Christopher Lloyd, l’attore 88enne diventato celebre in tutto il mondo per aver interpretato l’eccentrico scienziato Doc Brown nella saga di Ritorno al Futuro, ripercorre la sua vita e la sua carriera nel libro autobiografico In My Own Time, appena uscito. Tra le pagine più intime del memoir, l’attore racconta anche il periodo in cui sviluppò una dipendenza da droghe e alcol, mentre lavorava a Los Angeles alla serie televisiva Taxi, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80.
“Cocaina, alcol e marijuana erano diventati una parte importante della mia vita, in modo serio”, scrive Lloyd nel libro. L’attore ricorda in particolare una serata trascorsa in un comedy club, quando una donna gli offrì di provare la cocaina. Non l’aveva mai assunta prima, ma bastarono un paio di strisce per farlo entrare in quel mondo: “È bastato quello”.
La situazione peggiorò dopo la cancellazione di Taxi. In seguito a una lite con la fidanzata, Lloyd racconta di essersi ritrovato ubriaco e sotto l’effetto delle droghe, sanguinante dopo aver preso a pugni alcune finestre. L’attore venne ricoverato al Cedars-Sinai di Los Angeles il giorno successivo alla morte della co-star di Taxi Andy Kaufman, avvenuta nello stesso ospedale a maggio 1984. Tra l’altro Kaufman morì di cancro ai polmoni a soli 35 anni, ma essendo un comico la gente inizialmente pensò che avesse finto la sua morte per scherzo.
La dipendenza ebbe conseguenze anche sul lavoro. Durante le riprese di Ritorno al Futuro III, lo sceneggiatore Bob Gale lo prese da parte per rimproverarlo perché si presentava sul set ubriaco. Un episodio che testimonia quanto il problema fosse arrivato a interferire con la sua carriera.
Negli anni successivi, Lloyd cercò di uscire da quella spirale affidandosi a uno psicologo, entrando in riabilitazione e partecipando a incontri dei gruppi di recupero in dodici passi. Un percorso difficile, che gli permise infine di raggiungere la sobrietà. Come racconta nel memoir, riuscì a smettere di bere e assumere droghe “per quella che si è rivelata essere l’ultima volta”.

Nel libro, l’attore racconta anche un retroscena sorprendente legato al ruolo che avrebbe segnato per sempre la sua carriera. Negli anni Ottanta, Lloyd stava attraversando un periodo di incertezza professionale e temeva che la sua carriera cinematografica fosse ormai in declino. Stava persino valutando di tornare a New York per dedicarsi nuovamente al teatro, quando il suo agente gli inviò la sceneggiatura di Ritorno al Futuro.
La prima reazione non fu particolarmente entusiasta. “L’ho letta un po’ di sfuggita e l’ho gettata nel cestino“, confessa l’attore. Un amico gli fece notare quanto quel gesto fosse “straordinariamente arrogante”. Lloyd decise così di recuperare il copione, una scelta che si sarebbe rivelata decisiva per la sua carriera e per la storia del cinema.
L’attore ottenne la parte del dottor Emmett Brown, personaggio diventato iconico grazie alla sua interpretazione accanto a Michael J. Fox, nei panni di Marty McFly. Tra gli altri attori che erano stati presi in considerazione per il ruolo figuravano John Lithgow, Jeff Goldblum, Gene Hackman e Donald Sutherland.
Christopher Lloyd ricorda anche alcuni momenti impegnativi della lavorazione del primo film. Tra questi, la celebre sequenza della torre dell’orologio, per la quale dovette affrontare la sua paura dell’altezza.
Un altro episodio significativo riguardò la sostituzione di Eric Stoltz con Michael J. Fox nel ruolo di Marty McFly. Dopo circa sei settimane di riprese, la produzione decise di cambiare interprete e Lloyd dovette tornare sul set per girare nuovamente alcune scene.
A proposito, sapete che anche Danny DeVito nello stesso periodo faceva uso di droghe? Lo ha raccontato lui stesso, parlando delle feste a base di cibo e cocaina alle quali partecipava.
