che risulterebbe dall’acquisizione.
“Mark Ruffalo ha il diritto garantito dal Primo Emendamento di esprimersi su politica, corporazioni potenti e questa pericolosa fusione. Definire la sua critica antisemita è una diffamazione per delegittimare le critiche alla fusione e per distrarre dalla domanda a cui Paramount preferirebbe non rispondere: dovrebbe essere consentito a una singola azienda di accumulare così tanto potere sui nostri film, tv e notizie?”
Fonda ha poi richiamato le origini storiche del Committee for the First Amendment, fondato originariamente per opporsi alle liste nere e all’intimidazione delle persone per le loro convinzioni politiche durante l’era McCarthy. “Non resteremo a guardare mentre il governo o i suoi alleati fanno rivivere quelle tattiche per intimidire gli attivisti e ridurli al silenzio oggi”, ha concluso l’attrice.

Come scrive Variety, Ruffalo stesso aveva già risposto alle accuse di Paramount definendole “orribili e fondamentalmente disoneste”. In una dichiarazione, l’attore ha precisato che criticare le azioni del primo ministro israeliano, un contratto di tecnologia militare o i dirigenti che lo forniscono non è la stessa cosa che criticare il popolo ebraico. “Tutto quello che so sulla recitazione, l’attivismo e l’umanismo è stato profondamente plasmato dagli amici, colleghi e persone care ebree che sono stati parte integrante e famiglia in ogni momento della mia vita”, ha aggiunto.
Il sostegno a Ruffalo non si è limitato a Jane Fonda. Hannah Einbinder, star della serie Hacks, ha scritto su Instagram che l’idea secondo cui Ruffalo avrebbe fatto quelle dichiarazioni solo perché gli Ellison sono ebrei è “ridicola”. Anche il produttore Bruce Cohen, membro del comitato direttivo del Committee for the First Amendment, ha espresso supporto all’attore dichiarando che “Come americano ebreo, trovo profondamente preoccupante vedere false accuse di antisemitismo usate per silenziare legittime critiche politiche in questo paese”.
Dall’altra parte, diverse organizzazioni hanno concordato con la posizione della Paramount, in particolare il Simon Wiesenthal Center e l’Anti-Defamation League, che hanno espresso preoccupazione per i commenti dell’attore.
La fusione al centro della controversia ha visto Paramount Skydance superare l’offerta di Netflix con una proposta da 31 dollari per azione a febbraio, dopo che Netflix aveva firmato un accordo da 82,7 miliardi di dollari con Warner Bros Discovery a dicembre, prima che la società controllata da Ellison lanciasse la sua acquisizione ostile.
Ruffalo si era già schierato pubblicamente contro la fusione ad aprile, quando insieme all’avvocato Norm Eisen aveva sollecitato i funzionari statali a far valere le leggi antitrust per bloccare l’operazione. Una lettera aperta organizzata dal Committee for the First Amendment, dalla Future Film Coalition, dalla Writers Guild of America e dal Democracy Defenders Fund ha raccolto oltre 5.000 firme, sostenendo che la fusione “Minaccia la sostenibilità dell’intera comunità creativa”
