A dieci anni dalla morte di Alan Rickman, un ricordo di Gary Oldman restituisce un’immagine particolarmente affettuosa dell’attore che per otto film ha interpretato Severus Piton nella saga di Harry Potter.
Intervenuto al Toronto International Film Festival, dove ha ripercorso alcuni momenti della propria carriera, Oldman ha raccontato un’abitudine di Rickman lontana dalla severità del suo personaggio a Hogwarts.
L’attore era infatti solito portare sul set bambini provenienti da scuole, ospedali e famiglie di amici, permettendo loro di entrare per qualche ora nel mondo magico che stavano costruendo. Per Oldman, interprete di Sirius Black, quella attenzione verso i giovani fan rappresentava uno degli aspetti più straordinari del collega.
Gary Oldman ha ricordato il particolare rapporto dell’attore con il mondo di Harry Potter. Nonostante il carattere spesso riservato associato alla sua immagine pubblica e la durezza del personaggio di Severus Piton, sul set Rickman sembrava avere un’attenzione particolare per i bambini che guardavano alla saga come a qualcosa di straordinario.
Oldman ha spiegato che Rickman era profondamente coinvolto nel progetto e che, proprio per questo, sentiva il desiderio di condividere quell’esperienza con chi la viveva soprattutto attraverso l’immaginazione. Citiamo da EW.
“Alan era una sorta di cheerleader sul set. Era coinvolto, ci credeva, partecipava ed era completamente dedito a quello che stavamo facendo”
Quella partecipazione, secondo Oldman, si traduceva anche in un’abitudine molto concreta. Rickman portava infatti sul set bambini praticamente ogni giorno, organizzando per loro visite agli ambienti nei quali venivano girati i film.
“Portava bambini da una scuola, li portava dall’ospedale, invitava amici con i loro figli. Venivano durante la pausa pranzo e lui li portava a visitare i set, dove incontravano anche noi”

Era soprattutto la consapevolezza dell’importanza che quell’esperienza poteva avere per quei bambini a colpire Oldman. Per Rickman, il set di Harry Potter non era soltanto il luogo nel quale lavorava: era un mondo al quale aveva avuto la fortuna di accedere quotidianamente e che, secondo il ricordo del collega, voleva rendere almeno per qualche ora accessibile anche ai giovani fan.
“Pensavo fosse la cosa più straordinaria. Era in quel mondo in cui aveva la possibilità di stare ogni giorno e sapeva quanto esso significasse per quei bambini. Per questo voleva condividerlo.”
Oldman ha quindi definito Rickman con parole semplici ma particolarmente significative, spiegando di non aver mai dimenticato quei gesti.
“Era davvero una persona cara, era fatto così.”
Il ricordo si inserisce nel più ampio lascito lasciato da Rickman all’interno della saga. Morto nel gennaio 2016 a 69 anni dopo una battaglia contro un tumore al pancreas, l’attore aveva costruito con Snape uno dei personaggi più complessi dell’intera serie, trasformando progressivamente quella che sembrava inizialmente una figura antagonista in uno dei protagonisti emotivamente più sfaccettati della storia.

Il ricordo di Oldman aggiunge così un altro tassello alla figura di Rickman fuori dallo schermo: non soltanto l’interprete di Snape, ma un attore consapevole del significato che quel mondo aveva per i suoi spettatori più giovani e disposto a farli entrare, per qualche ora, dietro le quinte della magia di Harry Potter.
