Minerva – La scuola sceglie un’ambientazione insolita per raccontare qualcosa di molto familiare: adolescenti che cercano di capire chi sono, cosa vogliono diventare e quanto siano disposti a sacrificare per riuscirci. La differenza è che qui tutto avviene dentro un liceo militare, dove la giornata comincia con l’alzabandiera, i cellulari sono vietati, le relazioni sentimentali non sono ammesse e la gerarchia regola praticamente ogni aspetto della vita quotidiana.
Disponibile su Netflix dal 22 settembre, la serie diretta da Ivan Silvestrini (già regista della seconda, terza e quarta stagione di Mare Fuori) è composta da otto episodi e segue soprattutto tre matricole: Camilla, Vincenzo e Salvo. Arrivano al Minerva per motivi molto diversi, ma tutti devono confrontarsi con un ambiente che promette di formarli chiedendo in cambio disciplina e obbedienza. A questo racconto di formazione si aggiunge il mistero legato alla scomparsa di Francesco, un ex allievo di cui Salvo vuole scoprire la verità.
Tre ragazzi e tre modi diversi di entrare al Minerva

Camilla (Margherita Buoncristiani), Vincenzo (Biagio Venditti) e Salvo (Ciro Minopoli) arrivano al Minerva partendo da situazioni quasi opposte. Camilla viene da una famiglia benestante ed è stata mandata lì nella speranza che la disciplina riesca a contenere il suo carattere ribelle; per lei la scuola è inizialmente una punizione, un luogo dal quale vorrebbe soprattutto scappare.
Vincenzo, invece, appartiene già a quel mondo: viene da una famiglia di militari e considera il Minerva il primo passo di una strada che ha sempre immaginato per sé. Il suo problema non è accettare le regole, ma riuscire a essere all’altezza delle aspettative che porta sulle spalle. Salvo arriva invece dalla periferia napoletana ed è cresciuto in una casa-famiglia. Dietro la sua iscrizione c’è però una ragione che gli altri non conoscono: vuole capire cosa sia successo a Francesco, un ragazzo scomparso mentre frequentava la stessa scuola.
Sono tre punti di vista differenti ma efficaci per entrare in un ambiente che la serie presenta volutamente come separato dal mondo esterno. Il Minerva ha i propri rituali, il proprio linguaggio e soprattutto una gerarchia che stabilisce chi può comandare e chi deve obbedire. Anche visivamente la Reggia di Portici contribuisce molto a questa sensazione: gli spazi monumentali danno prestigio alla scuola, ma allo stesso tempo sembrano schiacciare i ragazzi che la attraversano.
Tra disciplina e abuso

La serie non presenta la disciplina militare come qualcosa di automaticamente negativo. Il Minerva insegna responsabilità e spirito di squadra, offrendo opportunità importanti e mettendo sullo stesso piano ragazzi provenienti da situazioni economiche molto diverse. Il problema nasce quando quelle stesse regole diventano una giustificazione per non mettere più in discussione niente.
Il nonnismo occupa inevitabilmente una parte importante del racconto. Gli studenti più grandi sottopongono le matricole a prove e umiliazioni che vengono accettate perché appartengono a una tradizione precedente a loro. Chi le impone può dire di averle subite a propria volta e proprio questa continuità diventa una delle questioni più interessanti che vengono affrontate. Anche gli adulti sono coinvolti in questa contraddizione. Il comandante Achille Giordano di Massimiliano Gallo rappresenta un’istituzione della quale conosce perfettamente regole e valori, mentre l’arrivo dell’insegnante interpretata da Cristiana Capotondi introduce uno sguardo esterno, meno disposto ad accettarne automaticamente le logiche. Irene Maiorino interpreta invece un personaggio che prova a intervenire dall’interno del sistema, rendendo più interessante il confronto tra chi pensa che il Minerva debba cambiare e chi teme che, cambiandolo troppo, perda la propria identità.
Un teen drama che conosce fin troppo bene le sue regole

Il problema della serie è che non tutti i suoi elementi vengono sviluppati con la medesima efficacia. Accanto alle questioni più interessanti, Minerva – La scuola ricorre spesso a dinamiche molto riconoscibili: rivalità, attrazioni proibite, differenze sociali, conflitti familiari e segreti. Sono elementi perfettamente coerenti con il genere, ma in alcuni momenti danno l’impressione che la serie abbia paura di allontanarsi troppo da una formula già così ben collaudata.
Il mistero sulla scomparsa di Francesco serve a tenere insieme gli otto episodi e soprattutto a portare Salvo sempre più a fondo nelle zone d’ombra della scuola. È un buon motore narrativo, anche perché permette di collegare una vicenda personale a problemi molto più grandi. Non sempre, però, la componente mystery è sottile quanto dovrebbe: alcuni sospetti vengono costruiti in maniera piuttosto evidente e il racconto tende a rimandare determinate risposte per mantenere alta la tensione.
Anche i personaggi risentono a volte di questa impostazione: i tre protagonisti partono da archetipi fin troppo chiari e la serie impiega un po’ di tempo prima di renderli qualcosa di più della ragazza ribelle, del figlio modello e del ragazzo arrivato dalla periferia con un segreto. Il giovane cast riesce comunque a dare spontaneità alle relazioni, soprattutto quando la sceneggiatura smette di ricordarci quale ruolo debba rappresentare ciascuno e lascia semplicemente che i ragazzi si comportino come tali.
Il difficile equilibrio tra identità e appartenenza

Alla fine, la domanda più interessante di Minerva – La scuola non riguarda Francesco, ma gli studenti che continuano a vivere dentro quelle mura. Quanto bisogna cambiare per appartenere a un gruppo? E soprattutto, quando adattarsi alle regole smette di significare crescere e comincia a significare rinunciare a una parte di sé?
È qui che la scelta del liceo militare trova il suo vero significato: l’adolescenza è il momento in cui si cerca una propria identità, mentre il Minerva chiede ai suoi studenti di indossare la stessa divisa, rispettare la stessa gerarchia e imparare a pensarsi come parte di un corpo collettivo. La tensione tra queste due esigenze attraversa i personaggi più del mistero e delle storie sentimentali, rappresentando così la parte più riuscita della serie.
Cosa ne pensiamo in sintesi
Minerva - La scuola trova nel liceo militare un'ambientazione capace di dare nuova forza a dinamiche tipiche del teen drama. Il confronto tra disciplina e libertà, appartenenza e cameratismo è la parte più interessante, mentre il mystery e alcune dinamiche adolescenziali seguono strade più prevedibili. Una serie con buone intuizioni, che non sempre riesce però a svilupparle fino in fondo.
Pro
- L'ambientazione militare dà personalità al classico teen drama.
- Il tema del confine tra disciplina, appartenenza e abuso è ben scelto e attuale.
- Il giovane cast funziona soprattutto nelle dinamiche di gruppo.
Contro
- Diverse dinamiche adolescenziali risultano già viste e riviste.
- Il mystery sulla scomparsa di Francesco è meno interessante del conflitto interno alla scuola.
- Alcuni temi vengono introdotti con ambizione ma affrontati in modo troppo superficiale.
-
Voto CinemaSerieTV
