Due sorelle che parlano all’unisono, condividono pensieri e sogni, si innamorano dello stesso uomo e decidono di scavare una montagna alla ricerca di un luogo in cui possa esistere il vero amore. Basterebbe la premessa di Bucking Fastard per riconoscere il cinema di Werner Herzog, che torna in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con un film strano, brillante e sorprendentemente tenero.
Liberamente ispirato alla storia vera delle gemelle Freda e Greta Chaplin, il film affida a Rooney Mara e Kate Mara i ruoli di Jean e Joan Holbrooke, due donne che sembrano vivere contemporaneamente dentro e fuori dalla realtà. Dietro la loro eccentricità si nasconde però qualcosa di molto semplice: il desiderio di essere amati, di capire chi siamo e di trovare un posto nel mondo che non ci chieda continuamente di essere diversi.
Jean e Joan

Jean (Rooney Mara) e Joan Holbrooke (Kate Mara) sono due sorelle inseparabili che vivono in Irlanda. Ma il loro legame va ben oltre quello normalmente esistente tra due gemelle: parlano all’unisono, sembrano avere gli stessi pensieri, condividono i sogni e lo svolgimento di qualsiasi attività quotidiana.
Allo stesso modo, anche l’amore, inevitabilmente, diventa qualcosa da condividere. Entrambe infatti si innamorano di Gareth (Orlando Bloom) e, quando quel sentimento diventa irraggiungibile, le due trasformano il desiderio in un’impresa tanto folle quanto perfettamente sensata nella loro personale visione della realtà: scavare un tunnel attraverso una montagna per raggiungere una terra dove credono possa esistere il vero amore.
Due sorelle contro il mondo

La trovata più interessante di Bucking Fastard è che Herzog non prova a entrare nella mente delle due protagoniste, bensì sono gli altri a raccontarcele attraverso le proprie reazioni: chi vuole aiutarle, chi le considera un problema, chi le osserva con curiosità e chi intravede nella loro storia qualcosa da sfruttare. Jean e Joan rimangono così un piccolo universo chiuso, regolato da una logica che appartiene soltanto a loro. Rooney e Kate Mara riescono a rendere credibile questa simbiosi senza trasformarla semplicemente in una stranezza da esibire. Il loro parlare all’unisono potrebbe facilmente diventare un espediente ripetitivo, invece contribuisce al ritmo comico del film e, progressivamente, racconta qualcosa di molto più profondo.
Perché il rapporto tra le due sorelle pone inevitabilmente una domanda: dove finisce il “noi” e dove comincia l’“io”? Jean e Joan sembrano possedere un’identità comune, eppure il loro percorso porta a interrogarsi continuamente sulla possibilità di esistere anche come individui. Herzog non fornisce una risposta, ma lascia che questo dubbio accompagni il film fino alla fine.
Una storia assurda che parla soprattutto d’amore

La ricerca del vero amore potrebbe sembrare soltanto l’ennesima eccentricità delle protagoniste, ma è proprio qui che Bucking Fastard trova il suo lato più umano. Il tunnel diventa progressivamente qualcosa di più di un’impresa impossibile: è la materializzazione di un desiderio, la convinzione che da qualche parte debba esistere un luogo in cui sentirsi finalmente nel posto giusto. Herzog tratta questa ossessione con ironia senza però ridicolizzarla. Si ride delle situazioni, delle reazioni del mondo esterno e dell’assoluta determinazione con cui Jean e Joan affrontano qualcosa di evidentemente folle, ma non si ha mai l’impressione che il film stia ridendo davvero di loro.
Sotto la superficie surreale c’è quindi un racconto sulla solitudine e sull’appartenenza, ma anche sulla difficoltà di trovare qualcuno capace di accettarci per quello che siamo. Il vero amore inseguito dalle protagoniste non riguarda soltanto Gareth: diventa quasi la speranza di trovare un luogo, fisico o emotivo, nel quale non essere considerate sbagliate.
Un film assurdo, ma profondamente umano

Bucking Fastard è un film che vive di contrasti. La comicità convive con momenti malinconici, il realismo con situazioni quasi fiabesche, mentre l’assurdità della vicenda non annienta mai la sincerità delle emozioni. Rooney e Kate Mara sono fondamentali per mantenere questo equilibrio; la loro sintonia rende Jean e Joan buffe, irritanti, fragili e commoventi anche nell’arco della stessa scena, senza cercare necessariamente di renderle più facilmente comprensibili.
Bucking Fastard è così uno di quei film in cui l’eccentricità è soltanto la facciata: dietro due sorelle che parlano contemporaneamente e scavano una montagna alla ricerca dell’amore si nasconde infatti una riflessione molto più semplice e riconoscibile sull’identità, sul bisogno di appartenere a qualcosa e sulla ricerca ostinata di un posto in cui sentirsi finalmente a casa. Herzog riesce a raccontarla con leggerezza e intelligenza, senza togliere alle sue protagoniste tutta la loro irresistibile stranezza.
Cosa ne pensiamo in sintesi
Commento in breve:
Bucking Fastard parte da una premessa assurda e irresistibile per raccontare qualcosa di molto più universale. Werner Herzog trova nelle due sorelle interpretate da Rooney e Kate Mara una storia sull'amore, sull'identità e sul desiderio di trovare il proprio posto nel mondo. Eccentrico e brillante, riesce a far sorridere senza perdere la tenerezza che attraversa il viaggio delle sue protagoniste.
Pro
- Rooney e Kate Mara costruiscono una coppia irresistibile e perfettamente affiatata.
- L'eccentricità lascia spazio a una riflessione sincera sull'amore e sull'identità.
Contro
- La sua eccentricità potrebbe risultare respingente per chi cerca una narrazione più tradizionale.
- Voto CinemaSerieTV
