La chiusura improvvisa di Striscia la Notizia ha lasciato orfani decine di volti televisivi che per anni hanno calcato i palcoscenici del tg satirico di Antonio Ricci. Nessuna comunicazione ufficiale, nessun preavviso: semplicemente luci spente, telecamere oscurate e studi chiusi. Per chi aveva costruito carriera e identità professionale attorno al programma, è iniziata una corsa contro il tempo per non sparire dai radar. Perché in televisione, si sa, l’oblio è peggio del flop.
Il caso più emblematico è quello di Jimmy Ghione, passato dalla caccia ai furbi alla caccia ai voti. L’ex inviato ha trovato rifugio a Ballando con le stelle, trasformandosi da investigatore a concorrente di un talent show. Il cambio di ruolo non potrebbe essere più radicale: chi per anni ha smascherato truffe e irregolarità ora deve conquistare il pubblico con passi di danza e sorrisi di circostanza. Ma Ghione ha imparato la lezione fondamentale dei reality: resistere il più possibile significa restare sotto i riflettori e, di conseguenza, mantenere attivo il conto in banca.
La strategia non si limita al sabato sera di Rai1. Il suo profilo Instagram, con 120mila follower, è diventato un prolungamento del palcoscenico televisivo. Qui Ghione non subisce passivamente i giudizi della giuria, ma si vendica distribuendo a sua volta voti e critiche. Il risentimento diventa contenuto, la polemica una strategia di engagement, il rosicamento si trasforma in algoritmo. È la nuova televisione: frammentata, tascabile, sempre accesa.
Moreno Morello ha scelto una strada simile, approdando al Grande Fratello. L’uomo che a Striscia denunciava millantatori e sedicenti guaritori ha mantenuto intatto il piglio del moralizzatore, trasportando il repertorio del fustigatore dei costumi anche nella casa più spiata d’Italia. Il risultato è stato un concorrente divisivo, calamita per le nomination, protagonista di litigi memorabili come quello con Guendalina Tavassi. Si è impegnato talmente tanto nel ruolo del censore che ha ottenuto l’effetto opposto: mentre cercava disperatamente di restare, è stato sfrattato proprio dal programma che avrebbe dovuto rilanciarlo.
Valerio Staffelli, il volto forse più iconico di Striscia grazie al Tapiro d’Oro, ha perso il ruolo di tapiroforo ufficiale e ha dovuto reinventarsi. Niente più agguati ai vip in difficoltà, niente più consegne ironiche davanti alle telecamere. Si è ricollocato su Instagram dove ha avviato una crociata personale contro le truffe digitali. Con grafica da fumetto, maglietta griffata con lo slogan “Lo Staffo è sempre all’erta” e un piglio da boomer preoccupato, mette in guardia i follower contro ogni tipo di raggiro: mail truffaldine, multe false, acquisti non richiesti, noleggi fantasma. Da incubo dei personaggi famosi si è convertito in poliziotto digitale del web.
Anche Luca Abete ha traslocato dalla televisione al telefonino, continuando a pizzicare i furbetti su Instagram. Denuncia chi viaggia in tre sul motorino senza casco, chi abbandona materassi per strada, chi infrange le regole del vivere civile. Ma non si è limitato a questo: ha proseguito e intensificato il suo impegno nel mondo universitario e sociale con il tour motivazionale NonCiFermaNessuno, incontrando studenti in tutta Italia per invitarli a trasformare paure, fragilità e insuccessi in occasioni di crescita. Ora, tra gli esempi di resilienza che può raccontare, c’è anche la sua storia personale.
Vittorio Brumotti ha invece compiuto una metamorfosi ancora più radicale. A giugno ha preso la sua inseparabile bici e l’ha simbolicamente legata alla gamba del cavallo di viale Mazzini, sede Rai. Da giustiziere per Striscia nelle piazze di spaccio si è riciclato narratore delle bellezze turistiche d’Italia. Dalla denuncia alla cartolina, da paladino a postino: un passaggio che ben si sposa con la narrazione sovranista e identitaria di quella che qualcuno ha ribattezzato TeleMeloni. Una sorta di ufficio del turismo italiano e del collocamento personale insieme.
A piedi, almeno per ora, è rimasto Pinuccio, alias Alessio Giannone, che a Striscia si occupava di sprechi della pubblica amministrazione, concorsi truccati e malasanità. Il suo filone più celebre, Rai Scoglio 24, aveva trasformato le storture del servizio pubblico in un tormentone satirico amato dal pubblico. Dopo una breve parentesi a La7, anche per lui resta soprattutto Instagram, la nuova televisione tascabile dove chiunque può aprire una finestra sul mondo. A patto di riuscire a convincere qualcuno a guardarla.
Il giustiziere diventa concorrente, il censore inquilino, il tapiroforo influencer, l’inviato operatore turistico. Cambiano i fondali, restano le pose. È la più grande operazione di ricollocamento televisivo dai tempi della cassa integrazione alla Fiat negli anni Ottanta. Dal contratto a tempo quasi indeterminato alle prestazioni occasionali, dalla rendita di posizione alla precarietà digitale. Tutti aspettano una telecamera in fondo al tunnel, sperando che non sia solo quella del proprio smartphone.
