Alessandro Gassmann torna a parlare di politica, diritti e cultura woke, prendendo posizione anche sulle recenti dichiarazioni di Roberto Vannacci. L’attore ne ha parlato in un’intervista concessa a Repubblica, nella quale ha raccontato anche i suoi prossimi progetti tra teatro, cinema e fiction tv.
La giornalista Arianna Fino ha ricordato a Gassmann che in passato si era dichiarato fiero di essere woke, chiedendogli se si consideri ancora tale dopo le polemiche legate agli eccessi di questa cultura. L’attore e regista ha risposto:
“Tutto deve essere affrontato con misura e intelligenza. Gli eccessi del woke si sono visti, e sono abbastanza d’accordo sul fatto che si sia esagerato, ma è fondamentale che questa non sia una scusa per tornare indietro. I diritti delle persone, i diritti delle donne. Ho letto le dichiarazioni di Vannacci l’altro giorno: tre, quattro sciocchezze una dopo l’altra. Il woke è stato importante e non può essere banalizzato né reso ridicolo. È una cultura che ha fatto fare passi avanti all’umanità, non passi indietro. L’aborto è il diritto di una donna di decidere, seguendo la legge, come proseguire la sua vita. Non lo può sicuramente decidere un maschio, tanto meno un fascista“.
L’intervista ha toccato anche l’ipotesi di una controffensiva culturale sui temi dell’immigrazione, dell’ambiente e dei diritti LGBT. Secondo Gassmann, il clima politico sarebbe cambiato al punto da rendere nuovamente pubbliche opinioni che in passato venivano espresse con maggiore cautela.
“Mi sembra evidente che chi prima, segretamente, nell’urna, aveva pensieri razzisti o sessisti ora si senta autorizzato a dirlo pubblicamente. E mi sembra che la sinistra non abbia argomentazioni altrettanto forti per farli stare zitti, per farli tornare a non esprimere pubblicamente frasi offensive o razziste. Il dramma terribile è che ci stiamo abituando. Io no, ma la gente un po’ sì, si vede. Quando penso ai miei amici gay e lesbiche mi preoccupo per loro”.

Gassmann ha poi collegato queste riflessioni al suo prossimo impegno teatrale. A gennaio sarà al Teatro Valle di Roma, il teatro preferito dal padre Vittorio Gassmann, con Stato contro Nolan, spettacolo nel quale si affronta anche il tema della manipolazione dell’informazione. Parlando del rapporto tra paura, politica e informazione, l’attore ha spiegato a Repubblica:
“La paura serve a spaventare le persone e a renderle più vulnerabili. Guardandomi intorno, con così tanti governi di destra — non parlo di centrodestra ma di destra violenta — nella Storia è sempre stata la tecnica della destra trovare un nemico e unire le persone contro un nemico che in realtà non c’è. Non ho simpatia per l’America di Trump, ma ne ho tantissima per gli Stati Uniti, un Paese che conosco e che spero torni a trovare una strada più democratica, meno violenta, più accogliente”.
Per Gassmann, dunque, il confronto politico passa anche dalla capacità di riconoscere i meccanismi attraverso i quali la paura può essere utilizzata per orientare il consenso e creare contrapposizioni.
L’attore ha parlato infine dei suoi prossimi impegni professionali, che non si limiteranno al teatro.
“Tra venti giorni torno a Bari per Guerrieri 2, una serie che amo, scritta da Gianrico Carofiglio, con Gianluca Tavarelli alla regia. Subito dopo ci sarà la quarta stagione di Un professore: adoro Dante Balestra, mi ha dato una popolarità diversa e penso che la serie, nella sua semplicità nazionalpopolare, sia utile a mantenere vivo un dialogo tra generazioni”.
Un’agenda quindi particolarmente ricca per Gassmann, tra il ritorno sul set di Guerrieri 2, la quarta stagione di Un professore e il debutto a teatro con Stato contro Nolan, mentre sul piano pubblico continua a intervenire sui temi politici e sociali che considera più importanti.
